• Una montagna di eccellenze Cammarata-San Giovanni Gemini

U CRUCIFISSU DI TUVAGLI A CAMMARATA


La prima domenica di maggio per antichissima tradizione, risalente certamente al medioevo, di festeggia nella chiesa di San Domenico, il Crocifisso con l'appellativo dî tuagli o di Sant'Antuoni. La processione che si svolgerà domenica prossima 2 maggio è una delle più significative e antiche della tradizione cammaratese. Si tratta di una pasqua, di un rito di passaggio dalla stagione fredda alla stagione calda e nello stesso tempo di un rito di passaggio fisico dei cammaratesi con i loro simboli religiosi per delimitare il loro territorio e implorare la benedizione divina su di esso.


La statua, che è uno studio condotto dallo scultore Antonio La Bella sulla figura di Cristo della Pietà di Michelangelo della basilica vaticana, una volta veniva tirata fuori dalla sua cappella la mattina del sabato precedente la festa, veniva adornata con i chiodi e la corona d'argento e portata in processione in piazza; quindi collocata all'altare maggiore. Ora questo rito si svolge la domenica precedente la festa e in quest'occasione si confezionano i curdeddi o zaghareddi, misurando la statua dalla testa ai piedi con dei nastri, che così tagliati venivano e vengono indossati da ammalati e devoti.


Il giorno della festa per simboleggiare il passaggio tra le due stagioni la vara viene adornata con tutte le primizie locali, manipoli di spighe, piante di fave coi loro baccelli, rami di ciliegio coi loro frutti, fronde di arancio coi fiori di zagara, tovaglie di lino appena tessute, che vengono donate anche nel corso della processione – da ciò il nome popolare di Crucifissu dî tuagli -, e tantissimi fiori, soprattutto rose.

Per simboleggiare, invece, il passaggio fisico a delimitare il territorio l'itinerario della processione seguiva una volta un lunghissimo percorso, ora ridimensionato, ma sempre significativo. Uscivano i confrati di Sant'Antonio col loro sacco bianco, la bandiera grande e i tamburi portando a spalla la vara adornata in quel modo subito dopo la messa cantata, nella tarda mattinata, e scendevano fino alla Gianguarna, alla punta del paese. Da qui, organizzando una lunga catena umana e attraversando i campi di ncap'a costa, tiravano la vara fino al palazzo. Alla piazza dei cappuccini si benedicevano i due paesi, facendo muovere la vara in direzione dei quattro punti cardinali, e, quindi, si faceva una lunga sosta per rifocillarsi. Qui i devoti già avevano imbandito delle tavole e avevano preparato cibo e vino che venivano e vengono ancora distribuiti agli intervenuti.

Poi per un antico diritto consuetudinario, che risale al medioevo, dato che, prima che fosse costruito il centro abitato, il Crocifisso passava per i campi allora denominati i piani di San Giovanni, la processione, senza dover chiedere autorizzazione alcuna ad autorità ecclesiastica o civica, attraversava tutta San Giovanni fino alla trazzera – u strittu dî vacchi – che conduceva a Santa Maria. Dopo aver fatto il giro della Casazza e una sosta al piano di Santa Maria, l'itinerario prevedeva l'attraversamento di tutta Cammarata, passando per San Vito, il castello e la piazza, dove si procedeva e si procede ancora, come anche nella piazza di San Giovanni, a passo lentissimo, al rullio della Ntunisa, il particolare ritmo usato dalla confraternita. L'arrivo in chiesa avveniva dopo molte ore

Oggi l'itinerario è stato ridimensionato, ma mantiene tutta la sua simbologia di festa del passaggio. Infatti la vara continua ad essere adornata con tutte le primizie, ma la processione, accompagnata da confrati, tamburi e bandiera, raggiunge direttamente la piazza dei cappuccini, dove si impartisce la benedizione ai due paesi e ci si ferma per consumare cibo e bevande in segno di ringraziamento. Quanto rimasto sulle lunghe tavole imbandite viene portato a casa dai devoti e distribuito a poveri e ammalati. Si continua a far valere il diritto di attraversare tutta San Giovanni, ma alla cappella dell'Ecce Homo si gira a destra, attraversando il viale ed entrando a Cammarata dal ponte di Sant'Agostino. Da qui la processione prosegue con le antiche modalità verso il castello e la piazza. All'arrivo in chiesa, come da inveterata consuetudine, gli ornamenti della vara vengono distribuiti tra i devoti che li portano in casa o in campagna in segno di devozione e per implorare fecondità.


Una volta la mattina del lunedì seguente, oggi la domenica successiva, l'immagine viene riportata in processione in piazza e poi riposta nel suo altare. In queste due piccole processioni il Crocifisso viene portato da una sola persona, che spesso per voto adempie il suo compito fino a tarda età.

Grazie a

Carlo Longo

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