A causa della pandemia COVID-19 il presepe vivente di Cammarata NON si svolgerà. Quando sarà il momento lo troverete più bello di prima, ne siamo sicuri.

La magia del Natale a Cammarata

Il presepe vivente di Cammarata, tra i più belli presepi in Sicilia

La storia 

Il presepe vivente nasce all’interno della Comunità parrocchiale di San Vito a Cammarata, nel 2003. Promosso e realizzato dall ‘Ass. SS. Crocifisso Degli Angeli, e sotto la guida di Mons. Liborio Russotto, anche che porta a conoscere a fondo, il mondo magico di una antica tradizione come quella del Natale. Iniziativa che riesce attraverso la nascità di Gesù, a raccontare l’evento che ha cambiato il corso della storia.

Ambientato storicamente nella civiltà di Cammarata di fine 800 e inizio 900, è rappresentato in un complesso di case del nostro centro storico, dove le strade si trasformano in uno scorcio di vita quotidiana, che ha come protagonisti pastori, animali, artigiani e contadini, che ci fanno rivivere il Natale, attraverso la vita semplice di altri tempi, riproponendo attività scomparse, usanze dimenticate e costumi e sapori di vita tramontati, dove affondano le nostre radici, per cercare di mantenerli vivi e presenti nella memoria storica della nostra terra.

Le viuzze, le cantine e vecchie stalle, un tempo abitate dalle antiche famiglie e oggi ormai in disuso, si rivestono di luci, gesti, canti e sapori di un tempo, prendendo vita attraverso i numerosi vestiti da contadini, animano le scene dentro le case e lungo tutto il percorso, facendo rivivere al visitatore, un’emozione unica e irripetibile, lasciando un ricordo indelebile a chi lo visita per la prima volta.

Il presepe, nel caso di Cammarata, è una manifestazione religiosa e folkloristica.

Video promo

Il Presepe Vivente di Cammarata Attori e spettatori di un antico teatro.
Il presepe ha inizio sotto l’antico arco arabo di via Coffari, « u patu », che introduce il visitatore in uno spazio e un tempo «altro». Incontriamo «u firraru» che riscalda il ferro per poi batterlo e modellarlo a suo piacimento, «u scarparu» mentre acconcia le scarpe rotte; «li raccamatrici», che ricamano vari tessuti in una stanza riscaldata dalla brascera; «a furnara» intenta a cuocere il pane nel forno a legna; «u picuraru» che prepara la ricotta.

Dentro una stalla è allestito « u Museo»: il figurante, nei panni del contadino, ci enumera i piccoli e grandi utensili e gli attrezzi da lavoro del mondo contadino. «u Fasularu», che dal suo pentolone dispensa ai passanti un buon mestolo di fagioli cotti. «u Picuraru», vestito di tutto punto con la vraca, fatta di lana di pecora. Di seguito ci si addentra in una scena senza tempo, « A Capanna», luogo ierofantico per antonomasia, culla dello spazio sacro, dove San Giuseppe, Maria e il Bambino Gesù sono interpretati da persone in carne e ossa:fanno da sfondo un bue e un asino in una cornice di paglia e vimini.

 

Proseguendo ci si ferma davanti «u Furnaru», dove brave panettiere impastano, infornano e condiscono con olio nuovo ottimo pane caldo, la cui fragranza ristora i visitatori. Verso la Rocca, si visita la bottega «u Scarparu » chinato al tavolo da lavoro, per riparare e acconciare suole e vecchie scarpe; di seguito «u Siggiaru» che ripara e costruisce sedie e si intreccia anche le fibre vegetali per realizzare i panara. « U Varvìari», un salone essenziale dei primi anni del Novecento; «u Falignami», curvo sul suo piano da lavoro in mezzo a seghe e pialle; « u Firraru», impegnato con i suoi strumenti: forgia, mantice, incudine, chiodi, chiavi, aratri ecc.. L’odore delle mandorle e dei fichi avvolge la bottega di «u Pizzarrunaru» che ha appena sfornato i suoi dolci natalizi. 

Fuori dal baglio incontriamo due ciaramiddari che con musiche e canti natalizi allietano l’atmosfera del presepe. Di seguito, le grida di alcuni uomini apparentemente brilli ci attraggono dentro «a Taverna». Qui alcuni, vestiti a dovere con abiti scuri, coppola in testa e scapuccina, giocano a carte,altri bevono, altri suonano u marranzanu cantando vecchi stornelli. Il vociare confuso e allegro di alcune donne annuncia che si è nelle vicinanze di una «Putia»: nella piccola bottega due donne, con la brascera a terra, vendono i prodotti della terra: pomodori, verdura, frutta insieme ad altri alimenti essenziali come lo zucchero, il sale e i legumi; i prodotti del mercato povero di allora: farina, pasta, zucchero, caffè, lenticchie, stoccafisso, formaggi appesi al filo, i fichidindia, l’alloro, la cannella, i fiori di camomilla, le mele cotogne, lo astratto e le sorbe.

Più in là, un buon odore di ceci cotti ci spinge nella capanna «du Ciciraru». Si entra poi nello splendido laboratorio di « u Sculturi»: qui è possibile ammirare capolavori di pietra in miniatura. In un altro spazio, «u Spremiracina» stuzzica i passanti con l’odore forte e pungente del buon vino cotto. 

A pochi metri «u Stazzunaru» che trae dalla creta informe e dall’argilla utensili indispensabili alla vita domestica: lanceddi, bummuli, piatta, pignati ecc. Due donne all’interno di un piccolo mulino ricostruito «annettano u frummìantu», mentre un uomo alla macina di pietra è addetto alla farina. Nella porta accanto si sta preparando la pasta: alcune donne attorno all’arbitriu lavorano i vari tipi di pasta sistemata su canne ad asciugare.

In una stanzetta si trova un piccolo laboratorio, «li Raccamatrici», tre donne sono curve su bianchi lini e lavorano coperte, lenzuola e altra biancheria armonizzando colori, disegni e vari punti antichi. Proseguendo una donna tesse i tenni al grande telaio di legno, e altre anziane signore, sedute attorno a brascera, lavorano la calza, l’uncinetto e la maglia. Nell’allestimento di questa piccola bottega non è stata dimenticata neppure la dimensione privata dei proprietari; infatti, dietro l’esposizione è stata ricreata l’abitazione per ricordare come la vita domestica si svolgeva in spazi così ristretti,«a Famigghia». Gli arredi sono quelli di una famiglia povera: in una sola stanza, vivono tutti i componenti, la madre dondola la naca del piccolo mentre lavora a maglia.
Nelle vicinanze una voce maschile cantilena la presenza « du Cinnirazzaru», un uomo con scialle e coppola che gira con l’asino vendendo la carbonella. Alla fine del percorso si dispiega «l’Aia»: qui un anziano contadino dirige la trebbiatura, a pisata, tenendo per le redini l’animale che frantuma i covoni sparsi. Il percorso si conclude con la visita nella bella chiesetta della Madonna del Barone: dedicata alla Madonna delle Grazie. Tutto il percorso rileva sorprese che lasciano felice il visitatore. 

L'ambientazione

Il presepe è ambientato nel Quartiere arabo chiamato San Vito nel cuore di Cammarata antica.

Per accedere a la Rocca si attraversa "U patu", un arco arabo. Il quartiere che finisce a strapiombo con le case per la maggior parte in pietra e ormai disabitate, con piccole finestre e porticine in legno sulle quali spesso è affissa una croce e da dove ci si aspetta che ad un tratto esca un personaggio dai tratti orientali che, gentilmente, ci saluti e ci auguri la buona sorte: un salto indietro nel tempo, in quel territorio dove duemila anni fa, una coppia cercava asilo.

 

Questa è Cammarata, un paese da molti descritto come un paese-presepe per la suggestiva collocazione arroccata in un pendìo con le casupole tutte vicine e ammassate, ricorda gli scorci dell’antica Palestina, un’atmosfera di sospensione atemporale. Sembra che il passato prenda il sopravvento sul presente; riprende vita una comunità contadina tipica dei primi anni del Novecento: curatissimi sono i costumi e le scenografie, altissima è la partecipazione della gente di Cammarata e di San Giovanni Gemini, coinvolta nelle scene e nell’allestimento. Gli oltre 150 figuranti, animano una trentina di scene, fanno rivivere scorci di vita quotidiana. Tra le strette vie si gusteranno i sapori della nostra cucina preparati come una volta.

La chiesa San Vito Martire

La chiesa di San Vito risale agli inizi del XVI secolo.In un documento del 1541 le chiesa viene descritta come un piccolo monumento non sacramentale con i soli altari di San Vito, San Calogero, San Filippo, San Rocco, della Vergine Ss. del Riparo e del Ss. Crocifisso degli Angeli. Oggi la chiesa si presenta a tre navate.  La statua di San Vito si trova nella navata centrale, in questa cappella è presente un coro ligneo settecentesco con scolpite delle aquile, mentre nelle pareti della stessa cappella vi sono quattro sculture rappresentanti il martirio del santo.

Nelle navate laterali vengono conservate diversi altari e tele di grande valore artistico.

E’ una chiesa a tre navate. La navata centrale termina con un abside all’interno della quale è disposta la statua di San Vito, il santo alla quale l’intera chiesa è dedicata.

 Di grande rilievo è presente il quadro della Dormitio Virginis, di Ettore Cruzer. Vi sono anche altre tele, rappresentanti ad esempio: San Nicola, San Liborio, la Pietà, le anime del Purgatorio (tela che venne restaurata, infatti ne sono presenti due diverse versioni) e la vita di San Placido (narrata in sedici scene).

Nella chiesa è presente un fercolo processionale del SS Crocifisso degli Angeli che viene festeggiato durante l’ultima domenica di maggio, e risale al 1863.

Affacciandosi dal portone principale si può ammirare una suggestiva scalinata in pietra.

Vi sono diversi calici in argento risalenti a varie epoche, e quello più antico risale al 1500 ed è con piede in ottone e coppa in argento.

La chiesa San vito Martire è  aperta al pubblico, Si trova in via San Vito 15. Posteggio in piazza Marrelli.

 Messe -  Feriale: ore 18.00
Festivi: ore 8.30-11.30-19.00

Telefono 0922 909086