Il settecento

Lo sviluppo dell'abitato di Cammarata, nel corso del '700, dovette essere alquanto limitato. Il quartiere di S. Maria, che si cominciò a costruire verso la fine del '600, fu l'unico ad incrementarsi notevolmente. Gli altri, invece, si arricchirono di nuove case, occupando zone an- cora non costruite e giardini.« Era sorto nella seconda metà del secolo, in cima alla roccia, il Santuario di S. Maria. Esso si presentava isolato per il vasto giardino e la roccia scoscesa tutt'intorno. Gli abitanti, essendo il luogo distante e la strada disagevole, vi si recavano per le festività importanti, o in momenti di difficoltà familiare e di particolare calamità, in Penitenza.  In estate, poi, per la festa in onore della Madonna di Caccia pensieri, vi si portavano in pellegrinaggio. I più devoti, però, non mancavano di andarvi per ascoltare la Messa o per pregare ».

Il Caruso, parlando nei « Documenti per la storia di Cammarata » del paese, e numera sette quartieri: « Imbastia, la Citazza, Porta Guagliarda, Porta Soprana e Porticella, la Piazza, Gianguarna ».

Cesare Pasca, dopo aver distinto il paese in parte alta e bassa, aggiunge: « Dividesi pure in diversi piccoli quartieri: uno è .alla parte superiore della Rocca che si protrae sino alla metà della Rocca medesima, propriamente dove è là chiesa di S. Vito e chiamasi Imbastia. Altri luoghi prendono nome da talune porte non più esistenti come Porta Soprana, Porta Guagliarda, Porticella. Un altro quartiere giace al basso della rupe verso settentrione e chiamasi Gianguarna. Angusto e di tetro aspetto è quel luogo che chiamasi piazza ... Tre vie principali si partono da questo luogo: una inferiore che mena fuori paese, delle altre due, quella a mancina conduce al convento di S. Domenico, quella del lato diritto mena, alla torre; evvi in questa parte una strada detta della Carrozza perché giudicasi la via regia di quell'abitato e a stento tre o quattro uomini di fronte potrebbero muovere i passi; distendessi questa via per un breve tratto e ricurvandosi va a metter capo sino al monastero di Santa Domenica ».  Per condizione del sito e per costume della gente,i quartieri di Cammarata si presentavano separati l'uno dall'altro e spesso in contrasto tra loro. Gli abitanti di rado si avventuravano in altre zone del paese e per lo più durante la « stagione », poiché per le pioggie con tinue le vie diventavano torrenti. Era rado perfino che si recassero nel piano dí S. Giovanni a causa delle trazzere impraticabili e le strade disfatte dal fango. Il novello abitato, disteso sopra quel « suolo tutto pianeggiante », appariva più moderno e praticabile per  i nuovi edifici e le strade larghe e selciate di piccole pietre.   Esso sembrava un figlio rinnegato che discostatosi. Esso sembrava un figlio rinnegato che discostatosi dalla madre per un destino migliore, ne veniva ora vegliato.« Per lungo tempo, sino alla fine del '700, Cammarata aveva come difesa sette torri: quattro del ca stello e tre distribuite nei posti strategici: Torre Bruna o Rocca, Turazza, Torre Bastia. Si ricorda anche una Turretta. Le porte del paese erano: Guagliarda, S. Maria, Porticella e Soprana ».Come per Cammarata, così anche per S. Giovanni la crescita dell'abitato fu modesta.

L'incremento maggiore si registrò a valle del paese,  dove « si fabbricarono abitazioni fin quasi lo convento dei Cappuccini ».Si arricchì di edifici la zona attigua alla chiesa del Purgatorio e al palazzo degli Alessi, mentre si completò il quartiere sotto la madríce. Tantissime case grandi e piccole e « qualche palazzo, abitato da distinte persone »,  furono costruiti.Il corso Toledo si prolungò ancora e diverse strade « larghe e dritte si costituirono ». Nacquero le vie An-tonello e Vico, nonché il cortile Alfieri. A monte dell'abitato, il quartiere della « Terra Russa » si ampliò per tante « abitazioni modeste », e dovettero sorgere le vie Archimede, Buonarroti e Galluppi e, sopra la matrice, la « Strata vocata di Guarino ». Nel XVIII secolo « si menzionano sopra tutto i palazzi edificati dal barone-Pietro Bernardo in via Antonello ( Il palazzo Alessi di via Antonello (che oggi ospita la sede della Cassa Rurale ed Artigiana e il Municipio) dovette essere costruito, nel suo nucleo originario, nella seconda metà del '700. Esso, í primi decenni dell'800, venne ingrandito dal barone Francesco Maria (1777-1850) e assegnato ai figli. Tra gli altri fu abitato dall'arc. Dionisio Alessi. (Notizie fornite dal cav. Giuseppe Alessi).) e in largo Nazzareno (Il palazzo Alessi di largo Nazzareno dovette essere costruito dal barone Pietro Bernardo verso la fine del Settecento. Il prospetto principale si arricchisce di alcuni balconi e di un portale in pietra su cui è collocato lo stemma della famiglia. All'interno sí trovano alcune sale, decorate da pitture alla volta e arricchite da stucchi, e una cappelletta. Il palazzo, verso la fine del secolo XIX, venne ristrutturato e restaurato dal barone Francesco. Questi lo ingrandì con la costruzione, nel 1896, dell'ala ovest (lato corso Toledo), che assegnò al figlio Pietro, e con l'acquisto, nel 1920, dell'abitazione della fam. Carta (lato via Grecia). (Notizie fornite dal cav. Giuseppe Alessi).) e il casino creato presso il convento delli Cappuccini ».  Il Tirrito parla in maniera dettagliata di quest'ultimo, dicendo che « un principe di Paternò nel 1790 fondò un Casino sontuoso, estinto colla morte del fondatore ».  Esso era sorto nel fabbricato chiamato « il palazzo » e costruito per opera dell'abate Antonino Castiglione i primi anni del '600. Se, nel corso del '700, l'abitato dei due comuni segnò un incremento limitato, la popolazione fece registrare una diminuzione consistente a Cammarata e un leggero aumento a S. Giovanni. Infatti gli abitanti della prima, che nel 1713 erano 7645, si ridussero sensibilmente fino a raggiungere nel 1797 il numero di 5123; mentre quelli del secondo, da 3011, nel 1728, aumentarono a 3123 ne11831.Le continue crisi agricole e i lunghi periodi dí siccità giustificano la stabilità del « novello comune », ma non ci chiariscono il preoccupante calo della popolazione cammaratese.Per la prima volta nella sua storia, Cammarata registra una imponente emigrazione verso altri luoghi. Fra le cause, non ultima è da considerare la difficoltà sempre maggiore degli abitanti di poter costruire una nuova abitazione in quel « sito tutto accidentato », dove sorgeva il paese.

Cammarata e San Giovanni Gemini 

Dal 700 ad 'oggi

[FONTE: LIBRO CAMMARATA SAN GIOVANNI GEMINI I COMUNI DELLA MONTAGNA-SALVATORE PANEPINTO]

L'ottocento

l depauperamento demografico, registratosi nei nostri due comuni nel secolo XVIII, si accentuò nel corso dell'800 per il diffondersi del « cholera morbus » nel 1837 e nel 1854-1855, anche se in maniera meno grave a S. Giovanni dove il numero dei morti fu contenuto. La popolazione di Cammarata, infatti, si ridusse da

5123 unità nel 1797, a 5037 nel 1852 e 4210 nel 1861; quella sangiovannese si stabilizzò, registrando 3123

nel 1831, 3131 nel 1852 e 3219 nel 1861. Soltanto negli ultimi decenni si registrò un aumento notevole degli abitanti, anche se in modo più consistente a Cammarata.La popolazione cammaratese si accrebbe fino a 6210 unità nel 1881 e 6541 nel 1901; quella di S. Giovanni passò negli stessi censimenti a 3752 e a 4238.A Cammarata, all'incremento degli abitanti non corrispose però una adeguata crescita dell'abitato, perché moltissime abitazioni deserte vennero riabitate e diverse zone ripopolate.Il paese si sviluppò soltanto nella parte alta, dove si espanse per la costruzione di nuove case il quartiere di Santa Maria.

« Le ultime case, in alto, seguitavano ad arrampicarsi su quella roccia erta e a tratti scoscesa; e al con tempo si appoggiavano l'una all'atra per sostenersi. Non di rado, non trovando sito migliore, esse si innalzavano su massi quasi a strapiombo, o lungo le fenditure, che in inverno per le piogge abbondanti diventavan torren- telli ». Il Pasca ci dà questa descrizione di Cammarata nei primi decenni del secolo XIX: « Cammarata può distinguersi in parte alta, dove gli abitanti sono nel maggior numero mugnai, ed in parte bassa dove gli edifici sono assai più moderni ed abitano quivi le più distinte persone; dividessi pure in diversi piccoli quartieri.

La piazza è un breve recinto a piano inclinato e irregolare, evvi una fonte, o per meglio dire un abbeveratoio, dove vanno le fanticelle ad attingere acqua e gli animali a dissetarsi ed è poi il suolo mal custodito e di eccedente acclività ». Il De Gregorio scrive che, ancora alla fine dell'Ottocento, « Cammarata era divisa in quartieri non solo per comodità di denominazione, ma per necessità perché tra l'uno e l'altro c'erano delle divisioni oppure ostacoli naturali che rendevano poco agevoli le comunicazioni, specialmente nei giorni invernali e di pioggia, quando i vari "lavinara" ingrossavano divenendo dei piccoli torrenti intransitabili. Costituivano anche un ostacolo naturale non solo i dirupi e i bastioni, ma anche i vari "giardini" privati o di case religiose che, a volte, come quelli dei conventi e monasteri, avevano estensioni notevoli ed erano circondati da mura ». Barone e Giarratana sembrano trovarsi d'accordo con l'affermazione sopra riportata sull'abitato di Cammarata, indicando che gli ultimi anni del XIX secolo il paese si era incrementato con il quartiere di S. Maria, che  appare compatto con l'altro dell'Imbastia. Al contrario di Cammarata, il modesto aumento della popolazione di S. Giovanni ebbe come riscontro una notevole espansione edilizia. L'abitato si estese in eguali misura sia nella parte bassa che nella alta. Principiarono  a formarsi i nuovi quartieri del « Puzzu Cumuni » (Pozzo Comune) e di piazza. Bevaio. Il primo si sviluppò neí pressi del giardino del convento dei Cappuccini, con strade larghe e parallele tra loro, il secondo quartiere si creò « 'ncapu u iardinu di Pairò», attorno ad un abbeveratorio che ivi si trovava, su un'area piana e « in leggero declivio al contempo ».

Si completò, inoltre, il quartiere di « 'Ncapu u Ponti » nella parte più alta e piuttosto accidentata della costa, a causa della quale « la via centrale, denominata anch'essa corso Toledo, diventava ripida e tortuosa ».Non sono da trascurare le numerose abitazioni, « misere case per lo più e pagliere », costruite lungo il corso del torrente Conceria che, « ricco di pietre e fango, sembrava disgiungere il paese dall'erta costa che da esso sa liva.   Verso il 1880 « il Paese si estendeva ad est sino alla via Nuova, a sud sino alla via Nazario Sauro, ad ovest sino alla via Siberia ». L'abitato di S. Giovanni, che si presentava compatto, era diviso dalle due vie principali, il largo Nazareno e il corso Toledo, che ne costituivano gli assi, in quattro quartieri o zone. Di essi quello che si trovava a nord, verso il convento dei Cappuccini, era il più esteso   Il paese per l'amenità del luogo e lo sviluppo regolare venne descritto da diversi studiosi che nel corso del '700 e dell"800 lo visitarono.  « S. Giovanni — scrive il Pasca -- è tutto pianeggiante. Un'ampia via selciata di piccole pietre lo divide nel mezzo e da essa si diramano delle stradelle che dividono l'abitato in tanti piccoli scompartimenti. Molte furono le opere realizzate e le iniziative sociali e culturali promosse nel corso dell’Ottocento.

Nel 1818, lungo la via Socrate, fu edificata la cappella dell’Ecce Homo per iniziativa dei padri liguorini nel 1882, durante l’Amministrazione guidata da Girolamo Alessi, venne inaugurato il cimitero( Nel 1862 le Amministrazioni Comunali di Cammarata e S. Giovanni pensarono di creare per i cari defunti un luogo idoneo e lontano dai centri abitati. Dopo anni di discussioni, si redasse il progetto e si scelse il luogo nella terra del sig. Antonino Alessi. Fu inaugurato nel 1882 dai sindaci Girolamo Coffari e Girolamo Alessi.) e, nel 1891, ai quattro canti, per volontà del sindaco Francesco Carta , fu costruita un’artistica fonte in luogo di una più misera (Nel 1891, ai quattro canti (a li quattru cantuneri), addossata alla casa della famiglia Carta (oggi fam. Li Gregní), venne costruita una artistica fontana in pietra squadrata e artisticamente intagliata. «Essa, —ricorda il prof. Philippone — a base trapezoidale, poggiava  su un piano rettangolare a cui accedeva attraverso degli scalini laterali. La fontana mostrava ai tre lati altrettanti archi, di cui il centrale chiuso da una porta in ferro e i laterali occupati da nicchie. Queste contenevano i rubinetti (canala) per l'acqua e delle conchiglie (baci li) in pietra.In alto, le tre facciate venivano chiuse da una cornice, su cui poggiava una semipiramide tronca con in cima lo stemma di San Giovanni (già della famiglia Brancif orti) ». La fontana venne distrutta nel 1938 — durante i lavori di rifacimento della condotta idrica e fognante lungo il corso F. Crispi perchè, ricordano gli anziani, in piazza c'era sempre fango ella chiazza c'era sempri sintina).

Inoltre, alla fine del quarto decennio, in onore di Gesù Nazareno, si diffuse la tradizione del carro trionfale per opera del maestro Alessandro Petyx, nel 1878 al paese fu riconosciuta l’attuale denominazione di San Giovanni Gemini su proposta dell’avvocato Giuseppe Guarino (Dalle origini e fino al 1860 il nostro comune veniva indicato con l'appellativo di S. Giovanni. Questa denominazione, dopo l'unità d'Italia, per impedire complicate omonimie con altre cittadine con il medesimo nome, fu cambiata in S. Giovanni di Cammarata.

Dal 3 dicembre 1877, per iniziativa del sac. don Giuseppe Forestieri, il paese si chiamò S. Giovanni Monte Gemini e dal 26 giugno1878, su proposta dell'assessore avvocato Giuseppe Guarino, ebbe riconosciuta l'attuale denominazione di S. Giovanni Gemini.) bel 1894 sorse l’orfanotrofio per merito di don Liborio e donna Vincenza Alessi (Il 6 gennaio 1894 -- riporta p. La Pilusa — in S. Giovanni sorgeva rigoglioso e grande un edificio di cristiana beneficenza. Artefici furono D. Liborjo e D. Vincenza Alessi, che colla loro magnanima nobiltà di cuore stabilirono che i loro beni fossero impiegati a sollievo dell'è sventurate orfanelle... e delle più bisognose del nostro paese) e nel 1897 venne fondata la cassa rurale ed artigiana per inizativa dell’Architetto Giuseppe Forestieri (Nel 1897 vennero fondate la Cassa Rurale « S. Vito » a Cammarata (il 23 gennaio), per merito dei sac. Raffaele e Giuseppe Cacciato, e  la Cassa Rurale ed Artigiana a San Giovanni Gemini (il 30 dicembre), per iniziativa dell'arc. Giuseppe Forestieri.)

Dal 1900 al 1950

De Gregorio, infatti nella tesi di laurea « Problemi del territorio di Cammarata connessi alla storia della contea » scrivono: « Il quartiere della Gianguarna, quasi certamente il più antico..., rientra nella sfera di influenza della chiesa dell'Annunziata (« Anticamente la chiesa era dedicata alla Madonna degli Infermi, ma, già prima della visita del 1540, è chiamata dell'Annunziata. Aveva un campanile a vela con' due campane; per iniziativa del rettore sac. Salvatore. Pollina, dal 1947 al 1949, fu costruito un nuovo campanile su cui poi venne collocato un orologio ». La chiesa, oggi, è preceduta da un atrio con arco ogivale e possiede il Crocifisso (del sec. XVII), il gruppo ligneo secentesco dell'Annunziata, la tela della Maddalena forse del Reni e un quadro di Fra Fedele da S. Biagio.,) e dello annesso convento di cui sono ancora visibili le mura perimetrali ».

Poi indicano in una tavola, dove viene ricostruito lo sviluppo urbanistico di Cammarata, come secondo nucleo abitativo, il quartiere a valle dell'antica « Strata della Carrozza » e compreso tra la piazza, il castello e la matrice. Tra le ipotesi sopra riportate e in parte contrastanti, riteniamo più attendibili quelle espresse da mons. Domenico De Gregorio, sia per la serietà di chi le avanza e sia perché appaiono le più verosimili. Infatti noi siamo propensi a credere che il nucleo primitivo del paese sia sorto attorno alla « piazza », anche se, come attestano alcuni ruderi, un casale più antico e fortificato doveva trovarsi più a monte. Il quartiere di Gianguarna, sebbene antico, dovette crearsi in seguito, probabilmente in periodo arabo, perché, come èstato sopra riportato, nel luogo dove sorge la chiesa di S. Giacomo un tempo si trovava forse una moschea. Infatti la zona era chiamata, con nome di origine araba, « rabbato » o « rabbatello ».Cammarata ebbe '',0k ai tempi di Lucia, e soprattutto negli anni immediatamente seguenti,... un incremento di popolazione causato da molti fattori, come le lotte contro i Musulmani attorno al 1250 — quando i numerosi casali arabi dell'agro cammaratese si spopolarono —, l'attrattiva di una posizione strategica così forte come la roccia su cui fu edificato il paese, la sicurezza garantita dalla potenza di Lucia e del successore Adamo, attorno al loro castello fortificato, fenomeno comune a tanti altri paesi della Sicilia, le comodità offerte da una convivenza numerosa di cittadini e, possiamo anche aggiungere, la necessità di trovare un posto arieggiato e lontano dai luoghi malarici e franosi che il disboscamento di vaste zone cominciava a rendere pericolosi ».Questa ipotesi è avvalorata da Edrisi, il quale ne « Il libro di Re Ruggero » così descrive Cammarata durante il dominio di Lucia: « Qammaratah, casale grosso, ha territorio di estesi confini, con molti campi da seminare, ha un castello di alto sito, forte e difendevole, orti e giardini e frutta in abbondanza ».

In questa sezione abbiamo raccolto altri dettagli sulla storia di Cammarata tratti dal libro paesi di Sicilia dell'Istituto bibliografico siciliano, stampato il 15 maggio del 1965.Speriamo di aver fatto cosa gradita.
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Dal 1950 ad oggi

Negli ultimi quaranta anni, al contrario di quanto si era notato nella prima parte del secolo, si è registrato uno sviluppo edilizio consistente a Cammarata ed eccezionale a San Giovanni Gemini.

L'esigenza di migliori condizioni di vita e la mancanza di alloggi resero necessaria la costruzione di abitazioni nuove e più confortevoli. La crescita urbanistica per entrambi i comuni, può dividersi in tre periodi: 1951-1968, 1969-1982 e 1983-1990 per Cammarata; 1951-1962, 1963-1980 e 1981-1990 per San Giovanni Gemini. Nel primo periodo si registrò un incremento modesto e caratterizzato in prevalenza dalle costruzioni di edilizia popolare e dalle modeste abitazioni unifamiliari; nel secondo, è avvenuto il massimo sviluppo in aree non sempre adatte, « per il ripido pendio o l'instabilità della costa », e nel rispetto delle norme antisismiche; nel terzo, si sviluppò un'edilizia, in maggior parte privilegiata, costituita da edifici plurifamiliari (o unifamiliari con terreno di pertinenza) o da villette. Neí primi anni Cinquanta, « a valle dell'abitato di Cammarata, il gruppo di case sonnacchioso chiamato Gianguarna sembrava svegliarsi come da un torpore invernale. E qualche nuova, sparuta abitazione, cominciava a formarsi lungo lo"stradone". Il piano della Lupa, verde di orti e di vigneti, così si imbiancava di costruzioni, per lo più grigie, per il popolo ». Intanto, un nuovo quartiere si sviluppava « in alto, sopra il paese antico e dietro il convento di S. Maria, dove i fianchi della Montagna sembrano distendersi e formare una terra ora piana, ora in declivio. Un luogo ameno, anche se esposto ai venti. Prima sul piano le costruzioni dello Stato, bigie e odorose di muffa, poi tutt'intorno le case degli emigrati e degli agricoltori costruite col sudore della fronte. Infine sulla terra in pendio le abitazioni di operai e artigiani, più nuove e ben fatte queste ultime, anche se alcune ancora in costruzione ». In quegli anni « molte case principiarono a fabbricarsi sulla ripida costa, distante dall'abitato e nominata "Terra Rossa", e, più in basso, presso il diroccato convento di S. Agostino ». Verso la fine degli anni Sessanta, l'Amministrazione Comunale, guidata dal dr. Salvatore Mirabile per offrire alla popolazione la possibilità di costruirsi una abitazione,   incluse nel Piano di Fabbricazione vaste aree edificabili, a valle (Lupa) e a monte del centro storico (Terra Rossa e S. Giuseppe), in zone non sempre idonee per le caratteristiche orografiche allo sviluppo urbano.

  « Le espansioni edilizie si sono verificate con caratteristiche di intensità urbana tradizionale, ma senza il rigore organizzativo del centro storico e... senza la ricerca di un rapporto con il sito e con gli altri edifici, caratteri che valgono tanto per gli interventi di edilizia pubblica che per quelli privati e che si sono andati accentuando negli ultimi anni, anche in relazione a fatti di abusivismo che, seppur non particolarmente estesi, tuttavia hanno avuto effetti fortemente negativi ». « E' interessante annotare che in quella terra, chiamata "Terra Rossa", si è registrato un fenomeno raro, unico forse. Proprio là, i due paesi si congiungono, come a formarne uno solo, con costruzioni uguali per lo più incomplete, o dal "povero aspetto". Ivi, su terreni in pendio, irti e a terrazze, esse si ammassavano a volte alla rinfusa e senza ordinamento.Una strada, non più larga di altre, incide dritta la costa e sale al monte contornata di case ai due lati e lungo il confine dei territori». Altro tipo di espansione edilizia si è registrato nello ultimo decennio lungo il torrente Turibolo, al centro del paese, e nelle zone più alte del versante est della Montagna: S. Lucia e Balatelle.«In quel tratto della costa poco roccioso, dove un tempo si ergeva il convento di S. Agostino, è sorta cogli anni un'edilizia, per così dire, privilegiata.

Molti sono gli edifici vasti ed elevati, come pure le abitazioni belle 'e lussose, costruiti da impiegati dello Stato, professionisti e impresari, i più ricchi insomma, alcuni dei quali parassiti della politica. Il luogo non è sempre agevole, spesso molto tormentato con strade a terrazza e strapiombi ». A monte del paese, « in una conca amena e un sito d'alberi ricco », si è diffusa la « costruzione di case unifamiliari, con terreno relativamente ampio, utilizzate come residenze stagionali sia da Cammaratesi che da forestieri attratti dalla bellezza dei luoghi e dalle favorevoli condizioni » (Negli ultimi 40 anni molti sono stati i problemi risolti, le attrezzature civili create, le strade e le piazze realizzate che hanno rinnovato Cammarata.Sono stati effettuati l'ammodernamento e il rifacimento di buona parte' dell'illuminazione pubblica, della rete idrica e fognante. Sona stati costruiti edifici per un asilo nido (zona Lupa - 1984 -1990), per una scuola materna (zona S. Lucia - 1978 - 1983), per due scuole elementari (Plesso Centrale - zona S. Domenica - 1955 -1958; Plesso S. Lucia - 1978 - 1983 - ospita l'ospedale), per la scuola media (largo dei Pini - 1967 - 1970), per la palestra coperta attigua alla scuola media (largo dei Pini - 1971 - 1975), per il salone parrocchiale (via Panepinto 1984), per la caserma deí Carabinieri (zona S. Giuseppe - 1982 - 1983); è stato creato un complesso di impianti sportivi (un campo di calcio, uno di tennis, uno  di pallacanestro - zona Salaci - 1972 - 1973 e completato 1986 - 1987); sono stati ristrutturati il lato sud del convento di S. Maria di Gesù (via M. SS. Cacciapensieri - 1958 - 1961 ospita l'IPSIA), il lato est della casa comunale (via Roma - 1980), l'edificio dello ex ospedale (via L. Longo - 1984 - 1985) e í locali dell'ex caserma dei Carabinieri (piazza F. Crispi --1987 - 1988 - ospita il Liceo Scientifico); sono 'state realizzate le piazze Marrelli (1952 - 1953) e S. Maria (1953 - 1954) e le vie Matteotti (1954 - 1956 e 1961 - 1962 - ripavimentata 1989), Maria SS. di Cacciapensieri (1953 - 1954 - completato 1958), S. Giuseppe (1964 - 1965), dei Mille (1966 - completato (1976 - 1977), Bonfiglio (1971 - 1972), Padre G. Carust  (1973 - 1794), la circonvallazione Sud 1968 - 1970, 1974 - 1975,1989 - 1990), la strada dí collegamento piazza S. Biagio-Circonvallazione Sud (1985) sono stati costruiti i serbatoi -idrici di contrada Casazza (1954), S. Michele 1964) e Serracanale (1984); è stato apliato il cimitero (1981). (Dati forniti dall'ufficio tecnico comunale di Cammarata).) del clima.

A S. Giovanni Gemini, dopo la seconda guerra mondiale, l'Amministrazione Comunale, retta da Nicola Maria Alessi, per rispondere alle esigenze degli abitanti, liberò vaste aree edificabili sulla « costa in pendio, in parte franosa, lungo il corso Umberto I e sul piano, a valle del paese, chiamato "Puzzu Cumuni" ». « Nel suddetto piano, fino alla metà di questo secolo, esisteva una fonte dove le donne attingevano l'acqua e i contadini si dissetavano con le loro bestie a! ritorno dalla campagna. Era una terra quasi piatta, e l'abbondanza d'acqua, gli orti, i canneti, gli alberi da frutta e i vigneti la rendevano ricca e verdeggiante. Attorno ad essa, le case cominciavano a mettere radici e a crescere, come un male incurabile. Prima piccole e graziose, poi sempre più grandi. I primi anni Cinquanta si iniziò a fabbricare sulla "costa" che nel piano si raccoglieva. Case in gran parte modeste, una accanto all'altra, in lunghe file, fino al suo culmine. Case povere dentro, per lo più, ma ricche di vagiti e di pianti di bambini e della gioia che loro possono dare. Molte di esse, abitate, alcune, vuote, spesso per anni, fino al momento del ritorno, altre, abbandonate per sempre. Qualche anno dopo, un gruppo di edifici per il popolo principiarono a svilupparsi nel piano del Sacramento, indicato così per una chiesetta agreste che ivi si trovava ».In seguito allo sviluppo edilizio della zona sud-est del paese, nel 1961, lungo il corso Umberto I, sorse la chiesa della Madonna di Fatima, (La chiesa sorse nell'ottobre del 1961 per iniziativa del sac. don Vincenzo Chimento, il quale ottenne dalla società S.P.E.S. un locale lungo il corso Umberto I, che con l'aiuto di alcuni fedeli ripulì e imbiancò. Fu eretta parrocchia il 21 - 11 - 1962. La chiesa attuale venne edificata tra il 1971 e il 1978, per interessamento del p. V. Chimento e del sindaco del tempo dott. Illuminato Filippone. (Notizie storiche sulla Madonna di Fatima conservate dal sac. don Vincenzo Chimento) Essa, nel 1988,- si arricchì di un campanile e di una croce di ferro.

«La chiesa della Madonna di Fatima — sostiene il prof. G. Filippone — si caratterizza per' la pianta centrica e il tetto a capanna. Il prospetto si =arricchisce di tre -archi, inscritti in un arco centrale, e di finestre in forma simmetrica tra loro. La chiesa, per quanto dalla linea moderna, si ispira all'arte bizantina) per iniziativa del sac. don Vincenzo Chimento. Nel 1963, mentre si lavorava per edificare le aree indicate, l'Amministrazione Comunale, guídata dal dott. Illuminato Filippone, con un nuovo piano di fabbricazione determinò nuove direttrici di spansione a sud, ad ovest e ad est dell'abitato. In breve tempo l'edilizia divenne la fonte della economia del paese e l'attività più facile e redditizia. Si avviò uno sviluppo edilizio imponente, che consentì enormi speculazioni a muratori e impresari improvisati e a proprietari di terreni, che contribuì al proliferare di imprese e cooperative e- a migliorare le condizioni di manovali e operai.

« Nel piano del Sacramento, alle prime seguirono il tempo, tutt'intorno, molte altre costruzioni e due vani edifici civili: uno, per la scuola media, l'altro, per il municipio, adattato, poi, per asilo e abbandonato in arte.Il quartiere ebbe un incremento consistente e si spanse, in seguito, in leggero declivio, a valle, verso il Piano dei morti" ».  Era un luogo, quest'ultimo, indicato sempre con timore e assai poco frequentato per il ricordo o la tradizione che se ne conservava.Un tempo, a causa di frequenti epidemie, vi veniano sepolti numerosi cadaveri, non essendo bastevole o spazio nelle chiese e non trovandosi un luogo più adatto.  A monte del paese, intanto, le case nascevano come funghi nelle zone ripide e franose chiamate « Centrale », Albiso » e « Terra Rossa ».Quest'ultima era una terra di color rossastro, erta, osta spesso a terrazze, adatta più alla crescita di un bosco che ad un abitato Là,si sviluppò, in pochi anni, un'espansione di case ragguardevole. Senza un controllo attento di chi preposto a vigilare, sorsero a volte, una sull'altra, costruzioni di diversa grandezza.

A quelle primitive per il Popolo, si aggiunsero in seguito la case degli emigrati, operai e agricoltori. Molte di esse incomplete perché in economia.Ivi la gente consuma la sua vita grigia, più delle case, e ricca dí nulla tranne gli affetti. « Ad est, lungo il corso Crispi, sorse un'edilizia ricca,con edifici alti e abitazioni lussuose, in gran parte.  La terra non è piana, ma in declivio, e le strade  non sempre curate, anche se meglio tenute delle altre del paese. E' il quartiere della nuova borghesia, gente superba e vanitosa, per lo più, che conduce la sua vita tra frivolezze ». Alla fine degli anni Settanta « lo sviluppo ediliziosi ridusse fin quasi a bloccarsi ». La struttura urbana aveva quadruplicato la propria espansione e trasformato i campi della periferia in una nuova cittadina sconosciuta, ricca di una selva di edifici non di rado a cinque o sei piani. A valle di essa, in c/da Pizzillo, negli anni 1977- 1978, era sorto il monumento al Pozzo di Gesù Nazareno. (Il monumento è sorto negli anni 1977 - 1978 in contrada Pizzillo e nel luogo in cui, secondo la tradizione, era stata trovata la statua  di Gesù Nazareno. Esso è stato realizzato in un terreno di proprietà del sig. Carmelo  Lana (offerto gratuitamente), per l'opera del Comitato per il monumento al Pozzo e per la generosità della popolazione di S. Giovanni Gemini e Cammarata.Il monumento, disegnato dagli architetti Angelo Lupo e Mario Valenti, è largo mt. 5,25, lungo mt. 6,50 e alto mt. 13,20. « La sua struttura è costruita in cemento armato a faccia vista e in unico blocco.)

«E fu la crisi per diversi anni; aggravata dalle lotte politiche e dall'assenza di fondi pubblici. La disoccupazione si elevò e i lavoratori edili ritornarono a soffrire. Prosperarono soltanto i servi della politica e i parassiti del Comune ».  Una lenta ripresa dell'economia si ebbe, dopo la metà degli anni Ottanta, per l'impegno dei sindaci (ins. Francesco Calarca, avv. Luigi Lo Scrudato e geom. Carmelo Lupo) e le sovvenzioni dello Stato in opere sociali. Intanto, però, due nuovi quartieri si erano formati in « quel tratto di costa verde d'alberi e vigne», nominato « Melaco », (In contrada « Melaco », lungo il corso F. Crispi, sta 'sorgendo la  chiesa di S. Giuseppe.  La costruzione, iniziata nel 1989, sta per essere completata nella  struttura e nella copertura. « La chiesa — larga mt. 40,80, lunga mt. 28 e alta mt. 17    è costituita da un ampio locale destinato ai fedeli (nave) e provvisto  di più finestre disposte simmetricamente su pareti curve; ai suoi lati figurano due angoli destinati ai confessionali. Al-centro della costruzione figura il presbiterio provvisto di altare di marmo, di sdile per celebrante, di tabernacolo ». (Sebastiano Rossitto): « Relazione tecnica allegata al progetto della chiesa "San Giuseppe",1980) ». •) e in « quella terra che sale irta al monte ed ha nome "Stretto" ». (Dal 1950 ad oggi 'tantissimi sono stati i problemi risolti, le opere sociali e le attrezzature sportive create, le strade- e le piazze realizzate che hanno mutato quati completamente l'aspetto di San Giovanni Gemini.Sono stati effettuati l'ammodernamento e il rifacimento di buona parte dell'illuminazione pubblica, della rete idrica e fognante.)

Lassù, « la verde cornice » di boschi, che cinge la « maestosa montagna di Cammarata, sembra entrare ed integrarsi nel tessuto edilizio dei due centri che vengono a formare un "sistema organico" squisitamente contrapposto ». (Dal 1950 ad oggi, alla straordinaria crescita urbnistica e alle nuove possibilità di lavoro non ha corrisposto un proporzionato incremento della popolazione in entrambi i comuni. L'emigrazione, massiccia negli anni 1956-1971 e moderata nel periodo 1972-1981, ha provocato una notevole diminuzione di abitanti a Cammaata e un considerevole aumento a S. Giovanni Gemini. Infatti la popolazionecammaratese dalle 8.981 unità nel 1951 si è ridotta a 8.377 nel 1961, a 6.950 nel 1971 e a 6.552 nel 1981, per incrementarsi fino a 7.032 nel 1989; mentre quella sangiovannese dalle 6.377 unità del 1951 è cresciuta a 7.752, a 7.777, a 8.197 e a 8.581 negli stessi anni.Si déve sottolineare che l'incremento demografico di San Giovanni Gemini, nel periodo sopra indicato e nonostante la consistente emigrazione, è stato dovuto alla sensibile immigrazione di cammaratesi che hanno trovato nel territorio del nuovo comune la possibilità di costruirsi una nuova abitazione.

 Sono stati costruiti edifici per un asilo nido (zona Terra Rossa - 1978 - 1985), per una scuola materna privata (zona Centrale - 1964 - 1965), per tre scuole elementari (Plesso don Bosco - via A. Musco - 1956 - 1961); Plesso Nuovo - zona Terra Rossa - 1965 -1966; Plesso don Bosco - zona Melaco 1982 - 1986), per la scuola media (zona Sacramento - 1872 - 1976 - completamento e palestra 1987 - 1988), per il poliambulatorio (via V. Veneto - 1959 - 1960 - completamento 1970), per la canonica (via Trento - 1967 - 1968),   per il Municipio (zona Sacramento - 1972 - 1977, ospita le classi della scuola materna e l'Ufficio di collocamento), per il nuovo oratorio (piazza A. De Gasperi - 1978), per il Centro Sociale (zona Melaco - 1989-1990); è stato ricostruito il lato sud del convento dei Cappuccini (1970 ha ospitato alcune classi della scuola materna); sono stati edificati le chiese della Madonna di Fatima, (zona Centrale -1971-1978) e di S. Giuseppe (zona Melaco - 1989-1990) e il monumento al Pozzo di Gesù Nazareno (1977-1978), sono stati creati il complesso di impianti sportivi (un campo di calcio, due di tennis, uno di pallavolo - zona Cimitero - 1974-1975), la palestra coperta attigua alla scuola media (zona Sacramento - 1987-1988) e la palestra coperta polifunzionale (zona Cimitero - 1980 - 1990); sono stati ristrutturati la casa comunale (via Roma - 1957 - 1958 e 1984 - 1985) e i locali dell'ex oratorio (corso F. Crispi - 1985) ed effettuati i restauri conservativi delle chiese della Madonna del Carmelo (1987-1989) e di S. Giovanni Battista (1987 - 1988); sono state realizzate le piazze Alcide De Gasperi (1955 - 1956), Michele Purrello (1956 - 1957), Martiri d'Ungheria (1965 - ripavimentata 1987 - 1988), Giuseppe Lauricella (1974-1975) mons. Angelo Lo Scrudato (1979); Indipendenza (1984) e le vie Dionisio Alessi (1952 - 1954); 1967 - 1968; 1984), Alba (1955 - 1956), Sacramento (1955), don Bosco (1958),Angelo Musco (1958 - completamento 1987), Conceria (1966),Francesco Crispi (prolungamento - 1967-1968), Europa (1972-1973), Nicolò Carta (1972-1973), Stretto (1984), Campania (1986-1988),Alfonso Sciangula (1987-1990), la circonvallazione Sud (primo stralcio - 1988 - 1990); sono stati costruiti i due serbatoi idrici di contrada Stretto (1977 e 1987); è stato ampliato il cimitero 1981). Anna Maria Alì - Carmelo Caracciolo - Angelo Lupo: « Relazione urbanistica ».La popolazione di Cammarata raggiunse il tetto più alto nel 1956

con 9.143 unità.

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