Il monte Cammarata, una lunga storia...

Il nostro monte da tutti gli storici é concordemente denominato Cammarata e così é l'uso del popolo che in Cammarata lo denomina senz'altro, la montagna mentre nei paesi vicini e lontani 6 chiamato la montagna di Cammarata o semplicemente Cammarata, La denominazione di Gemini 6 assai recente, il Fazello infatti scrive "Il Platani lascia da man destra Cammarata e un altissimo monte del medesimo nome". Il chiamare la montagna Gemini. per le sue principali vette é errato perché, allora, si dovrebbe dire i monti Gemini; ancora più erroneo é chiamare Gemini una delle due vette, cercando nel Gonio o nel Mele l'altro gemello. Perciò la denomina zione tradizionale l'unica attestata dai documenti antichi e la unica accettata da storici e geografi seri - ci sembra la più esatta più consona alla realtà, anche perché corrisponde al significato di Cammarata, come si é detto.

 

Il Biancorosso scrive che "il maestoso Kammarak offre tre sommità coniche tra loro varie in altezza che sono: Montelungo la cui altitudine sul livello del mare e di metri 1576, S. Venera 1466 e Monte di mezzo di varia altezza". Questi sono i veri nomi delle due vette: Montelungo e S. Venera. In una relazione anonima, ma compilata nel 1820 in Cammarata, si legge questa descrizione: "Tiene il terzo luogo tra le siciliane montagne. Si può dividere, secondo lo stato attuale in tre regioni: alta o sia deserta che altro non offre se non buon pascolo ed erbe odorifere dove sono grandi fossi per raccogliere la neve che si conserva per le calorose stagioni... Nella seconda, ossia media, si conservano copiose sorgive di eccellente acqua e buoni siti ove 1 pastori fanno le madre per i loro armenti e poche parti della stessa disastrose al cammino, naturalmente producono alberi frutti feri e poca quantità di frumento e di altri generi si raccoglie. La terza regione selvosa, ossia il Piemonte, dalla parte che guarda ad oriente é degna di ammirazione perché tutta coperta di vigne e di alberi fruttiferi con case di campagna e offre un aspetto ridente, terminando nel basso con il paese di Cammarata che dà il nome a detto monte, abbonda maggiormente di acque sorgive e perenni; nella parte di tramontana ad occidente grandi pianure con copiose acque sorgive stanno coperte di vacche e di altri animali da pastori zia in gran copia e sono circondati da folti boschi. Per una buona qualità del suolo, irrigato da copiose acque sorgive in questa ter za parte si potrebbe adottare qualunque sorta di culture ".

Il monte Cammarata

Raccontato dal monsignor De  Gregorio

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Storia dal 700 ad oggi

Storia di San Giov. Gemini

Storia di Cammarata

Secondo il Gemmellaro la montagna di Cammarata fa parte del "calcario secondario che occupa tutto l'alto terreno della Sicilia e forma il fronte settentrionale dell'isola", Sua caratteristica é l'inclinazione degli strati come é osservata nella nostra montagna.

Secondo il Bollettino del servizio geologico di Italia " il monte Cammarata fa parte dei Monti Sicani (Sicilia centroccidentale) e ne costituisce il più alto rilievo, essendo di mt. 1568 sul livello del mare".

"La cima e la cresta della montagna — scrive M Gerardi sono formate da calcare ceruleo cristallino a crinoidi del Lias medio, esso posa con leggera discordanza sugli strati molto ondulati del calcare triassico, come può vedersi nella pittoresca e maestosa sezione naturale del versante occidentale sopra il vallone della Venere. 11 Lias medio é inclinato verso este viene coperto da calcari giuresi e titonici sui quali sono fabbricati i vicinissimi paesi di Cammarata e S. Giovanni.

 

1 calcarei titonici si immergono sotto una zona di argille scagliose coceniche, nelle quali compaiono Intercalati quà e là, grandi banchi di arenarie più o meno cloritiche. A questa formazione succede direttamente quella miocenica che prosegue lungo le pendici orientali del monte fin quasi al Platani e forma un'altra zona che. partendo a nord di Castronovo, giunge al monte Babbaluceddu, al confine del bacino (del Platani). Nella parte a ponente dominano ancora abbastanza lungamente le argille scagliose dell'eocene me dio che cessano poi senza oltrepassare il Platani per cedere il cam po ad altre argille meno antiche...

Affiorano in gran quantità nel monte Cammarata i calcari computti a liste e noduli di selce, le dolomie del trias e i calcari cavernosi del Retico, quelli del Lias inferiore quasi sempre bianchi e cri stallini. Rocce queste tutte permeabilissime e siccome si succedono o si appoggiano le une sulle altre, così costituiscono una gran massa di eguale permeabilità.

 

Questi calcari costituiscono, oltre che il monte Cammarata che è la zona di maggiore importanza idrologica d tutto il bacino del Platani, anche il versante orientale della Serra de Leone e quello settentrionale delle alture Soprano del Campanaro a nord di Cammarata, oltre i monti della Feravecchia e la catena della Guardia fino al Cugno del Pettinaro al nord di Castronovo".

 

Secondo il prof. Santo Motta, che nel 1956 compì vari studi sulla nostra montagna, il piano antico della montagna si trova a Portelle S. Venera (q.1277) "ora per effetto di una gran faglia con notevole rigetto verticale, la quale delimita da ponente il monte Cammarata affiora il cosiddetto Flysch carnico, Esso é rappresentato da una associazione di calcari straterellati a Posidonia, alternate con argille verdognole paleontologicamente sterili.

 

Segue alla base della limitrofa parete del monte Cammarata una zona di calcari dolomitici a strati intensamente orecchiati e di sarmonicamente arricciati rispetto al sovrastante complesso di cal cari chiari o bianco crema a liste e noduli di selce, ad andamento stratimetrico più regolare che presentano per quasi tutta la loro rilevante potenza significative tracce o addirittura qualche ricco li- vello di halobie".

Osservazioni sulla geologia del monte e del territorio 11 dr. G. Arnone in un suo studio sugli aspetti geologici e ambientali delle frane di Cammarata (11) fornisce un quadro generale della geologia della nostra montagna, allargandolo anche a tutto il territorio di Cammarata. "I terreni affioranti in quest'area scrive sono riferibili ai seguenti tipi litologici: Argille verdognole e nerastre molto tettonizzate con intercalazioni si sottili livelli marnosi e di calcareniti grigie contenenti rari noduli di selce... Affiorano a Portella della Venere. Calcareniti e calcilutiti grigio avana talora rosate, dolomiticho. con liste e noduli di selce con qualche intercalazione argillosa; calcareniti gradate e calcari nodulari in grossi banchi; calcareniti pseudoolitiche talvolta. Costituiscono l'ossatura del monte Cammarata, affiorano estesamente nei dintorni di Cozzo Rossino e ad W del Vallone Cacagliommaro.

Calcisiltiti, calcareniti e brecce a matrice marnosa con ciottoli arrotondati e ben argille marnose e marne rosse e verdi calcilutiti sicilizzate rosse... Affiorano lungo il versante est. Calcisiltiti, calcilutiti e torbiditi sicilizzate talora con sottili in tercalazioni argillose… Affiorano lungo il versante E. Marne, calcari marnosi tipo e calcari con liste e noduli di selce; calcilutiti rosse e bianche ricchissime di componente organica... Calcareniti gradate e calcareniti. Affiorano nel versante del monte e in una larga fascia nord dell'abitato di Cammarata e di Piano Belvedere.

 

Calcareniti e brecciole nummulitiche (localmente chiamata pietra frumentina) con clasti e spigoli vivi, con sottili intercalazioni di marne argillose e grigie... Affiorano ad O dell'abitato di S. Giovanni Gemini in lembi sparsi in contrada S. Lorenzo.

Marne grigie talora con abbondante glauconite; argille grigio verdi talvolta scagliettate con superfici lucide le quali passano ver so l'alto ad argille sabbiose brunastre... Affiorano lungo la fascia pedemontana E.

 

Calcareniti glauconitiche verdi e molto ben cementate a stratificazione incrociata... Affiorano lungo una fascia che va in direzione nord-sud dal Vallone fin quasi all'abitato di S. in S. Onofrio l'abitato di Cammarata costruito su di esse. Argille grigio-verdi marne argillose con rare intercalazioni soprattutto nella parte bassa... Affiorano estesa mente E ed S degli abitati di Cammarata S. Giovanni Gemini.

 

La successione fin descritta i terreni costituenti la unità del Monte Cammarata la quale si presenta in struttura monoclinalica con immersione media di circa 30 gradi E. Gli altri termini affioranti in quest’area appartengono alla coltre sopraccorsa durante le fasi tettoniche del Miocene Medio-Sup. e sono costituiti da argille e verdi del Miocene inglobanti numerosi blocchi esotici (Klippen) di arenarie e calcari, di cui il maggiore è ubicato alla Montagnola e costituito da una serie calcare silicio-marnosa Giurassico-Miocenica.

Il dr. Giuseppe Madonia nelle osservazioni trovò a S-E della Sorgente dei cacciatori “un affioramento di ftanite a cui verso lo alto succede uno straterello di un materiale verdolino come quello che ne costituire la base (12)”. Si passa poi alla dolomia massiccia dall'aspetto brachiforme cristallino di color bianco crema tendente al grigio cinereo dello spessore apparente di una trentina di metri, Subito dopo la dolomia massiccia segue un calcare dolomitico, straterellato con cui cominciano i  fossili e compaiono i noduli alle liste di selce cornea; tra i fossili prevalgono le specie halobra, paonella e posidonia (13) Sempre, secondo il Madonia, in montagna prima di arrivare alla zona della vetta gli strati passano da decimomisurabili a grossi strati metromisurabili, cambiando gradatamente di colore che dal grigio cineereo va tendendo verso il bianco crema prima e il bianco vero e proprio poi.

 

Dalla base si ha il susseguirsi dei seguenti terreni: ftanite, dolumia massiccia, calcare dolomitico, calcare a noduli di selce, calcari brecciformi simulanti un conglomerato da cui si inizia la facies del flysch tipica. Questa si continua anche nel versante orienta Je col calcare bianco a monotis limeformi e successivamente col calcare blanco pseado oolitico In conclusione, secondo il Ma donna, con piena sicurezza tutto il monte "si puo attribuire al trias norico ad eccezione di un sottile spessore di calcare pseudo politico che si rinviene alle falde orientali poco esteso orizzontalmente e per il quale non al ha alcun elemento di datazione".

 

Nella zona della montagna e dei dintorni sono stati rivenuti dei marmi preziosi come il giallo, l'agata e molte varietà di diaspro, alcuni di essi come il giallo antico e l'agata verde della montagna e dei dintorni, secondo la tradizione, furono adoperati anche per la reggia di Caserta. Il Biancorosso, citando l'Ortolani e il Chiarelli, afferma che nel l'altopiano di Possino si trovano agate e diaspri rossi ed orme di miniere di ferro

Altre interessanti notizie sulla nostra montagna e zone vicine trovo in uno studio di Francesco Cipolla intitolato: Tracce di antichi mari nel gruppo montagnoso di Cammarata (Agrigento) e singolare piegamento quaternario, in cui l'autore parla degli interessanti fenomeni riconosciuti che sono nuovi, e si direbbe quasi inaspettati, in questa regione interna della Sicilia. "Sono parecchie le sculture di probabile origine marina presentate dalle portelle di S. Venera e di Gargiuffé e dalla Roccia della Rondine nel lato settentrionale del Monte Cammarata ad altezze superiori agli 800 metri. Ma le alte tracce degli antichi mari pleistocenici... sono facili a vedersi nelle rupi più o meno grandi che circondano la bella montagna di Cammarata, specialmente ad oriente. Le falesie indubbiamente marine, con solchi e grotte e limitate in alto e basso da ripiani e da terrazze sono frequenti in esse, specialmente nell'alberata Montagnola. massa di calcare compatto appartenente al cretaceo ed anche probabilmente ad altre età più antiche del secondario... E' un piccolo ma caratteristico esempio di sollevamenti a forma elissoidale (Bombements et dômes) avvenuto in età sicuramente posteriore all'incisione dei livelli dei 600 o 700 metri, sollevamenti che non sembrano molto infrequenti nel postpliocene siciliano. Nella parete della Montagnola é facile osservare le tracce di due solchi marini bene impressi, quasi paralleli, non più perfettamente orizzontali, ma leggermente ricurvi, convessità in alto. E le vicine grotte di Acqua Fitusa recano le note caratteristiche dell'azione marina, tra cui, oltre l'incavo, i cunicoli laterali esterni, così comuni nelle grotte mari ne pleistoceniche dei dintorni di Palermo".

 

Il Caruso e Alimena nelle sue note, a proposito della montagna, scrive che "dalla sua sommità, all'apparire dell'aurora, sendo il cielo sereno dalla parte dell'oriente, si vede tutto il regno di Sicilia et alcune montagne della Calabria.

Vi si vede in questo monte una cosa di grandissima meraviglia perché verso mezzogiorno al tempo di està, nel nascere del sole, la ombra di questo monte arriva al monte delle Giummarre così detto. vicino quasi un miglio della città di Sciacca con tutto che sia lontano da detta montagna di miglia 40 in circa e tanto alto che alcuna volta si ha visto che nella sua sommità risplende il sole e ci é serenità grande e verso le falde nuvoli e oscurità e gran piogge. E' molto atto per la sua altezza alla contemplazione delle stelle e però molto frequentato dalli astrologi: qui si sogliono far le guardie delli paesani in tempo di guerra.

Ma quello che é di grandissima meraviglia che notano ed hanno osservato con orni verità Cosmografi moderni è che sopra questo monte per linea verticale si sparte il regno di Sicilia e quella parte che è verso l'aquilone lo attribuiscono al mar Tirreno e quella parte che è verso l'austro al mar Libico. E in questo monto sono le fosse dove tutto l'anno al conserva la neve e foro le prime fosse che si facessero in qualsivoglia parte perché i Cammaratesi foro i primi inventori di conservare con artificio detta neve in dotte fosse. Ci sono aquile, astori, spervieri e tante altre cove di uccelli, conigli, lepore, corvi, daini. Porci spini e di ogni altra specie di animali perché vi erano densissimi boschi e ora e cessata la specie in alcuni di questi animali per essere mancato il riparo… E’ cosa di meraviglia che quelle pecorelle che pascolano l'erbe di questo monte, mentre sono vive e da sol morte in perpetuo tenno li denti tutti adorati e tinti di oro, signo evidente della nobiltà delle pascolo di questo monte.

 

In questo monte tenevano li Agrigentini li loro cavalli delli quali si servivano nelli giuochi olimpici. Oggi con l'esperienza delle cose si vede che qualsivoglia cavallo, quanto si voglia fiacco e macilente sia, pascendo li pascoli di questo monte, in qual si voglia tempo in breve ingrassa e nuove forze. qualità prende e come fenice si rinnova e ringiovanisce. Il Caruso stesso enumera oltre 90 erbe medicinali che si possono raccogliere sul monte e molte pietre preziose che vi si trovano Barbone scrive che nel monte Cammarata si trovò un diaspro color di carne che per la vaghezza e rarità era venduto in commercio a tre onze il palmo cubico.