Festa Madonna del Carmelo

Storia e devozione al largo Nazareno San Giovanni Gemini

Nel mese di Luglio

Programma festeggiamenti 2021

ATTUALMENTE NON DISPONIBILE

Le origini

Storia e Devozione L’immagine che una comunità ha di sé scaturisce da un lungo processo di sedimentazione di fede, arte e tradizioni popolari; spesso questi fattori sono così integrati tra loro che non si possono scindere, fino al punto che l’uno completa l’altro. San Giovanni Gemini e la devozione alla Madonna del Carmelo che da cinquecento anni influenza il divenire storico, ne è solo un esempio. Questa devozione inizia con la nascita del paese quando per volere della contessa Margherita Abatellis i padri carmelitani dalla chiesa di San Biagio in Cammarata si trasferirono in San Giovanni Gemini dove furono ospitati dai confrati della Confraternita di San Giovanni Battista, i quali cedettero la loro chiesa e si costruirono un oratorio annesso, l’attuale San Giuvannuzzu. Nel convento fiorirono frati di santa vita tra cui fra Paolo da Cammarata, fra Filippo da Cammarata, p. Santo da Sutera e per l’operato di questi la fabbrica si arricchì di un chiostro con ventiquattro colonne di pietra bianca e di un giardino oggi di proprietà degli Alessi.  Da allora la storia della Madonna del Carmelo si lega così, di pari passo, alle alterne vicende della comunità sangiovannese. Storia di una devozione e di un popolo che s’intrecciano e diventano complementari, ma storia anche di una città che si è costruita con i segni della fede attorno alla chiesa del Carmelo, che ha voluto materializzare nell’architettura, nell’arte, nei riti, nei simboli il legame con Maria.            Una devozione che sfida i tempi e rimane ancora oggi ricca di valori umani e cristiani senza avere subito l’usura del tempo.  La festa La festa della Madonna del Carmelo fino a qualche anno addietro si teneva la seconda domenica di Settembre. Oggi si celebra a Luglio tra la domenica e il 16 del mese giorno della Madonna. Ma anticamente, preceduta dai sette mercoledì, la si solennizzava la domenica di Pentecoste come risulta da questo documento. Il 31 Marzo 1677 il vescovo di Agrigento mons. Francesco Rini concesse il permesso di esporre il Santissimo per la festa della Madonna del Carmine:  «Li devoti della gloriosa signora del Carmine mi han fatto istanza che, dovendosi solennizzare la sua festa nel giorno della Pascha di Pentecoste, nella propria chiesa, innanti la quale precedono sette mercoledì, in mezzo di una Pascha e l’altra, per aumento della pubblica devozione, vogliono come per il passato esporre il Divinissimo Sacramento così nelli detti giorni setti di mercoledì, come in detto giorno della festività».  Veniva celebrata dagli eredi di Pietro Alessi, ritenuto antenato dell’attuale famiglia dei baroni Alessi avendo essi avuto in concessione la cappella della Madonna con tale obbligo. Notizia confermata dal lascito di rendite di Nicolina Alessi per la celebrazione di messe “innante l’altare della gloriosa Vergine Maria del Carmine, esistente nella cappella della chiesa del Carmine, chiamata la cappella delli Alessi, dove vi è l’immagine di detta gloriosa Vergine di relevo”. Da sempre la festa è stata sostenuta con le libere offerte dei fedeli, sia in natura, sia, soprattutto negli ultimi anni, in denaro.

Nel nostro secolo, nonostante sia stato attraversato da forti travagli ideologici, che non poco hanno influenzato la vita del sangiovannese, il culto a Maria è stato consolidato. La festa, che è espressione del ringraziamento e della lode alla “Bedda Matri”, riveste una particolare importanza nell’ambito delle feste religiose dell’anno liturgico. Sin dai primi giorni del mese di luglio il comitato festeggiamenti, l’Associazione Culturale “M.SS. del Carmelo”, in collaborazione con il parroco, intensificano i preparativi.  La festa è preceduta da una solenne Novena che porta ai piedi di Maria l’intera popolazione: puntualmente ogni sera resta inalterata la recita del rosario, il canto delle tradizionali allegrezze e la celebrazione Eucaristica. Suggestiva e commovente, alla vigilia, la discesa della Madonna dall’altare: mani esperte permettono lentamente al simulacro di scendere tra la sua gente. Nella notte il pellegrinaggio intercittadino aux–flambeaux raccoglie i fedeli delle parrocchie di San Giovanni Gemini e Cammarata per concludersi al Carmine con una veglia. Il 16 Luglio concelebrazione Eucaristica sul sagrato e processione del simulacro sopra un artistico fercolo in legno di noce massiccio realizzato dal maestro Carmelo Lupo, vanto dell’artigianato locale. Peculiarità della festa è la cavalcata folkloristica che si svolge la domenica più vicina al 16 Luglio. Una lunga sfilata di cavalli, muli ed asini bardati con sonagliere e gualdrappe ricamate in oro e seta. Essa ha certamente origini lontane e si lega alla nostra cultura agricola e contadina, quando il signore del luogo offriva il frumento dell’anno alla Madonna portandolo su ricche cavalcature. Oggi la cavalcata, pur costituendo un’attrattiva per gli studiosi del folklore e delle tradizioni siciliane, ha perso la sua funzione originaria di espressione della riconoscenza alla Madonna, tranne che per la figura del “Paliante”, colui che conduce il “Palio” e, al centro della piazza principale tra l’esultanza del popolo e la musica delle bande, depone una generosa offerta.  La devozione alla Madonna del Carmelo non è folklore o tradizione senza significato, ma un vero tesoro di fede e spiritualità cristiana, che si nutre della Parola di Dio e della liturgia, che ci è stato trasmesso e tutti abbiamo il dovere di custodire, arricchire, approfondire e trasmettere se è vero, come è vero, quello che ci insegna un verso popolare siciliano: «Senza Maria sarvari nun si po’!».    

Madonna du Carminu

Il simulacro

Il Simulacro di M. SS. del Carmelo   Su di un artistico altare in marmo si venera il simulacro di Maria SS. del Carmelo. Di autore ignoto della prima metà del XVI secolo, in legno di noce policromo, risponde alla iconografia tipica dell’ordine carmelitano e rappresenta la Madonna che con la sinistra mostra il Bambino su cui reclina leggermente il capo senza però volgergli  lo sguardo e con la destra porge lo scapolare. La Vergine, vestita con una tunica dalla vita alta legata da una cintura secondo la moda rinascimentale è quasi interamente ricoperta da un pesante manto. Questo, con il panneggio elegante e sinuoso lascia appena intuire la posizione del corpo. Gran parte del rivestimento policromo è sopravvissuto a restauri poco felici. Sia la veste che il piviale sono arricchiti da dorature ad imitazione di ricami dai motivi fitomorfi e geometrici. Una ricca fascia chiude i bordi del manto. Il ginocchio della Madonna, liso da innumerevoli mani, manifesta la devozione popolare di cui è oggetto l’immagine.  Un’iconografia ricorrente, quindi, nella produzione scultorea di soggetto mariano che si ripete da secoli e con poche varianti.   La ricchezza dei particolari, le ondulanti pieghe del manto e della veste sono certo riconducibili all’arte scultorea del primo cinquecento fortemente influenzata dal gusto e dalla cultura spagnola, che arricchiva i simulacri di pregevoli vesti ricamate in oro, argento e seta.  Un recente restauro ha riportato l’opera al suo primitivo splendore dopo ben tre secoli di arbitrarie sovrapposizioni. I devozionali addobbi che permanentemente ricoprivano il simulacro sono stati tolti, consentendo una immediata lettura dei particolari.     Testo: Vincenzo Scrudato

La festa

La festa della Madonna del Carmelo fino a qualche anno addietro si teneva la seconda domenica di Settembre. Oggi si celebra a Luglio tra la domenica e il 16 del mese giorno della Madonna. Ma anticamente, preceduta dai sette mercoledì, la si solennizzava la domenica di Pentecoste come risulta da questo documento. Il 31 Marzo 1677 il vescovo di Agrigento mons. Francesco Rini concesse il permesso di esporre il Santissimo per la festa della Madonna del Carmine: «Li devoti della gloriosa signora del Carmine mi han fatto istanza che, dovendosi solennizzare la sua festa nel giorno della Pascha di Pentecoste, nella propria chiesa, innanti la quale precedono sette mercoledì, in mezzo di una Pascha e l’altra, per aumento della pubblica devozione, vogliono come per il passato esporre il Divinissimo Sacramento così nelli detti giorni setti di mercoledì, come in detto giorno della festività».
Veniva celebrata dagli eredi di Pietro Alessi, ritenuto antenato dell’attuale famiglia dei baroni Alessi avendo essi avuto in concessione la cappella della Madonna con tale obbligo. Notizia confermata dal lascito di rendite di Nicolina Alessi per la celebrazione di messe “innante l’altare della gloriosa Vergine Maria del Carmine, esistente nella cappella della chiesa del Carmine, chiamata la cappella delli Alessi, dove vi è l’immagine di detta gloriosa Vergine di relevo”.
Da sempre la festa è stata sostenuta con le libere offerte dei fedeli, sia in natura, sia, soprattutto negli ultimi anni, in denaro. Nel nostro secolo, nonostante sia stato attraversato da forti travagli ideologici, che non poco hanno influenzato la vita del sangiovannese, il culto a Maria è stato consolidato.
La festa, che è espressione del ringraziamento e della lode alla “Bedda Matri”, riveste una particolare importanza nell’ambito delle feste religiose dell’anno liturgico. Sin dai primi giorni del mese di luglio il comitato festeggiamenti, l’Associazione Culturale “M.SS. del Carmelo”, in collaborazione con il parroco, intensificano i preparativi.
La festa è preceduta da una solenne Novena che porta ai piedi di Maria l’intera popolazione: puntualmente ogni sera resta inalterata la recita del rosario, il canto delle tradizionali allegrezze e la celebrazione Eucaristica. Suggestiva e commovente, alla vigilia, la discesa della Madonna dall’altare: mani esperte permettono lentamente al simulacro di scendere tra la sua gente.
Nella notte il pellegrinaggio intercittadino aux–flambeaux raccoglie i fedeli delle parrocchie di San Giovanni Gemini e Cammarata per concludersi al Carmine con una veglia.
Il 16 Luglio concelebrazione Eucaristica sul sagrato e processione del simulacro sopra un
artistico fercolo in legno di noce massiccio realizzato dal maestro Carmelo Lupo, vanto dell’artigianato locale. Peculiarità della festa è la cavalcata folkloristica che si svolge la domenica più vicina al 16 Luglio.
Una lunga sfilata di cavalli, muli ed asini bardati con sonagliere e gualdrappe ricamate in oro e seta. Essa ha certamente origini lontane e si lega alla nostra cultura agricola e contadina, quando il signore del luogo offriva il frumento dell’anno alla Madonna portandolo su ricche cavalcature.
Oggi la cavalcata, pur costituendo un’attrattiva per gli studiosi del folklore e delle tradizionisiciliane, ha perso la sua funzione originaria di espressione della riconoscenza alla Madonna, tranne che per la figura del “Paliante”, colui che conduce il “Palio” e, al centro della piazza principale tra l’esultanza del popolo e la musica delle bande, depone una generosa offerta.
La devozione alla Madonna del Carmelo non è folklore o tradizione senza significato, ma un vero tesoro di fede e spiritualità cristiana, che si nutre della Parola di Dio e della liturgia, che ci è stato trasmesso e tutti abbiamo il dovere di custodire, arricchire, approfondire e trasmettere se è vero, come è vero, quello che ci insegna un verso popolare siciliano: «Senza Maria sarvari nun si po’ !».
Il Simulacro di M. SS. del Carmelo Su di un artistico altare in marmo si venera il simulacro di Maria SS. del Carmelo. Di autore ignoto della prima metà del XVI secolo, in legno di noce policromo, risponde alla iconografia tipica dell’ordine carmelitano e rappresenta la Madonna che con la sinistra mostra il Bambino su cui reclina leggermente il capo senza però volgergli lo sguardo e con la destra porge lo scapolare.
La Vergine, vestita con una tunica dalla vita alta legata da una cintura secondo la moda rinascimentale è quasi interamente ricoperta da un pesante manto.
Questo, con il panneggio elegante e sinuoso lascia appena intuire la posizione del corpo. Gran parte del rivestimento policromo è sopravvissuto a restauri poco felici. Sia la veste che il piviale sono arricchiti da dorature ad imitazione di ricami dai motivi fitomorfi e geometrici.
Una ricca fascia chiude i bordi del manto. Il ginocchio della Madonna, liso da innumerevoli mani, manifesta la devozione popolare di cui è oggetto l’immagine.
Un’iconografia ricorrente, quindi, nella produzione scultorea di soggetto mariano che si ripete da secoli e con poche varianti.
La ricchezza dei particolari, le ondulanti pieghe del manto e della veste sono certo riconducibili all’arte scultorea del primo cinquecento fortemente influenzata dal gusto e dalla cultura spagnola, che arricchiva i simulacri di pregevoli vesti ricamate in oro, argento e seta.
Un recente restauro ha riportato l’opera al suo primitivo splendore dopo ben tre secoli di
arbitrarie sovrapposizioni. I devozionali addobbi che permanentemente ricoprivano il simulacro sono stati tolti, consentendo una immediata lettura dei particolari.
Testo: Vincenzo Scrudato

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