Come si presenta

La chiesa di S. Sebastiano dovrebbe essere molto antica. È dedicata alla Madonna dell'Itria, la Odigitria, la guida del cammino, ante venerata dagli orientali. Nel 1985 durante i lavori di restauro, furono trovate le fondamenta di un edificio anteriore. Erano costituite da grossi massi, squadrati rozzamente, con direzione trasversale rispetto alla chiesa odierna. Sono forse resta di un'antica chiesa bizantina che sorgeva nel nucleo primitivo del paese?

Aperta solo in varie occasioni, Si trova in Via Arturo Alessi, 6  Cammarata

Chiesa San Sebastiano 

Cammarata

Storia

Grazie ad un grande uomo che ci ha lasciato una grande testimonianza della storia di Cammarata, abbiamo preso i testo dal libro "Cammarata notizie sul territorio e la sua storia" di Monsignor Domenico De Gregorio.

Il culto di S. Sebastiano vi sarà stato introdotto verso la fine del sec. XV e l'inizio del seguente, perché il beneficio di S. Sebastiano vi fu fondato con atto del 7-10-1532 in nr. Federico Blanco di Cammarata e forse da allora la chiesa cominciò a chiamarsi con il nome del Santo. Il beneficio era di diritto patronato dell'Università. Nella chiesa aveva sede l'antica confraternita della Madonna dell'Itria (nel 1598 Antonio, figlio di Luca Traina le lascia, in nr. Pietro Cimino, onza una) che dovette estinguersi verso il sec. XVIII. Nella visita del 1540 la chiesa di S. Sebastiano é ricordata con queste parole: "Ecclesia di Santo Sebastiano in ditta terra de jure patronatus di li jurati di ditta terra". Aveva una rendita di un'onza annus. In un atto del 26-11-1554 si menziona una casa "sita et posita in hac terra Camerate et in contrata Platee publice seu di lo piano di la fontana ipsius terre, secus locum et ecclesiam S. Sebastiani dicte terre" (31). In un periodo di peste, forse alla fine del '500 o all'inizio del '00, la chiesa venne dedicata anche a S. Rocco per averlo protettore nelle epidemie così frequenti in quel tempo. In un documento citato dal Biancorosso la chiesa é così descritta: "La sopradetta chiesa del glorioso martire S. Sebastiano e S. Rocco, dove pure vi é aggregata la congregazione dell'Anime del Purga torio della suddetta terra, e nella piazza maggiore della medesima, innanti la porta maggiore di detta chiesa, vi é un piano con una fontana di acqua nel mezzo con i suoi gradi d'intaglio, nel mezzo della quale vi é una colonna con un ponte piccolo, sopra di essa un piedistallo con una statua di marmo giroglifico che rappresenta solerata in diversi corpi marmo giroglifico che rappresenta Cammarata, a latere destro vi è una casa solerata in diversi corpi sopra la quale si rendono li canoni annuali a detta congregazione che scendono alla somma di onza 1 a grana 13, a latere sinistro vi é la loggia dell'università di detta terra dove si liberano e si bandiscono li pegni che al presente é distrutta; la facciata di detta chiesa é di stucco, la porta maggiore é di intaglio e magistrale con una lapide sulla porta, nella quale si legge la dedicazione e l'anno di riedificazione in miglior forma con l'immagine del glorioso S. Sebastiano, con l'armi del duca Francesco Branciforti" (32).

Sulla lapide si leggono queste parole: "Virgini Deiparae divi sque Sebastiano et Rocho aedem sacram vetustate pene collapsam renovata a fundamentis substructione Beneficiarius (33) in melio rem hanc faciem, sua et piorum civium pecunia restituendam cu ravit. Anno MDCXXXIII.

Ai lati della lapide si leggono le parole: Francisco duce et au spice = Sotto gli auspici del duca Francesco (Branciforti). La chiesa serviva per le assemblee del consiglio civico del paese che al tocco della sua campana si riuniva in essa per deliberare. Da una loggetta posta a sinistra della facciata, si promulgavano le decisioni e i bandi.

San Sebastiano fu sede del consiglio civico sino alla fine del pe riodo feudale; in seguito, i decurioni si riunivano o nella sede del municipio o in altra casa. Durante le vicende del 1848 e del 1860 le riunioni si tennero in matrice.

Nel 1838 le rendite della chiesa erano di onze 19,34,12. Il 2-7-1860 successe nel beneficio al sac. D.V. Pacera, il sac. Gaetano Longo. Il 20-1-1863, con apposita ordinanza, il sindaco, comunicava ai rettori della Congregazione e al beneficiale l'ordine di abbattere il coperticcio e la volta della chiesa perché pericolanti. Il sac. Gaetano Longo e i rettori della Congregazione riuscirono a rifare la volta dentro l'anno.

Nel 1905, anno in cui mori. Emanuele Spinelli, fratello del vi carlo Giosue, lasció con testamento del 31-12-1884 presso nr. S. Te. liareni, L S00 per pavimentare in marmo le chiesa.

Nel 1872 era cappellano e beneficiale D. Giacinto Biancorosso; In seguito lo fu d. Giosué Spinelli.

Nel 1904 nella sacrestia successero dei disordini di cui si occu parono anche i carabinieri, ma non abbiamo altre notizie.

Nel 1915 vari ricorsi vennero inoltrati al vescovo e al Papa perché erano spariti dalla chiesa parecchi oggetti sacri, tra cui un velo prezioso.

Mons. Lagumina il 19-3-1915 scrisse all'arciprete Gueli: "E' stato scritto che io d'accordo con lei ho fatto chiudere la chiesa di San Sebastiano che procuro di far venire meno il sodalizio del Purga torio non eleggendo né i rettori laici, né il rettore ecclesiastico, essendo divenuto impotente l'attuale (G. Spinelli)".

In quel periodo, la chiesa, aveva una rendita complessiva di amministratore il sac. N. Giacchino che venne accusato al vescovo di Inviare fuori diocesi le messe da celebrarsi minore . All'inizio del 1915 la chiesa, forse per le malattie dello Spinelli, era stata chiusa, ma nell'aprile era già riaperta. Dopo l'incendio di S. Domenico molte statue furono portate al san sebastiano che, nel 1950, funzionò anche da matrice, eseguendosi dei lavori in San Domenico e in Matrice. Ma nel 1936-37 era stata chiusa al culto per dare una sede all’azione Cattolica Femminile. Dopo la Seconda guerra mondiale venne restaurata specialmente per l'interessamento del Sig. Giuseppe Bellavia e riaperta al culto. Nella chiesa sono notevoli, anche artisticamente, le statue di San Sebastiano e S. Rocco (rovinata da restauri) e della Madonna delle Scalilla, il quadro del Purgatorio, di S. Gregorio e della Madonna Dell’Itria del sec. XVIII. La Cappella del Purgatorio é ornata da bouni stucchi, affreschi e quadri.

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