LA PREISTORIA

 

Il territorio su cui sorgono le due cittadine di Cammarata e S. Giovanni Gemini è quasi completamente inesplorato, ma le numerose grotte che vi si trovano hanno offerto delle prove inequivocabili di vita umana risalenti all'epoca della pietra. Le grotte, specialmente nella zona del Pizzillo, non sono mai state completamente e sistematicamente esplorate, ma dalle notizie ricavate, specie dalle più recenti esplorazioni, si può con certezza affermare che esse furono abitate in periodo epipaleolitico. Lo testimonianoi reperti litici e i manufatti sicuramente databili della epoca. Inoltre, si sono trovati « numerosi cocci di materiale fittile, di ceramica liscia o impressa e anche dipinta ».Alcune esplorazioni delle grotte di contrada Pizzillo sono state compiute negli anni 1960, 1961, 1962 dal Gruppo Speleologico « Akragas » con risultati soddisfacenti sotto il profilo storico e archeologico.

Una delle grotte più interessanti è quella della Acqua Fitusa, esplorata nel settembre del 1931 dal dr. Eduardo Coffari, dagli avv. Francesco Carta e Giovanni Longo e dal sig. Giovanni Amormino di Vito, i quali ci hanno lasciato una relazione dettagliata. Mons. Domenico De Gregorio — storico cammaratese — nel volume « Cammarata » scrive che « L'esplorazione scientifica della grotta si è iniziata per merito dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e della Soprintendenza alle antichità di Agrigento » e ad opera degli studiosi « A. Palma di Cesuola, P. Gambassini e G. Bianchini nel mese di aprile degli anni 1969,1970, 1971.Il materiale rinvenuto è stato numeroso, superandoi tremila pezzi, e assai interessante per la materia e perla forma: dei bulini e dei grattatoi, delle troncature, dei becchi, delle punte a dorso, delle lame a dorso, dei ra- schiatoi ».« Riguardo alla cronologia, dai campioni di carbone reperiti nello strato grigio dello scavo, immediatamente sopra la roccia di base e sottoposti all'analisi presso il laboratorio C 14 di Firenze per lo strato grigio, si ricava che si collocano, con una approssimazione più o meno di 330 anni, a 13760 anni fa ».

 « Altre grotte interessanti si trovano nel nostro ter-ritorio come quelle della contrada Fosse, che furono pure abitate in epoca preistorica, le Rupi Rosse della Montagnola, che sono di origine marina, e, giù ancora, la Caverna della Vecchia 'Ntantara e quella dei Ladroni, chiamata pure la Fridda ».

IL PERIODO ANTICO

 Nel periodo greco e romano nel nostro territorio dovettero esserci uno o più insediamenti e una forma di vita duratura. Infatti « lungo il Platani, e specie nella zona tra Ganzeria e Salina, si sono trovati dei ruderi di antiche costruzioni, cocci di vasi di epoca romana, e in quella dove oggi sorge la stazione ferroviaria, durante gli scavi per i lavori di impianto, furono trovati vari og- getti antichi di epoca romana. Così anche a Casabella, al Tumarrano, a Chiano d'Amata, si sono trovate monete antiche, tracce di abitazioni, cocci di vasi e a Casabella un pavimento a mosaico ». «Purtroppo, — afferma Domenico De Gregorio — sino all'epoca dei Normanni è impossibile scrivere o anche tentare, allo stato attuale degli studi, una storia del nostro territorio per la mancanza di notizie sicure tra- mandate dagli storici.

Dell'epoca cristiana abbiamo la testimonianza offertaci da alcune tombe del Tumarrano e da altre ad arcosolio sul lato est di una roccia arenaria in località Casa bella ». Il nostro territorio fu pure certamente abitato durante il periodo bizantino e prima della conquista degli arabi, come si dimostra da vari indizi e specialmente dal documento del 1176, in cui si concilia la lite tra gli abitanti di Karsa e Tumarrano.

[FONTE: LIBRO CAMMARATA SAN GIOVANNI GEMINI I COMUNI DELLA MONTAGNA-SALVATORE PANEPINTO] 

L'ORIGINE DI CAMMARATA

 

 La mancanza di antichi documenti e il silenzio degli scrittori non ci consentono di conoscere l'epoca della fondazione di Cammarata. Diversi storici, tuttavia, hanno formulato delle ipotesi nel tentativo di ricostruire le sue origini.

Attribuiscono a Cammarata un'origine araba l'ab. Amico, F. Tardia, A. Airoldi, F. Ferrara, L. Calcara

Egizio, G. Bonanno e R. Gregorio; ritengono, invece, che essa si sía costituita durante il periodo normanno C. Pasca, G. Di Marzo e IVI. Amari.« Or, a parte delle riportate opinioni quasi tutte sfornite di prove, — scrive Gaetano Di Giovanni, rosi.  Ingegnere studioso castelterminese, — certo egli è che la prima volta che si vede apparire il nome di Cammarata si è in un documento pubblicato dal can. Pasca, avente la data dell'anno stesso in cui avvenne la morte del conte Ruggiero, cioè del 1101 ».  « Ed inclino a credere... che l'odierno comune di Cammarata non tragga la sua origine da un'epoca anteriore alla musulmana; da poiché, essendo certa la sua esistenza nell'epoca normanna, è probabilissimo che sia persistito al conquisto cristiano ».

Mons. Domenico De Gregorio non concorda con l'ipotesi sopra riportata, perché nel volume « Cammarata » scrive: « Se ci è lecito avanzare una ipotesi, riteniamo che l'abitato di Cammarata, almeno nel suo nucleo fondamentale, sia precedente alla dominazione normanna e anche araba ».

 I primi documenti storici su Cammarata risalgono, infatti, al periodo normanno, quando il suo territorio

venne concesso dal conte Ruggero D'Altavilla alla sua consanguinea Lucia, che viene denominata « Domina o dominàtrix Cameratae »i Essa dovette ricevere l'investitura feudale del territorio e del castello agli inizi del secolo XII; in seguito si associò il figlio Adamo.

DALL'ORIGINE AL DUECENTO

 

Non esistono « documenti storici o dati archeologici » che ci consentano di conoscere quale sia stato il quartiere più antico di Cammarata. Parimenti non sono molti gli scrittori che ne abbiano tentato una ricostruzione e che costituiscano per noi fonti per potere avanzare delle ipotesi.

Domenico De Gregorio, la fonte più attendibile, così scrive nel volume « Cammarata »: « Il nucleo della piazza attuale, avanti S. Sebastiano [La chiesa di S. Sebastiano dovrebbe essere molto antica. E' dedicata alla Madonna dell'Itria. Nel 1985, durante i lavori di restauro, furono trovate le fondamenta di un edificio anteriore. Sono forse i resti di un'antica chiesa bizantina che sorgeva nel nucleo primitivo del paese?Il culto di S. Sebastiano vi sarà stato introdotto verso la fine del sec. XV e l'inizio del seguente.Nella chiesa sono notevoli le statue di S. Sebastiano e S. Rocco e della Madonna della Scalilla, il quadro del Purgatorio, di S. Gregorio e della Madonna dell'Itria del sec. XVIII ».

, negli antichi documenti, è chiamato "tocco" (cioè, parte, pezzo) "vecchio" e, probabilmente, il nome serviva ad indicare la parte più antica del paese, come conferma anche l'altro nome con cui è chiamato lo stesso posto: "Vico" (seguito anche, a volte, dallo stesso aggettivo di vecchio). Secondo il Tirrito era anche chiamato "citazza" forse corruzione del latino "civitas" ». In periodo arabo, verso il nono secolo, dovette formarsi il quartiere di Gianguarna, perché nel luogo dove oggi sorge la chiesa di S. Giacomo un tempo si trovava

un'antica moschea araba.Mons. De Gregorio, infatti, a conferma di questo scrive: « Gianguarna era l'altro quartiere di antica origine, forse anche araba o dei primi tempi normanni. Il nome potrebbe significare: fonte di Guarna (ain = fonte)». In un periodo successivo, un altro « centro abitato, o almeno un certo nucleo di case che, in seguito, sparirono, perché la zona è franosa », dovette crearsi dopo la Gianguarna, « nella zona attorno all'attuale edicoletta dedicata a S. Cataldo, che ha dato il nome alla contrada ».

Questa ipotesi è avvalorata dalla notizia secondo cui « S. Gerlando (morto nel 1100) » vi « fece edificare la chiesa di S. Cataldo ».« La chiesa di S. Cataldo era tra le più antiche di Cammarata perché, come si ricava da un documento conservato nell'Archivio della Curia Vescovile di Agrigento, era stata fondata da S. Gerlando.

 Ma già nella visita del 1540 era descritta "ruinata e nuda". Nel 1594 in S. Cataldo era il convento di S. Francesco (Minori conventuali?) e si esigeva un legato fondato da Gaspare Gaziano.

Il ciantro del capitolo, che ne era titolare e l'aveva officiata, dovette restaurarla poiché è ancora ricordata inun documento del 1629. Ma in seguito rovinò completamente »

Diroccatesi le case e la chiesa per le continue frane cui è soggetta la zona, gli « abitanti dovettero costruire le nuove abitazioni più a monte », in un luogo più sicuro e stabile identificato con quello dove sorge la chiesa dell'Annunziata con il convento attiguo. Intanto dalla piazza « le case, sempre più numerose, si addossavano alla montagna e si aggrappavano ai piedi del castello come per averne protezione. E il maniero, dall'alto, aguisa di un vegliardo genitore, vigilava su di esse con paterna comprensione ».

Così, « forse all'inizio della dominazione normanna », il primitivo nucleo della piazza cominciò ad ingrandirsi e « un altro quartiere si sviluppò... sotto il castello, estendendosi a sud-est sino alla Scalilla ».

Nel corso del Duecento, tra gli antichi quartieri della piazza e della Gianguarna, sorse un gruppo di case

che in breve tempo si incrementò. Ivi, i primi anni del Trecento, pensiamo, dovette essere costruita la matrice.

La matrice dovette essere costruita i primi anni del '300. « Era dedicata a S. Nicola di Bari, sorgeva nell'area della chiesa attuale ed era preceduta da un terreno su cui crescevano dei cipressi, forse, come era l'uso antico, tra le sepolture poste davanti la chiesa ». Nel 1624 un incendio distrusse la matrice, la cui ricostruzione completata soltanto nel 1701.  E' una chiesa a tre navate, divisa da cinque colonne a forma di pilastro per parte; è lunga mt. 52,30, larga mt. 17 e alta mt. 24. Il presbiterio è lungo mt. 15,30 e largo mt. 8,30.

La matrice, ricca di opere d'arte, conserva l'antico organo del XVI sec., il pulpito monumentale del 1776, il Banco dei Giurati del '700, il Cristo risorto dí Antonio La Bella, una Deposizione della fine del '500, la Cona marmorea di Andrea Mancino, la Nicchia bramantesca in oro zecchino, le statue della Madonna dei Miracoli e di S. Nicola.

Intanto, però, nella prima metà del XIII secolo, erano state edificate le chiese di S. Biagio, « Antiquissima aedes » (chiesa antichissima) il Pirro chiama quella di S. Biagio, nominata in un documento del 1219. Probabilmente in questa epoca o poco dopo dovettero venire ad abitarvi i Carmelitani che vi restarono sino alla fine del sec. XV o all'inizio del. XVI, quando passarono in S. Giovanni ». La chiesa è stata chiusa al culto nel 1980, dopo la morte del sac. don Vincenzo Pollina.Nella chiesa si conservano i quadri di S. Filippo Neri del Reni e della Sacra Famiglia e della Natività di Pietro D'Asaro, il Crocifisso e le statue di S. Biagio e S. Lucia. 

Sotto la piazza, e di S. Maria di Gesù, « La prima chiesa di S. Maria fu edificata dalla "dominatrix" Lucia di Cammarata prima del 1141 ». Poiché nel sec. XVIII la chiesa e il convento minacciavano rovina, dopo il 1759 fu iniziata la loro costruzione nella collina della Casazza. Dovettero essere completati verso la fine del secolo.La chiesa, ad una navata, è larga mt. 8, alta mt. 14,20 e lunga mt. 27.In essa si trovano opere interessanti come le statue della Madonna Bianca del Gaggini, di S. Francesco, S. Antonio, S. Pasquale del Bagnasco, della Madonna di Cacciapensieri e di - S. Giuseppe e i quadri di S. Francesco e S. Diego. in contrada S. Lucia. Gli architetti Antonino Barone e Giuseppe Giarratana non si trovano concordi con le ipotesi di mons. De Gregorio, infatti nella tesi di laurea « Problemi del territorio di Cammarata connessi alla storia della contea » scrivono: « Il quartiere della Gianguarna, quasi certamente il più antico..., rientra nella sfera di influenza della chiesa dell'Annunziata (« Anticamente la chiesa era dedicata alla Madonna degli Infermi, ma, già prima della visita del 1540, è chiamata dell'Annunziata. Aveva un campanile a vela con' due campane; per iniziativa del rettore sac. Salvatore. Pollina, dal 1947 al 1949, fu costruito un nuovo campanile su cui poi venne collocato un orologio ». La chiesa, oggi, è preceduta da un atrio con arco ogivale e possiede il Crocifisso (del sec. XVII), il gruppo ligneo secentesco dell'Annunziata, la tela della Maddalena forse del Reni e un quadro di Fra Fedele da S. Biagio.,) e dello annesso convento di cui sono ancora visibili le mura perimetrali ».

Poi indicano in una tavola, dove viene ricostruito lo sviluppo urbanistico di Cammarata, come secondo nucleo abitativo, il quartiere a valle dell'antica « Strata della Carrozza » e compreso tra la piazza, il castello e la matrice. Tra le ipotesi sopra riportate e in parte contrastanti, riteniamo più attendibili quelle espresse da mons. Domenico De Gregorio, sia per la serietà di chi le avanza e sia perché appaiono le più verosimili. Infatti noi siamo propensi a credere che il nucleo primitivo del paese sia sorto attorno alla « piazza », anche se, come attestano alcuni ruderi, un casale più antico e fortificato doveva trovarsi più a monte. Il quartiere di Gianguarna, sebbene antico, dovette crearsi in seguito, probabilmente in periodo arabo, perché, come èstato sopra riportato, nel luogo dove sorge la chiesa di S. Giacomo un tempo si trovava forse una moschea. Infatti la zona era chiamata, con nome di origine araba, « rabbato » o « rabbatello ».Cammarata ebbe '',0k ai tempi di Lucia, e soprattutto negli anni immediatamente seguenti,... un incremento di popolazione causato da molti fattori, come le lotte contro i Musulmani attorno al 1250 — quando i numerosi casali arabi dell'agro cammaratese si spopolarono —, l'attrattiva di una posizione strategica così forte come la roccia su cui fu edificato il paese, la sicurezza garantita dalla potenza di Lucia e del successore Adamo, attorno al loro castello fortificato, fenomeno comune a tanti altri paesi della Sicilia, le comodità offerte da una convivenza numerosa di cittadini e, possiamo anche aggiungere, la necessità di trovare un posto arieggiato e lontano dai luoghi malarici e franosi che il disboscamento di vaste zone cominciava a rendere pericolosi ».Questa ipotesi è avvalorata da Edrisi, il quale ne « Il libro di Re Ruggero » così descrive Cammarata durante il dominio di Lucia: « Qammaratah, casale grosso, ha territorio di estesi confini, con molti campi da seminare, ha un castello di alto sito, forte e difendevole, orti e giardini e frutta in abbondanza ».

CHIESA ANNUNZIATA

IL CASTELLO
Non conosciamo a tutt'oggi documenti che possano testimoniare sulle origini del castello, per cui sconosciuti appaiono il periodo in cui dovette essere edificato e il signore che ne ordinò la costruzione. I primi atti in cui si legge del castello risalgono al 1100 e si riferiscono al dominio di Lucia. « Nei primi documenti su Cammarata, le donazioni di Lucia, si nomina il "castellum Cameratae" come titolo del paese; è dunque da pensare che se non ci fosse stato un castello la denominazione non avrebbe senso. Perciò non è illogico ritenere che, sin da quei tempi, per lo meno, esistesse, anche per la posizione del luogo altissimo alle fortificazioni militari, un castello fortificato con attorno un paese di cui Lucia era la "dominatrix" ». Barone e Giarratana nella tesi «Problemi del Territorio di Cammarata » affermano: « Appare ragionevole supporre che il castello sia coevo o leggermente posteriore al sorgere del paese stesso, tenendo presente che l'iniziale ragione d'essere del castello in genere, come cioé sua precipua funzione, è quella di proteggere il sottostante casale, la suaeconomia, i suoi interessi e garantirne quindi l'esistenza e lo sviluppo ». Infatti « il castello... domina sul borgo e può pensarsi sorto dopo il centro abitato ». Francesco Caruso, invece, scrive che il castello è più antico del paese: « Castrum antiquius oppido admirabili conditum artificio ».

Secondo il Pasca il castello è stato « edificato da Bartolomeo di Aragona nel 1384 » mentre il Tirrito « lo ritiene fabbricato da Ottobono de Aurea, verso il 1340 ». Le supposizioni del Pasca e del Tirrito devono essere intese non come fondazioni « ex novo », ma come vaste ristrutturazioni ed ampliamenti del nucleo primitivo fino a raggiungere la complessa configurazione attuale.Difatti l'arch. Rodo Santoro — studioso dei castelli siciliani — afferma: « Il castello nasce da un piccolo casale munito di torre e cinta fortificata.

Successivamente questo nucleo accentuerà il suo carattere di castello con progressivi ampliamenti e rinforzi nella volumetria degli elementi difensivi, mentre il nucleo abitativo verrà spostato più in basso in sito orograficamente sottostante a costituire la cosiddetta "Terra", cíoè il borgo feudale. Quest'ultimo, per ragioni difensive, sarà anch'esso cinto da un muro, ma dovrà rimanere sempre distaccato dal castello. Dal XII al XIV secolo la primitiva fortificazione sull'acrocoro roccioso progredirà architettonicamente fino a raggiungere le dimensioni di un grosso castello munito di quattro torri ».

 « Nel castello — scrive mons. De Gregorio — abitarono lungamente i signori di Cammarata... Di esso si vede una immagine, quale era all'inizio del 1600, nel quadro di S. Ignazio e di S. Francesco Saverio nella Chiesa Madre: è un edificio quadrangolare con quattro torri ed è circondato da mura merlate e da opere di difesa. E' isolato dalle altre costruzioni del paese e domina dalla collina su cui sorge, in una posizione veramente strategica, difficile a prendersi perché difeso a nord-est dalla rocca a strapiombo su cui poggia e ad est e a sud e ad ovest dalle altre fortificazioni ».

Il terremoto del 1537, l'incuria del tempo e la scarsa resistenza del terreno hanno prodotto nel tempo gravi danni al castello di cui hanno fatto crollare la parte occidentale e due delle torri.

« Di esse, — scrivono Barone e Giarratana — solo due ancora oggi sono visibili; di una si possono vedere solo alcuni ruderi sui quali è chiaramente leggibile l'antico stemma nobiliare dei Palizzi che ricevettero l'infeudatura di Cammarata da parte di Federico II nell'anno 1302. La seconda è invece meglio conservata e da tempo adibita a carcere mandamentale; al suo esterno è chiaramente leggibile lo stemma nobiliare della famiglia Moncada. Dall'esame dei ruderi rimasti è possibile stabilire che lo schema di pianta è sostanzialmente rettangolare; dei lati più lunghi, quello rivolto verso ovest misura metri 50, mentre la lunghezza del lato est è di metri 52. Il lato sud misura metri 38; in questo lato si scorgono i ruderi di una delle due torri rimaste, dai quali si deduce che la sua forma era circolare.Il lato nord, infine, è rafforzato dall'altra torre anch'essa di forma circolare, il cui raggio è di metri 3,50, con uno spessore di mura di metri 2,20 ».

« Dopo la fine del feudalesimo tra il comune e gli eredi Paternò » sorse una lunga controversia. Soltanto « nel 1838 il castello venne occupato dal Comune. In seguito l'acquistò Vincenzo Collari », il quale lo cedette a don Giuseppe Longo da cui passò « alle Salesiane, Figlie di Maria Ausiliatrice, per stabilirvi un orfanotrofio ».

[FONTE: ISTITUTO BIBBLIOGRAFICO SICILIANO, PAESI DI SICILIA , CAMMARATA 1965]

l'arte nelle chiese di Cammarata

IL TRECENTO E IL QUATTROCENTO

 

Nel corso del Trecento l'abitato di Cammarata si sviluppò « sino a Porta Guagliarda... dove, come dice lo

stesso nome, sorgeva una delle porte del paese. Lo testimonia anche l'edicoletta della Madonna della Porta, secondo l'usanza assai diffusa — come lo attestano tanti monumenti nelle città antiche — di collocare vicino alle porte più importanti l'immagine della Vergine, "Ianua coeli", a tutela e difesa.

La linea naturale delle fortificazioni del paese e, probabilmente, almeno in certi tratti, delle mura, scendeva di là verso sud, lungo l'avvallamento naturale — un vero torrente, di inverno — che raggiungeva il Cozzo della Vucciria e si concludeva poi con l'altra porta che si trovava tra San Domenico e S. Biagio. Negli antichi documenti, sino all'inizio del sec. XVII, si parla della contrada di Porta Guagliarda "o di lo lavinaro" ».

« Il quartiere di S. Vito probabilmente sorse più tardi, tra i secoli XIV e XV, perché all'inizio del secolo XVI è ricordato come esistente e fornito di chiesa ». L'antica chiesa di S. Vito, anteriore al '500, era piccola e aveva sei altari. L'attuale — per lo stile e per le notizie reperite da alcuni documenti — si può ritenere costruita tra la seconda metà del se colo XVI e la prima del XVII. La chiesa è a pianta basilicale con cinque pilastri per lato e un cappellone tra le due cappelle absidali. Essa conserva notevoli opere come l'antico organo (del '700), lo artistico coro, il Crocifisso ligneo (del '600), le statue di S. Vito (del '600), di S. Pietro, di S. Paolo, i quadroni della Vergine Santa e di Dio Padre e i quadri di S. Placido, S. Eligio e S. Liborio. Nella sacrestia si trova un armadio in legno scolpito, ornato da putti e fregi e sormontato da una edicoletta con la statuina di S. Vito.

Un indice dell'importanza commerciale di Cammarata, che per il forte incremento aveva assunto l'aspetto di un paese, fu l'istituzione di un ospedale (L'ospedale, presso la chiesa di S. Antonio (oggi S. Domenico), esisteva dal secolo XIV ». Poiché l'edificio era crollato, « l'ospedale fu rifondato dai sacerdoti di Cammarata il 6 gennaio 1493 ».All'inizio dell'800, a causa del fabbricato pericolante, gli ammalati furono trasportati nel monastero dell'Annunziata, prima, e in un edificio sito di fronte la matrice, poi. Nel 1937, in seguito ai lasciti testamentari dei fratelli Luigi e Salvatore Longo, l'ospedale venne trasferito nei locali di via L. Longo e nel 1984, per motivi igienico-sanitari, in un edificio nuovo di contrada S. Lucia.), l'esistenza di una comunità ebraica e la costruzione delle chiese di S. Domenico (« La chiesa di S. Domenico fu edificata dai Domenicani al posto di quella dedicàta a S. Antonio che era stata loro concessa nel -1509, con l'ospizio, per uso di convento ».  Nel 1913 un incendio ne distrusse l'abside e il tetto La ricostruzione, iniziata nel 1929, venne completata nel 1934. La chiesa conserva i quadroni di S. Giacinto, di S. Vincenzo, di S. Domenico, del Rosario, di S. Agostino, della Madonna del Ro), di Santa Domenica (La chiesa di Santa Domenica dovette essere costruita verso la metà del '400, perché in un documento è ricordata come « Ecclesia di S. Domenica in dicta terra in la quali est confratria ».La chiesa, dopo la soppressione dei beni ecclesiastici del 1866, fu privata del convento che venne tra-sformato in municipio. In essa si custodiscono le statute di Maria Ausiliatrice, di S. Filippo di Agira, dell'Immacolata (sec. XVIII) e i quadri dell'Adorazione dei Magi e di S. Gaetano.Nell'altare del Crocifisso si trova un tabernacolo di argento e un paliotto di lamina d'argento.) e di S. Giacomo e S. Giovanni Evangelista (Questa chiesa, secondo la tradizione, sorge su di una antica moschea araba; « la cosa è verisimile perché S. Giacomo era considerato il protettore dei Cristiani contro i mori. Ma la chiesa attuale non è l'antica — che però vi -doveva essere vicina -- perché nel 1576 essa era già distrutta ». Poiché quell'anno si ricostruiva la chiesa di S. Giovanni Evangelista, i confrati di S. Giacomo chiesero e ottennero dal Vescovo di trasferire in essa la loro confraternita.La chiesa restò aperta al culto fino alla seconda guerra mondiale.).« Soltanto nel 1312,— scrive mons. De Gregorio per un decreto di Federico II di Sicilia, fu loro imposto di abitare nel ghetto che divenne allora il quartiere commerciale. Con questo decreto del 23 luglio il re prescriveva che gli Ebrei si riunissero in un luogo appartato e fuori delle mura delle città e perciò, probabilmente da allora, si riunirono in Cammarata nella zona sottostante S. Maria, nel terreno tra il giardino di S. Agostino e di S. Vito, che, anche oggi, a volte, ancora, è chiamato il quartiere degli Ebrei. Quivi doveva sorgere la loro sinagoga e anche il loro cimitero.Con l'affermarsi degli Spagnoli, la tolleranza verso gli Ebrei diminuì finché Ferdinando il Cattolico, il 31 marzo 1492, firmò il decreto di espulsione degli Ebrei da tutti i suoi domini ». (7) Alla fine del Quattrocento Cammarata, a causa del-la massiccia immigrazione di « nuovi abitatori », aveva visto aumentare notevolmente la popolazione. Infatti gli abitanti, che secondo V. Amico verso la metà del secolo XVI erano 8.092, avevano superato il numero di 7.000.

DISEGNO MATRICE DI CAMMARATA
mappatura di cammarata

l'ANTICO PORTALE DELLA MATRICE (1930)

cammaraa antico pospetto matrie

CHIESA DELL'ANNUNZIATA

cammarata chiesadell'annunziata

STRADA CARROZZA (OGGI VIA ROMA)

cammarata strata carrozza oggi via roma

LE CHIESE DI S. SEBASTIANO E S DOMENICO

VISTA PANORAMICA CON CHIESA S. VITO

CHIESA S DOMENICA (BADIA)

cammarata chiese san sebastiano e san domenico
cammarata monastero e chiesa di santa domenica a batia

In questa Pagina abbiamo raccolto altri dettagli sulla storia di Cammarata tratti dal libro paesi di sicilia dell'Istituto bibbliografico siciliano, stampato il 15 maggio del 1965 

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