Monsignor Domenico De Gregorio

L'impronta culturale di Cammarata

RINGRAZIAMO PER I TESTI

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Nome e cognome

Non sappiamo a che ora si alzasse il canonico De Gregorio.

Narra la leggenda che fosse lui a tirar giù dal letto il sole. Di certo alle cinque era sul posto di lavoro, alla scrivania. Dopo aver detto Messa, s’intende. Era quella la prima impresa della giornata, l’Opera Grande.

Anche di lunedì, alle cinque. Dopo aver trascorso al chiodo il week-end, da ministro del Signore nella chiesa cammaratese di San Domenico. Anche da ottuagenario. Dopo aver fatto oltre 50 km per tornare ad Agrigento.

Beh, non ci crederete, ma il cognome “De Gregorio” viene da un verbo greco che – parola di Lorenzo Rocci – traduciamo bene con “veglio, son desto, vigilo”!

De Gregorio, però, non ha vegliato solo sui libri.

Ha vegliato soprattutto sulla sua adorata Chiesa agrigentina. Come una madre sul suo bambino, magari febbricitante; come lo sposo sull’incolumità della sposa; come un nocchiero, sulle acque del secolo. La sua sconfinata articolistica testimonia tale insonne e indomita cura.

L’ha amata questa Chiesa, offrendo per essa, in sacrificio di soave odore, il suo tempo e le sue energie, le sue gambe e la sua testa, la vita.

Ha vigilato. Come un cane catenario nella notte.

E non sembri irriverente l’accostamento. Fu, infatti, il padre dell’ordine dei predicatori, Domenico di Guzmàn, che elesse a scudo di nobiltà, per sè e per i suoi, l’immagine di un cane che reca, nella bocca, una fiaccola accesa. Domenicani, dunque, non solo perché figli della religione di Domenico, ma anzitutto perché Domini Canes, cani del Signore, che portano nella bocca la fiamma della fede, cioè che annunciano il Vangelo di Gesù Cristo al mondo.

E’ di tutta evidenza, allora come la persona di Domenico De Gregorio sia stata il nome che portava, abbia portato a compimento quanto in lui misteriosamente seminato nel nome.

Giovedì 26 giugno 2008 alle ore 18.30, il Capitolo Metropolitano, con il Vescovo e la Chiesa agrigentina, gli intitoleranno il sagrato di quella Cattedrale che ha teneramente amato e appassionatamente raccontato.

Sulla lapide quel nome e quel cognome: Domenico De Gregorio. Niente di più. Se vi pare poco…

TESTO: Giovanni Scordino, Nome e cognome.

Intitolato a Domenico De Gregorio il seicentesco sagrato della Basilica Metropolitana.

L'Amico del Popolo, 29.6.08

Discorso sul nome della chiesa

Ricorda i giorni del tempo antico,

medita sugli anni lontani;

interroga tuo padre e te lo farà sapere

i tuoi vecchi e te lo diranno

(Dt. 32,7).

Interroga pure i tempi antichi

che furono prima di te...

che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio...

(Dt. 4,40).

Personaggio, spettatore, commentatore, lirica espressione di sentimenti o passioni, il coro, nelle tragedie greche, legato al dramma, o ad uno dei protagonisti, o del tutto staccato e dall'azione e dai personaggi, ma come loro portavoce, è un elemento sempre presente e necessario.

"Il coro delle tragedie classiche è da riguardarsi - scrive lo Schlegel, citato dal Manzoni - come l'organo dei sentimenti del poeta".

Parlando, dei cori delle sue tragedie, poi, il Manzoni affermava che essi avevano "un altro vantaggio per l'arte: riserbando al poeta un cantuccio dove egli possa parlare in persona propria, gli diminuiranno le tentazioni di introdursi nell'azione; di prestare ai personaggi i suoi propri sentimenti" (A. Manzoni, Prefazione al Carmagnola).

Molto spesso nei libri di storia si nota una miscela, anzi un miscuglio, tra gli eventi e i loro protagonisti con la prepotenza del rerum scriptor che, dimentico del suo compito e dovere, o li fa parlare e agire come vuole, o ha sempre "pronta una risposta", o una interpretazione, "da dare in nome" di...

Egli arbitrariamente assume la maschera di giudice, amico, nemico poiché nessuno gliene ha conferito una delega.

 

Adopero qui la parola discorso non tanto nel senso del Tommaseo come "grave o familiare, scritto o improvvisato di qualsiasi genere, sopra qualsiasi argomento" (N. Tommaseo, Dizionario dei sinonimi), ma in quello etimologico, non certamente di "disperdersi, sbandare", ma di correre con il pensiero, andare qua e là, senza una strettissima concatenazione logica.

 

Discorre ad ora ad or subito foco

movendo gli occhi che stavan sicuri

(Dante, Paradiso, 15, 14-15).

Come dei muri a secco

Narrando la storia della Chiesa agrigentina, mi sono astenuto dall'intervenire con giudizi, riflessioni, osservazioni perché non volevo interpretare e travisare i fatti, ma solo farli conoscere, attraverso prove e documenti. Ho costruito, certo, dei muri a secco, senza intonaci falsamente colorati; essi però si reggono sulla connessione delle loro pietre, come certi edifici antichi... o quelli che oggi i restauratori scrostano, per mostrarli nella struttura originale...

 

Durante le ricerche e la stesura di questi volumi, mi sono più volte domandato se ne valesse la pena (oltre la necessità di rispondere a miei interrogativi o curiosità) scriverli e pubblicarli e, a volte, mi sembrava di sentire la domanda tipicamente siciliana: Chi le lo fa fare? oppure riudire le parole rivolte a messer Ludovico: donde avete prese tutte queste corbellerie?

E’ vero che la parabola dei talenti e del seminatore mi sollecitavano e mi incitavano: ma non erano paraventi alla mia ipocrisia e scuse alla mia ambizione?

Quelle parole di Cicerone: Nescire quod antequam natus sis acciderit id est semper esse puerum (Cicerone, Orator 34). Ignorare ciò che è accaduto prima della tua nascita, equivale ad essere sempre bambino, oppure quelle: Wer keine Herkunft hat der hat auch keine Zukunft (Chi non ha passato non ha avvenire) mi sembravano un conforto alla crescita e alla maturazione, e quasi una assicurazione per il futuro: ma non era puerile illudersi di essere adulto e addirittura ipotecare l'avvenire?

Rettificavo, certo, l'intenzione, a gloria di Dio e per il bene della Chiesa, nella esaltazione dei suoi santi e del bene compiuto e nella confessione delle sue deficienze, proclamando e sperando nella misericordia di Dio.

Mi sentivo sincero, ma lo ero? Nella volontà e deliberazione certamente; ma i giuochi dell'inconscio possono comprendersi nella preghiera: ab occultis munda me?

 

Certo, questo lavoro è un frutto: acerbo, maturo, sfatto? I gusti sono diversi: a tutti resta la libertà di non coglierlo e, se colto, buttarlo, qualora non corrisponda alle aspettative.

La Madre e la Maestra

La Chiesa è composta da peccatori e da giusti, da convertiti e da convertendi, da anime cioè che si convertono progressivamente o con cadute e riprese.

Dalle varie definizioni o descrizioni della Chiesa si possono arguire le direttrici fondamentali della sua storia:

Se è "chiamata e raccolta” dei fedeli, la sua storia deve ricostruirle e narrarle, riferendo sulle persone che le hanno compiute, i mezzi, i metodi, i successi, gli insuccessi; le risposte, i rifiuti, le defezioni.

Se "comunità” si deve ricercare ciò che tale la rende, la conserva, l'arricchisce e ciò che la debilita, la scompone, la disordina, la spezza e frammenta; se può dissolversi, se può, il singolo, isolarsi, scomunicarsi.

Se "assemblea” e in servizio di Dio, come si autoconcepisce, si organizza, si esprime e come, se, quando, dove, perché, compie questo servizio.

Per Chiesa può intendersi, e deve, la "concreta comunità locale” che perciò ha inizio, importa riferimenti spazio-temporali, caratteristiche proprie, deficienze, realizzazioni.

Il concetto di "Corpo di Cristo” applicato da S. Paolo alla Chiesa (Gl. 3, 27) importa nascita, sviluppo, tutela, nutrimento, distruzioni, amputazioni, e tra le membra rapporto, funzionalità, finalità, salute o malattia, ciò che incrementa o consuma, ciò che avvelena o migliora vita e funzione.

 

Una errata ecclesiologia, teoricamente da tutti rifiutata, ma che, praticamente, guida tanta prassi ecclesiastica, potrebbe così schematizzarsi: la Chiesa è l'edificio sacro, non le case degli uomini; la Chiesa è il papa, non i vescovi, i sacerdoti, i fedeli; la Chiesa è il vescovo, non il suo clero e i credenti della diocesi; la Chiesa è il parroco, non i sacerdoti, i fedeli della parrocchia.

Al massimo si fa una concessione: il papa chiama ad aiutarlo i suoi fratelli cardinali; il vescovo i suoi figli e confratelli sacerdoti; il parroco i suoi filiani: con una degnazione sommamente apprezzabile e degna di imperitura gratitudine: altrimenti non si sarebbe Chiesa.

 

La storia, come ricerca, studio, connessione dei fatti umani (historia rerum gestarum) abbraccia la totalità degli eventi e delle opere degli uomini perché espressione e manifestazione della loro anima e cultura.

Studia perciò e narra le loro opere - accertatane la verità con critica oculata - e i loro rapporti, come si sono originati, sviluppati e conclusi (per quanto si può sapere in un periodo ragionevole di tempo: chi, nel Cinquecento, avrebbe immaginato il preraffaellismo?) e delle conseguenze che ne sgorgano.

La storia è studio di eventi successi nel tempo, in un territorio, con i loro protagonisti, attivi e passivi, secondo la prospettiva in cui li si voglia cogliere, spiegare: politica, economica, militare, istituzionale, religiosa, artistica, culturale, avvenimentale, giuridica, morale.

Si parla di cronologia, diacronia, sincronia come distinzione di metodi investigativi o narrativi; la storia non può fare a meno della cronologia, così non può separare e contrapporre diacronia e sincronia: deve, anzi, valorizzarle come diversità convergenti nell'illuminare gli stessi fatti, concorrendo ad una migliore messa a fuoco.

 

Si dice che la storia nasca dall'esigenza di comprendere il presente o che sia ricerca ed esposizione delle vicende passate per illuminare e comprendere il presente.

Ma esigenza di chi?

La massima parte della gente non prova questa esigenza; alla Chiesa Agrigentina non è mai importato - per quel che sappiamo - conoscere il suo passato, tanto vero che sono pochissimi i lavori storici del passato e, in genere, di scarso valore, oppure provengono da bisogni estremamente concreti: la difesa di un cespite finanziario, o di un confine, o di censi e decime.

Solo alla fine del sec. XIX si pubblicarono studi sulla sua storia dal can. Antonino Lauricella.

Secondo il Croce la storia risulta dalla ricerca, critica, interpretazione e comprensione del passato e dalla sua narrazione artistica (infatti la chiama "genere di produzione artistica").

Si distingue tra storici che solo narrano o descrivono (e non sarebbero veri storici) e storici che interpretano e giudicano; ma questo è veramente possibile? Lo storico narra, cioè coordina, connette i fatti, li collega alle conseguenze, non sempre prevedibili, quando si svolgono, cioè, li interpreta e, riferendoli al presente, li giudica.

"Ogni vera storia è storia contemporanea" egli scrisse (B. Croce, Teoria e storia della storiografia, Bari 1954, pag. 45) ed oserei aggiungere dimensionale intendendo che si compenetra con la particolare, vista nella generale (universale, nazionale, provinciale, delle istituzioni - religiose - diritto - politica, militare, economica).

 

La storia non varia perché il passato è immutabile; ma può essere, e necessariamente è, illuminata e vista in modo diverso da ogni storico, sia per quanto riguarda la sua persona (età, formazione, credenze) come per le ragioni del suo studio e le finalità della sua ricerca, perché la storia è, anche, necessariamente azione.

 

Si rivisita il passato, per rifugiarsi, in esso - essendo invivibile il presente, ma nell'atteggiamento polemico c'è sempre la speranza del mutamento - o per vivere il presente, correggendolo, migliorandolo, o perfino condannandolo, ma per preparare l'avvenire; per comprendersi e trasformarsi, almeno intenzionalmente, migliorarsi o perfezionarsi.

 

La storia non è definitiva perché ad ogni risposta che offre, pone interrogativi per ulteriori domande: anche per la storia nasce "a pie del vero il dubbio".

Non potrà dunque mai esaurirsi nella sua oggettività e imparzialità; miniera inesauribile, lavoro di Sisifo.

 

Celebre il passo del De Oratore di Cicerone: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis (Cicerone, De Oratore II 36).

La storia: testimone dei tempi, splendore della verità, vita della memoria, maestra della vita, messaggera dell'antichità.

Frase elegante, sonora, oratoria, ma vera?

La storia è spesso fatta dai vinti, ma contro i vincitori; se la scrivono questi ultimi vi cercano le ragioni o le giustificazioni, a posteriori, della loro fortuna, del sangue versato e fatto versare e dei danni arrecati dalle loro vittorie.

E la luce della verità? Al massimo, può essere testimone del tempo o messaggera del passato, non certo vita della memoria: quanta storia si dimentica e si vuole scordare (bellissimo: lasciare cadere dal cuore: guai a colui che è morto nel cuore di qualcuno!) o per non arrossire, o per non impallidire, o perché urgono fatti più impegnativi e spirano sentimenti più forti.

E maestra della vita?

"Signora maestra che non fa lezione" scrisse Alberto M. Ghisalberti il quale conclude:

"Non insegna proprio nulla la storia? No, qualche cosa insegna, anzi, molto: che bisogna lavorare, lottare, soffrire. Sperare anche" (A.M. Ghisalberti, in Rassegna storica del Risorgimento, 1969, pagg. 288-289).

Bella costatazione. Ma c'era bisogno della storia?

Ma perché bisogna lavorare, lottare, soffrire, sperare? Questo la storia non può dirlo, se non tiene presente il suo segreto pregnante e dirompente: la Incarnazione.

Bibliografia del monsignor Domenico de Gregorio

(1954 - 2008)

OPERE EDITE

 

1954

- II Canto XXIII del Paradiso. Lectura Dantis (Palermo)

 

1956

- Ottocento Ecclesiastico Agrigentino. I. Mons. D.M. Lo Jacono (Agrigento)

 

1957

- La logica di Porto Reale (Firenze)

 

1959

- Breve storia della Chiesa, in In Veritate (Firenze)

 

1961

- Per il LX di messa di Mons. G.B. Peruzzo (Agrigento)

 

1962

- Profili di sacerdoti agrigentini (Agrigento)

 

1964

- La "Legenda" e l'antico ufficio ritmico di S. Gerlando (Agrigento)

 

1965

- Cammarata, in Paesi di Sicilia (Palermo)

 

1966

- L'unità di spirito nel vincolo della pace (Roma)

 

1967

- Chiamati figli di Dio tali realmente siamo! (Roma)

- Mons. Domenico Turano (Palermo)

 

1968

- Ottocento Ecclesiastico Agrigentino. II. La sede vacante (Agrigento)

 

1971

- Mons. G.B. Peruzzo (Trapani)

 

1975

- S. Gerlando. Storia e tradizioni popolari (Agrigento)

 

1977

- Il Crocifisso di Siculiana (Agrigento)

- San Calogero. Studio sul Santo e il suo culto (Agrigento)

 

1978

- Il Can. G.B. Castagnola. La grutta di Betlem (Agrigento-Palermo)

 

1980

- P. Girolamo da Cammarata (Palermo)

 

1981

- S. Caterina di Alessandria e il suo culto in Cammarata (Cammarata)

 

1982

- Il Card. Giuseppe Guarino (Messina)

 

1983

- Il Card. Guarino, uomo di Dio (Messina)

 

1984

- Ottocento Ecclesiastico Agrigentino. III. Gli episcopati di Mons. G. Blandini e di Mons. B. Lagumina (Agrigento)

- La devozione al Crocifisso in Cammarata e S. Giovanni Gemini (S. Giovanni Gemini)

- Il clero agrigentino e Garibaldi, in L’evento garibaldino nel territorio di Agrigento (Agrigento)

- Il cardinale Giuseppe Guarino. Un grande pastore emerge dall’oblio (Messina)

 

1985

- Mons. Giovanni Horozco de Leyva de Covarruvias, Vescovo di Agrigento (Agrigento)

 

1986

- Don Michele Martorana (Agrigento)

- Cammarata. Notizie sul territorio e la sua storia (Agrigento)

 

1988

- P. Timoteo Longo O.P. Fondatore delle Domenicane del Sacro Cuore (Agrigento)

- San Gerlando. Vita, scritti e tradizioni popolari (Agrigento)

- Suor Maria Dolores Di Majo (Palermo)

 

1989

- Gli insegnamenti teologici di S. Gregorio di Agrigento nel suo commento all'Ecclesiaste (Roma)

- La Cassa Rurale ed Artigiana di S. Giovanni Gemini. Dalle origini e Don Michele Martorana (Agrigento)

- G. Blandini, Ora Santa davanti Gesù Sacramentato (S. Giovanni Gemini)

 

1990

- Antonino Petyx, eroe della carità (Agrigento)

- Lettere di direzione spirituale di Mons. A. Ficarra alla Sig.na A. Traina (Agrigento)

 

1991

- Post fata resurgo, in Bibliotheca Lucchesiana publico donata (Palermo)

 

1992

- San Calogero nella storia del nostro popolo, in Il Santo Nero (Agrigento)

 

1993

- San Gerlando e la situazione di Agrigento dopo la conquista normanna, in Arabi e Normanni in Sicilia (Agrigento)

- San Giovanni Gemini. Notizie storico-religiose (Agrigento)

- La Biblioteca Lucchesiana di Agrigento (Palermo)

- Il quadro dei Diecimila Martiri nella Matrice di Cammarata (Agrigento)

 

1994

- L'Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Agrigento (Agrigento)

- All’ombra della Croce – Giulietta Guaia (Agrigento)

 

1996

- La Chiesa Agrigentina. Notizie storiche. I. Dalle origini al sec. XVI (Agrigento)

 

1997

- La Chiesa Agrigentina. Notizie storiche. II. Dal XVI al XVIII secolo (Agrigento)

 

1998

- La Chiesa Agrigentina. Notizie storiche. III. Il secolo XVIII (Agrigento)

 

1999

- La Chiesa Agrigentina. Notizie storiche. IV. L'Ottocento (Agrigento)

- Mons. A. Ficarra. Dalla nascita all'episcopato (Patti)

- Gregorio di Agrigento evangelizzatore esemplare, in In Charitate Pax (Palermo)

 

2000

- La Chiesa Agrigentina. Notizie storiche. V. 1900-1963 (Agrigento)

- Tre Vescovi agrigentini (Agrigento)

- Gemma Presulare (Agrigento)

- Leonzio, Vita di S. Gregorio Agrigentino (Introduzione, traduzione e note. Agrigento)

- S. Gerlando, La dialettica (Introduzione, traduzione e note. Agrigento)

- Don Michele Sclafani (Agrigento)

- Il mare nell'Apocalisse, in Iconografia sacra ispirata al mare (Taranto)

 

2001

- G. Blandini, Ora Santa davanti a Gesù Sacramentato (Introduzione – In Appendice: A. De Liguori, Visita al SS. Sacramento / Misteri del Rosario in siciliano. Cammarata)

 

2002

- I misteri del Rosario in siciliano (Agrigento)

 

2003

- San Calogero. Studio sul Santo e il suo culto (II edizione riveduta ed ampliata, a cura di Giovanni Scordino e Maria Grazia Crescente - Agrigento)

- Ottobrata rosariante (Agrigento)

 

2004

- Racconti Cammaratesi, in Mille balconi ad Oriente (Cammarata)

- Il Venerabile P. Gioacchino La Lomia (Canicattì)

- Il venerabile padre Gioacchino (Agrigento)

 

2005

- ‘A Beddamatri. Titoli e scritti mariani (Agrigento)

 

2006

- Cammarata. II. Cronache dei secoli XIX e XX (Cammarata. Postumo)

- La Parrocchia di carta. Editoriali de "L’Amico del Popolo" 1976-2001 (Agrigento. Postumo)

 

2008

- Signum Salutis. La Cattedrale di Agrigento e i suoi emblemi (Agrigento. Postumo)

 

RINGRAZIAMO PER I TESTI

Questa bibliografia di stauropolis.com, la più completa ad oggi, è da completare.

Manca, inoltre, un elenco della sterminata produzione di articoli, comparsi su varie riviste, e particolarmente sul settimanale agrigentino L'Amico del popolo.

Biografia

È stata una delle figure più eminenti del clero agrigentino del secolo XX, storico, teologo, poeta  ed è conosciuto a livello regionale.

Nato a Cammarata il 24 agosto 1923, trascorse la maggior parte della sua vita tra il paese natale e Agrigento, dedicando a questi due centri tutto il proprio impegno di ricercatore. A undici anni fece il suo ingresso nel seminario diocesano, portandosi dietro una grande capacità di autodisciplinarsi e una ricca tradizione di cultura popolare e religiosa, dando vita ad una carriera cinquantennale di ricercatore appassionato. Conseguì nel 1953 la Laurea in Lettere classiche e nel 1956 quella in Filosofia. Perfezionò le lingue e le letterature straniere: alle lingue francese e spagnola, già perfettamente possedute negli anni di Seminario, si aggiunse nel 1958 il diploma di Lingua tedesca, conseguito all’Università di Salisburgo e nel 1960, a Bonn, quello in Lingua e Letteratura germanica. Infatti, per i suoi studi attinse da archivi e biblioteche italiane e straniere.

Nel 1976 divenne Direttore del diffusissimo settimanale diocesano, “L’Amico del Popolo” per quasi un trentennio. Nel 1985 conseguì a Roma il dottorato in teologia dogmatica.

Nel 1986 pubblicò il suo "Cammarata Notizie sul territorio e la sua storia" e in quell'occasione venne a Cammarata appositamente Leonardo Sciascia.

Nel frattempo, fu nominato anche Direttore della prestigiosa Biblioteca Lucchesiana in Agrigento, che cercò di riportare agli antichi splendori e alla quale lasciò per testamento la sua ricchissima biblioteca personale.

Si spense il 26 maggio 2006, lasciando una settantina di volumi da lui pubblicati.

Al suo nome sono stati intitolati il Sagrato della Cattedrale di Agrigento, un’aula della Biblioteca Lucchesiana della stessa città e la Biblioteca Comunale di Cammarata.

Dall'enorme mole di notizie, basate sempre su documenti di archivio da lui cercati e tradotti in decine di archivi e biblioteche siciliane e non in tempi in cui non c'era internet e occorreva fare tutto a mano e in presenza, possiamo appena intuire quanto lavoro essa abbiano richiesto i suoi libri e quanta dedizione. 

Grazie per il testo: ilgiardinoritrovatocammarata.weebly.com

Padre D. De Gregorio insieme a Leonardo Sciascia, durante la presentazione del Libro “Cammarata notizie sul territorio e sulla sua storia” nel 1986