Il platani, una lunga storia...

Il fiume “u sciumi” come lo chiamano gli abitanti che lo vivono ma gli antichi scrittori lo chiamano “Halycus,” e anche Lycus. Diodoro Siculo e Plutarco lo chiamano prima con il primo nome e poi con il second. Il termine Halycus deriva dal greco Halicos, salino o salato e potrebbe spiegarsi perché le sue acque, ad un certo punto, sono salate.

Esistono, infatti grandi glacimenti salini nel suo bacino imbrifero o in diversi tratti il fondo del suo lotto e formato da strati di sale". Ma poiché l'altro nome di Lycus, derivato anch'esso dal greco Lykos, lupo, era nome assai diffuso di fiumi greci o di paesi descritti dai Greci (come gli affluenti del Meandro, dell'Iris in Armenia e del Fasi in Bitinia) si può pensare che esso sia stato dato al fiume o per somiglianza o per analogia con altri fiumi noti ai coloni greci: oppure per qualche riferimento ai lupi che, sino al secolo scorso, erano frequenti del nostro territorio come é anche attestato dalla toponomastica (es. La Lupa).

Il Caputo identifica il Kamicos con il Platani-Halikos. Vibio Sequestre egli scrive dice che il territorio agrigentino è diviso in due parti "nel senso non di confine, ma di fiume centrale: non fiume di confine come tutti pensano e può anche aver coinciso in particolari momenti politico-militari transitori, ma fiume centrale, cioé la valle divisoria del territorio agrigentino... L'Halikos centro economico e geografico della Sikania che la solcava in due, corrisponde al Platani, la via del commercio salino che sarà stato attivato, principalmente, in tempi di iniziale affermazione di genti nuove o di mercato chiuso altrove, o, come é verosimile sia avvenuto dopo la critica situazione del Mediterraneo Orientale tra la fine del XIII secolo e il principio del XII che aveva bloccato i mercati egei".

Il Platani é ricordato dalle antiche leggende greche perché sarebbe stato risalito sino a Camico da Dedalo, nella storia invece segnò il confine tra Greci e Cartaginesi nel 383 a. C, come narra Dio- doro Siculo  o cosi anche nel 339, dopo le vittorie di Timoleonte, come scrive lo stesso storico e anche Plutarco". Nel 256 nel Platani si nascose la flotta cartaginese composta da 350 lo gni per impedire il passo in Africa a quella romana proveniente da Ecnomo (Licata) dove si era appartata per Imbarcare le truppe

di terra ivi accampate, destinate alla spedizione africana. Il Platani a quel tempo era una delle principali basi navali del Cartaginesi in Sicilia e il suo territorio fu il primo ad accogliere i dodici Elefanti della spedizione di Annibale. La navigazione del Platani oggi non sarebbe più possibile per l'innalzamento del fondo marino dovuto alle formazioni neoplioconiche della struttura della crosta terrestre in Sicilia e per la scomparsa della lunga striscia di terreno marnoso dalla punta di Capo Bianco, inabissatosi, per il cozzo incessante delle onde o per terremoto, nel mare con gran parte dell'antica città di Eraclea Minoa ".

Il nome di Platani gli fu dato dagli Arabi o perché ricco di platani o perché significa largo ed esteso o, come più probabile, perché vicino alla loro fortezza di Platani o Platanella (Iblatanu) che sorgeva sulla riva destra dello stesso. Questo nome é stato poi variamente latinizzato: Platanis, como scrive il Fazello, Platina come portano il Maurolico e il Ferrario, sino al Fluvius Palatinus, come lo chiama V. Barbaro nella vita di S. Alberto di Trapani. Secondo il Fazello il Platani ha origine tra Cammarata e Castronovo: "Platanis oritur inter Castrum Novum et Cammaratam, novi nominis oppida, ex parvis quidem fontibus".

La Gerardi così ne descrive le sorgenti e il corso: "Dall'altura della Quisquina parte una catena di colline che da un lato si con giunge alia maestosa montagna di Cammarata e dall'altro al monte della Specola alle cui basi é Castronovo, formando una valle circolare in fondo alla quale il Platani ha le sue sorgenti. Queste, essendo diverse, possono dividersi in due gruppi principali, ma in tutto si fanno ascendere a 17.

Il primo gruppo verso il nord ha principio dai monti che prendono il nome dai feudi Sparangi, Carcaci e Derupo. La portata di queste sorgenti é assai difficile a misurarsi, ma dalle misure approssimative eseguite si può ritenere che essa non sia minore a mc. 0,120/1.". E così non é nemmeno misurabile la portata del gruppo inferiore le cui sorgenti principali sono nel feudo Le Piane. La por tata delle sorgenti di questo ultimo gruppo é aumentata dall'acqua di una sorgente che proviene dall'altura della Quisquina. Tali acque scorrono nelle terre dell'ex feudo Altavilla, ricevendo alla sinistra il contributo del Vallone Cucco che deriva anch'esso dalle medesime alture; attraversano il feudo Melia lasciando parte di questo feudo alla destra, ma alla sinistra sono ingrossate da altri piccoli corsi d'acqua e dai valloni delle Nocelle e della Cannella che si originano dal Pizzo dello Stagnataro. Le acque di queste sor genti, sia del gruppo nord che del gruppo sud formano semplici torrenti. Si forma il vero fiume dopo la confluenza con le acque provenienti dalle sorgenti di S. Andrea. Dopo tale unione il corso delle acque si dirige verso oriente per lungo tratto, riceve a destra le acque del vallone Cacagliommaro che si origina dalle alture dell'ex feudo Rossino, lascia alla sinistra il comune di Castronovo e alla destra la chiesa di S. Pietro. Poco più a valle vi confluisce il vallo ne Chiacchierona che ha origine nel feudo Finocchiara... E' ingrossato in seguito dal vallone Saraceno detto così perché ricorda il nome di un vecchio contadino arabo che abitava nell'alto della val lata di questo torrente… Dopo la confluenza col Saraceno il Platani, a Km 18,5 dalla sorgente, si unisce col Morello proveniente dal Portella delle Vigne a nord di Lercara Friddi. Il Platani dopo la suddetta confluenza si volge a sud-ovest costeggiando l'ex feudo Ficuzza.

Nel punto detto Passo di Barbiere, da un barbiere che nel sec. XVI annegò nel tragittarlo, riceve alla destra, con il nome di vallone Barbiere, il Turibolo In seguito nel Platani si versa il Tumarrano che la Gerardi definisce "il primo affluente importante del Platani" e "subito dopo, sempre a sinistra é alimentato dal vallone di Castroventuro che nasce dall'ex feudo di Casalicchio. Più a sud abbiamo i valloni Mancuso e Gassena i quali costituiscono affluenti di destra del Platani. Un poco più a sud il Platani lambisce a destra l'ex feudo Gilferraro e alla sinistra l'ex feudo Salina, poscia assumendo la direzione da nord-ovest a sud-est, fa un vasto arco spezzato da continui giri e rigiri che racchiude il feudo Machinese. Comincia a segnare, prose guendo poi in direzione da nord a sud, il confine tra la provincia di Girgenti e quella di Caltanissetta. Intanto riceve i torrenti Paolo, Frate Paolo, Biviano, torrenti che si originano dalle molte derivazio ni dei terreni di Casteltermini.

 

Uscito dal territorio di Cammarata il Platani, in seguito, riceve il Salso o Gallodoro, il Vallone Comitini, poi, tra altri meno impor tanti, il Turvolo finché poi sbocca nel mare presso Eraclea Minoa. Il Platani anticamente era ricco di vari generi di pesci come scri ve il Fazello: "Lycus piscosus etiam nunc est hodie... anguillarumque, alosiorum largam habens capturam". Oggi nelle zone vicine a Cammarata si catturano ancora le anguille con il sistema dell'attassatura, cioé adoperando in alcune conche di acqua un'erba, chiamata in siciliano rizzitieddu (Titima glio) che stordisce le anguille e le paralizza (attassa) e così poi ven gono facilmente pescate.

La Gerardi nota che lungo le sponde del Platani si possono tro vare numerosi uccelli palustri, in massima parte migratori, di cui enumera le seguenti specie: Gadduzzu d'acqua (corriere piccolo), gaddinuzza o facciola (folaga), catazzùmulu (smergo minore), oche ed anitre selvatiche, trizzòla (alzavola), murracuni (moriglione), codduvirdi (anitra adorna), codduvirdi impiriali (fistione turco), rid dena (redenna), arciruttuni (beccaccino grande), paparduni (croccolone), papardella (pizzardella), invalora (fifa). Solo i primi tipi di uccelli sono stazionari, gli altri sono migratori.

Il fiume Platani

Raccontato dal monsignor De  Gregorio

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