La prestoria

Il territorio su cui sorgono le due cittadine di Cammarata e San Giovanni Gemini è quasi completamente inesplorato, le numerose grotte che vi si trovano hanno portato alla luce prove inequivocabili dell’insediamento dell’uomo risalenti all'età della pietra. Le grotte, specialmente nella zona del Pizzillo, non sono mai state del tutto e sistematicamente scandagliate, ma dalle notizie ricavate - specie dalle più recenti esplorazioni - si può con certezza affermare che furono abitate in periodo epipaleolitico. Lo testimoniano i reperti litici e i manufatti sicuramente databili a quell’epoca. Inoltre, sono stati rinvenuti «numerosi cocci di materiale fittile, di ceramica liscia o impressa e anche dipinta». Alcune esplorazioni delle grotte di contrada Pizzillo sono state compiute negli anni 1960, 1961, 1962 dal Gruppo Speleologico «Akragas» con risultati soddisfacenti sotto il profilo storico e archeologico.

Una delle grotte più interessanti è quella della Acqua Fitusa, perlustrata nel settembre del 1931 dal dr. Eduardo Coffari, dagli avv. Francesco Carta e Giovanni Longo e dal sig. Giovanni Amormino di Vito, i quali ci hanno lasciato una relazione dettagliata.

Mons. Domenico De Gregorio — storico cammaratese — nel volume « Cammarata » scrive che « L'esplorazione scientifica della grotta si è iniziata per merito dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e della Soprintendenza alle antichità di Agrigento » e ad opera degli studiosi « A. Palma di Cesuola, P. Gambassini e G. Bianchini nel mese di aprile degli anni 1969,1970, 1971.Il materiale rinvenuto è stato numeroso, superando i tremila pezzi, e assai interessante per la materia e perla forma: dei bulini e dei grattatoi, delle troncature, dei becchi, delle punte a dorso, delle lame a dorso, dei raschiatoi ».« Riguardo alla cronologia, dai campioni di carbone reperiti nello strato grigio dello scavo, immediatamente sopra la roccia di base e sottoposti all'analisi presso il laboratorio C 14 di Firenze per lo strato grigio, si ricava che si collocano, con una approssimazione più o meno di 330 anni, a 13760 anni fa ».

 «Altre grotte interessanti si trovano nel nostro territorio come quelle della contrada Fosse, che furono pure abitate in epoca preistorica, le Rupi Rosse della Montagnola, che sono di origine marina, e, giù ancora, la Caverna della Vecchia 'Ntantara e quella dei Ladroni, chiamata pure la Fridda».

Il periodo antico

Nel periodo greco e romano nel nostro territorio dovettero esserci uno o più insediamenti e in pianta stabile. Infatti «lungo il Platani, e specie nella zona tra Ganzeria e Salina, si sono trovati dei ruderi di antiche costruzioni, cocci di vasi di epoca romana, e in quella dove oggi sorge la stazione ferroviaria, durante gli scavi per i lavori di impianto, furono trovati vari oggetti antichi di epoca romana. Così anche a Casabella, al Tumarrano, a Chiano d'Amata, si sono trovate monete antiche, tracce di abitazioni, cocci di vasi e a Casabella un pavimento a mosaico». «Purtroppo, — afferma Domenico De Gregorio — sino all'epoca dei Normanni è impossibile scrivere o anche tentare, allo stato attuale degli studi, una storia del nostro territorio per la mancanza di notizie sicure tra- mandate dagli storici.

Dell'epoca cristiana abbiamo la testimonianza offertaci da alcune tombe del Tumarrano e da altre ad arcosolio sul lato est di una roccia arenaria in località Casabella».

Il nostro territorio fu pure certamente abitato durante il periodo bizantino e prima della conquista degli arabi, come attestato da vari tracce e specialmente dal documento del 1176, in cui si concilia la lite tra gli abitanti di Karsa e Tumarrano.

Cammarata 

Una storia importante

[FONTE: LIBRO CAMMARATA SAN GIOVANNI GEMINI I COMUNI DELLA MONTAGNA-SALVATORE PANEPINTO]

La mancanza di documenti originari e il silenzio degli scrittori non ci consentono di conoscere con esattezza l'epoca della fondazione di Cammarata. Diversi storici, tuttavia, hanno formulato delle ipotesi nel tentativo di ricostruirne le origini.

Attribuiscono a Cammarata un'origine araba l'ab. Amico, F. Tardia, A. Airoldi, F. Ferrara, L. Calcara Egizio, G. Bonanno e R. Gregorio; ritengono, invece, che essa si sia costituita durante il periodo normanno C. Pasca, G. Di Marzo e IVI. Amari. «Or, a parte delle riportate opinioni quasi tutte sfornite di prove, — scrive Gaetano Di Giovanni, rosi.  Ingegnere studioso castelterminese, — certo egli è che la prima volta che si vede apparire il nome di Cammarata si è in un documento pubblicato dal can. Pasca, avente la data dell'anno stesso in cui avvenne la morte del conte Ruggiero, cioè del 1101».  «Ed inclino a credere... che l'odierno comune di Cammarata non tragga la sua origine da un'epoca anteriore alla musulmana; da poiché, essendo certa la sua esistenza nell'epoca normanna, è probabilissimo che sia persistito al conquisto cristiano».

Mons. Domenico De Gregorio non concorda con l'ipotesi sopra riportata, perché nel volume «Cammarata» scrive: «Se ci è lecito avanzare una ipotesi, riteniamo che l'abitato di Cammarata, almeno nel suo nucleo fondamentale, sia precedente alla dominazione normanna e anche araba».

I primi documenti storici su Cammarata risalgono, infatti, al periodo normanno, quando il suo territorio venne concesso dal conte Ruggero D'Altavilla alla sua consanguinea Lucia, che viene denominata «Domina o dominàtrix Cameratae». Essa dovette ricevere l'investitura feudale del territorio e del castello agli inizi del secolo XII; in seguito si associò il figlio Adamo.

Dalle origini al duecento

Non esistono «documenti storici o dati archeologici» che ci consentano di conoscere quale sia stato il quartiere più antico di Cammarata. Parimenti non sono molti gli scrittori che ne abbiano tentato una ricostruzione e che costituiscano per noi tali fonti per potere avanzare delle ipotesi.

Domenico De Gregorio, la fonte più attendibile, così scrive nel volume «Cammarata»: «Il nucleo della piazza attuale, avanti S. Sebastiano [La chiesa di S. Sebastiano dovrebbe essere molto antica. E' dedicata alla Madonna dell'Itria. Nel 1985, durante i lavori di restauro, furono trovate le fondamenta di un edificio anteriore. Sono forse i resti di un'antica chiesa bizantina che sorgeva nel nucleo primitivo del paese? Il culto di S. Sebastiano vi sarà stato introdotto verso la fine del sec. XV e l'inizio del seguente. Nella chiesa sono notevoli le statue di S. Sebastiano e S. Rocco e della Madonna della Scalilla, il quadro del Purgatorio, di S. Gregorio e della Madonna dell'Itria del sec. XVIII».

Negli antichi documenti, è chiamato "tocco" (cioè, parte, pezzo) "vecchio" e, probabilmente, il nome serviva ad indicare la parte più antica del paese, come conferma anche l'altro nome con cui è chiamato lo stesso posto: "Vico" (seguito anche, a volte, dallo stesso aggettivo di vecchio). Secondo il Tirrito era anche chiamato "citazza" forse corruzione del latino "civitas”». In periodo arabo, verso il IX secolo, dovette formarsi il quartiere di Gianguarna, perché nel luogo dove oggi sorge la chiesa di S. Giacomo un tempo si trovava un'antica moschea araba. Mons. De Gregorio, infatti, a conferma di questo scrive: «Gianguarna era l'altro quartiere di antica origine, forse anche araba o dei primi tempi normanni. Il nome potrebbe significare: fonte di Guarna (ain = fonte)». In un periodo successivo, un altro «centro abitato, o almeno un certo nucleo di case che, in seguito, sparirono, perché la zona è franosa», dovette crearsi dopo la Gianguarna, «nella zona attorno all'attuale edicoletta dedicata a S. Cataldo, che ha dato il nome alla contrada».

Questa ipotesi è avvalorata dalla notizia secondo cui «S. Gerlando (morto nel 1100)» vi «fece edificare la chiesa di S. Cataldo». «La chiesa di S. Cataldo era tra le più antiche di Cammarata perché, come si ricava da un documento conservato nell'Archivio della Curia Vescovile di Agrigento, era stata fondata da S. Gerlando.

 Ma già nella visita del 1540 era descritta "ruinata e nuda". Nel 1594 in S. Cataldo era il convento di S. Francesco (Minori conventuali?) e si esigeva un legato fondato da Gaspare Gaziano.

Il ciantro del capitolo, che ne era titolare e l'aveva officiata, dovette restaurarla poiché è ancora ricordata in un documento del 1629. Ma in seguito rovinò completamente»

Diroccatesi le case e la chiesa per le continue frane cui è soggetta la zona, gli «abitanti dovettero costruire le nuove abitazioni più a monte», in un luogo più sicuro e stabile identificato con quello dove sorge la chiesa dell'Annunziata con il convento attiguo. Intanto dalla piazza «le case, sempre più numerose, si addossavano alla montagna e si aggrappavano ai piedi del castello come per averne protezione. E il maniero, dall'alto, a guisa di un vegliardo genitore, vigilava su di esse con paterna comprensione».

Così, «forse all'inizio della dominazione normanna», il primitivo nucleo della piazza cominciò ad ingrandirsi e «un altro quartiere si sviluppò... sotto il castello, estendendosi a sud-est sino alla Scalilla».

Nel corso del Duecento, tra gli antichi quartieri della piazza e della Gianguarna, sorse un gruppo di case che in breve tempo si incrementò. Ivi, i primi anni del Trecento, pensiamo, dovette essere costruita la matrice.

La matrice dovette essere costruita i primi anni del '300. «Era dedicata a S. Nicola di Bari, sorgeva nell'area della chiesa attuale ed era preceduta da un terreno su cui crescevano dei cipressi, forse, come era l'uso antico, tra le sepolture poste davanti la chiesa». Nel 1624 un incendio distrusse la matrice, la cui ricostruzione completata soltanto nel 1701.  E' una chiesa a tre navate, divisa da cinque colonne a forma di pilastro per parte; è lunga mt. 52,30, larga mt. 17 e alta mt. 24. Il presbiterio è lungo mt. 15,30 e largo mt. 8,30.

La matrice, ricca di opere d'arte, conserva l'antico organo del XVI sec., il pulpito monumentale del 1776, il Banco dei Giurati del '700, il Cristo risorto di Antonio La Bella, una Deposizione della fine del '500, la Cona marmorea di Andrea Mancino, la Nicchia bramantesca in oro zecchino, le statue della Madonna dei Miracoli e di S. Nicola.

Intanto, però, nella prima metà del XIII secolo, erano state edificate le chiese di S. Biagio, «Antiquissima aedes» (chiesa antichissima) il Pirro chiama quella di S. Biagio, nominata in un documento del 1219. Probabilmente in questa epoca o poco dopo dovettero venire ad abitarvi i Carmelitani che vi restarono sino alla fine del sec. XV o all'inizio del. XVI, quando passarono in S. Giovanni». La chiesa è stata chiusa al culto nel 1980, dopo la morte del sac. Don Vincenzo Pollina. Nella chiesa si conservano i quadri di S. Filippo Neri del Reni e della Sacra Famiglia e della Natività di Pietro D'Asaro, il Crocifisso e le statue di S. Biagio e S. Lucia. ​Sotto la piazza, e di S. Maria di Gesù, «La prima chiesa di S. Maria fu edificata dalla "dominatrix" Lucia di Cammarata prima del 1141». Poiché nel sec. XVIII la chiesa e il convento minacciavano rovina, dopo il 1759 fu iniziata la loro costruzione nella collina della Casazza. Dovettero essere completati verso la fine del secolo. La chiesa, ad una navata, è larga mt. 8, alta mt. 14,20 e lunga mt. 27.In essa si trovano opere interessanti come le statue della Madonna Bianca del Gaggini, di S. Francesco, S. Antonio, S. Pasquale del Bagnasco, della Madonna di Cacciapensieri e di - S. Giuseppe e i quadri di S. Francesco e S. Diego. In contrada S. Lucia.

Gli architetti Antonino Barone e Giuseppe Giarratana non si trovano concordi con le ipotesi di mons. De Gregorio, infatti nella tesi di laurea «Problemi del territorio di Cammarata connessi alla storia della contea» scrivono: «Il quartiere della Gianguarna, quasi certamente il più antico..., rientra nella sfera di influenza della chiesa dell'Annunziata («Anticamente la chiesa era dedicata alla Madonna degli Infermi, ma, già prima della visita del 1540, è chiamata dell'Annunziata. Aveva un campanile a vela con' due campane; per iniziativa del rettore sac. Salvatore. Pollina, dal 1947 al 1949, fu costruito un nuovo campanile su cui poi venne collocato un orologio». La chiesa, oggi, è preceduta da un atrio con arco ogivale e possiede il Crocifisso (del sec. XVII), il gruppo ligneo secentesco dell'Annunziata, la tela della Maddalena forse del Reni e un quadro di Fra Fedele da S. Biagio) e dello annesso convento di cui sono ancora visibili le mura perimetrali».

Poi indicano in una tavola, dove viene ricostruito lo sviluppo urbanistico di Cammarata, come secondo nucleo abitativo, il quartiere a valle dell'antica «Strata della Carrozza» e compreso tra la piazza, il castello e la matrice. Tra le ipotesi sopra riportate e in parte contrastanti, riteniamo più attendibili quelle espresse da mons. Domenico De Gregorio, sia per la serietà di chi le avanza e sia perché appaiono le più verosimili. Infatti noi siamo propensi a credere che il nucleo primitivo del paese sia sorto attorno alla «piazza», anche se, come attestano alcuni ruderi, un casale più antico e fortificato doveva trovarsi più a monte. Il quartiere di Gianguarna, sebbene antico, dovette crearsi in seguito, probabilmente in periodo arabo, perché, come è stato sopra riportato, nel luogo dove sorge la chiesa di S. Giacomo un tempo si trovava forse una moschea. Infatti la zona era chiamata, con nome di origine araba, «rabbato » o «rabbatello ». Cammarata ebbe l’0k ai tempi di Lucia, e soprattutto negli anni immediatamente seguenti,  un incremento di popolazione causato da molti fattori, come le lotte contro i Musulmani attorno al 1250 — quando i numerosi casali arabi dell'agro cammaratese si spopolarono —, l'attrattiva di una posizione strategica così forte come la roccia su cui fu edificato il paese, la sicurezza garantita dalla potenza di Lucia e del successore Adamo, attorno al loro castello fortificato, fenomeno comune a tanti altri paesi della Sicilia, le comodità offerte da una convivenza numerosa di cittadini e, possiamo anche aggiungere, la necessità di trovare un posto arieggiato e lontano dai luoghi malarici e franosi che il disboscamento di vaste zone cominciava a rendere pericolosi ».Questa ipotesi è avvalorata da Edrisi, il quale ne « Il libro di Re Ruggero » così descrive Cammarata durante il dominio di Lucia: « Qammaratah, casale grosso, ha territorio di estesi confini, con molti campi da seminare, ha un castello di alto sito, forte e difendevole, orti e giardini e frutta in abbondanza ».

Il castello di Cammarata

Non conosciamo a tutt'oggi documenti che possano testimoniare sulle origini del castello, per cui sconosciuti appaiono il periodo in cui dovette essere edificato e il signore che ne ordinò la costruzione...

Foto castello anni 20

Disegno di Enzo Li Gregni

In questa sezione abbiamo raccolto altri dettagli sulla storia di Cammarata tratti dal libro paesi di Sicilia dell'Istituto bibliografico siciliano, stampato il 15 maggio del 1965.Speriamo di aver fatto cosa gradita.
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Il trecento e il quattocento

Nel corso del Trecento l'abitato di Cammarata si sviluppò «sino a Porta Guagliarda»  dove, come dice lo stesso nome, sorgeva una delle porte del paese. Lo testimonia anche l'edicoletta della Madonna della Porta, secondo l'usanza assai diffusa — come lo attestano tanti monumenti nelle città antiche — di collocare vicino alle porte più importanti l'immagine della Vergine, "Ianua coeli", a tutela e difesa.

La linea naturale delle fortificazioni del paese e, probabilmente, almeno in certi tratti, delle mura, scendeva di là verso sud, lungo l'avvallamento naturale — un vero torrente, di inverno — che raggiungeva il Cozzo della Vucciria e si concludeva poi con l'altra porta che si trovava tra San Domenico e S. Biagio. Negli antichi documenti, sino all'inizio del sec. XVII, si parla della contrada di Porta Guagliarda "o di lo lavinaro”».

«Il quartiere di S. Vito probabilmente sorse più tardi, tra i secoli XIV e XV, perché all'inizio del secolo XVI è ricordato come esistente e fornito di chiesa». L'antica chiesa di S. Vito, anteriore al '500, era piccola e aveva sei altari. L'attuale — per lo stile e per le notizie reperite da alcuni documenti — si può ritenere costruita tra la seconda metà del se colo XVI e la prima del XVII. La chiesa è a pianta basilicale con cinque pilastri per lato e un cappellone tra le due cappelle absidali. Essa conserva notevoli opere come l'antico organo (del '700), lo artistico coro, il Crocifisso ligneo (del '600), le statue di S. Vito (del '600), di S. Pietro, di S. Paolo, i quadroni della Vergine Santa e di Dio Padre e i quadri di S. Placido, S. Eligio e S. Liborio. Nella sacrestia si trova un armadio in legno scolpito e ornato da putti e fregi, sormontato da una edicoletta con la statuina di S. Vito.

Un indice dell'importanza commerciale di Cammarata, che per il forte incremento aveva assunto l'aspetto di un paese, fu l'istituzione di un ospedale (L'ospedale, presso la chiesa di S. Antonio (oggi S. Domenico), esisteva dal secolo XIV». Poiché l'edificio era crollato, «l’ospedale fu rifondato dai sacerdoti di Cammarata il 6 gennaio 1493». All’inizio dell'800, a causa del fabbricato pericolante, gli ammalati furono trasportati nel monastero dell'Annunziata, prima, e in un edificio sito di fronte la matrice, poi. Nel 1937, in seguito ai lasciti testamentari dei fratelli Luigi e Salvatore Longo, l'ospedale venne trasferito nei locali di via L. Longo e nel 1984, per motivi igienico-sanitari, in un edificio nuovo di contrada S. Lucia.), l'esistenza di una comunità ebraica e la costruzione delle chiese di S. Domenico («La chiesa di S. Domenico fu edificata dai Domenicani al posto di quella dedicata a S. Antonio che era stata loro concessa nel -1509, con l'ospizio, per uso di convento».  Nel 1913 un incendio ne distrusse l'abside e il tetto. La ricostruzione, iniziata nel 1929, venne completata nel 1934. La chiesa conserva i quadroni di S. Giacinto, di S. Vincenzo, di S. Domenico, del Rosario, di S. Agostino, della Madonna del Ro), di Santa Domenica (La chiesa di Santa Domenica dovette essere costruita verso la metà del '400, perché in un documento è ricordata come «Ecclesia di S. Domenica in dicta terra in la quali est confratria». La chiesa, dopo la soppressione dei beni ecclesiastici del 1866, fu privata del convento che venne tra-sformato in municipio. In essa si custodiscono le statue di Maria Ausiliatrice, di S. Filippo di Agira, dell'Immacolata (sec. XVIII) e i quadri dell'Adorazione dei Magi e di S. Gaetano. Nell’Altare del Crocifisso si trova un tabernacolo di argento e un paliotto di lamina d'argento.) e di S. Giacomo e S. Giovanni Evangelista (Questa chiesa, secondo la tradizione, sorge su di una antica moschea araba; «la cosa è verisimile perché S. Giacomo era considerato il protettore dei Cristiani contro i mori. Ma la chiesa attuale non è l'antica — che però vi -doveva essere vicina -- perché nel 1576 essa era già distrutta». Poiché quell'anno si ricostruiva la chiesa di S. Giovanni Evangelista, i confrati di S. Giacomo chiesero e ottennero dal Vescovo di trasferire in essa la loro confraternita. La chiesa restò aperta al culto fino alla seconda guerra mondiale.).

«Soltanto nel 1312», — scrive mons. De Gregorio «per un decreto di Federico II di Sicilia, fu loro imposto di abitare nel ghetto che divenne allora il quartiere commerciale. Con questo decreto del 23 luglio il re prescriveva che gli Ebrei si riunissero in un luogo appartato e fuori delle mura delle città e perciò, probabilmente da allora, si riunirono in Cammarata nella zona sottostante S. Maria, nel terreno tra il giardino di S. Agostino e di S. Vito, che, anche oggi, a volte, ancora, è chiamato il quartiere degli Ebrei. Quivi doveva sorgere la loro sinagoga e anche il loro cimitero. Con l'affermarsi degli Spagnoli, la tolleranza verso gli Ebrei diminuì finché Ferdinando il Cattolico, il 31 marzo 1492, firmò il decreto di espulsione degli Ebrei da tutti i suoi domini». (7) Alla fine del Quattrocento Cammarata, a causa del-la massiccia immigrazione di «nuovi abitatori», aveva visto aumentare notevolmente la popolazione. Infatti gli abitanti, che secondo V. Amico verso la metà del secolo XVI erano 8.092, avevano superato il numero di 7.000.

Chiesa dell'annunziata - Gianguarna

Chiesa Santa Domenica (Badia)

Disegno Madrice di Cammarata

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