[FONTE: LIBRO CAMMARATA SAN GIOVANNI GEMINI I COMUNI DELLA MONTAGNA-SALVATORE PANEPINTO] 

L'ORIGINE Di S. GIOVANNI

 

Cesare Pasca nel libro « Cenno storico e statistico dei comuni di S. Giovanni e Camerata » circa l'origine del paese scrive: « IL comune di San Giovanni ebbe origine nel 1451 dal conte Federico Abatellis che fu il primo a formarvi un caseggiato sopra quel suolo tutto pianeggiante, di poi, per privilegio dell'imperador Carlo V fu tra le università riconosciuto » Una notizia riportata dalla visita pastorale del 1540 fa ritenere per certo che già in quegli anni, sul piano di  San Giovanni, esisteva un gruppo di case senza fisionomia giuridica chiamato « nova habitationi.  Sui motivi che avevano portato alla formazione di suddetta nuova abitazione, molte sono le ipotesi.Su alcuni fogli dedicati a San Giovanni, compilati  da Francesco Caruso e conservati nella Biblioteca Comunale di Palermo si legge: « Crebbe tanto la popolazione di Camerata che, incapace il sito di potervisi - formare altri edifici, gli abtanti di quella diedero principio alla fabbrica sopra il piano, ... che dalla prima chiesa prese il nome di San Giovanni.

D. M. Smith nel volume « Storia della Sicilia medievale e moderna » scrive: « La fondazione di nuovi villaggi conferiva ai baroni prestigio e al tempo stesso l'illusione di un reale potere. Il rango sociale dei magnati si valutava in larga misura dall'estensione dei loro territori e dal numero di città in cui avevano potere di vita e di morte ... Il fondare un villaggio con più di ottanta famiglie comportava in genere un seggio nella Camera baronale al parlamento, o un voto supplementare se il suo proprietario possedeva già questo privilegio ».

 « Infatti Federico I Abatellis, conte di Cammarata, dal 1451 ebbe dal re il privilegio di edificare nuove terre (ius aedificandi), ma solo in seguito, e precisamente il 3 marzo 1507, fu concessa la "licentia populandi ». Intanto però il nuovo paesello, proprio in quei decenni, cominciava a formarsi spontaneamente sul piano di S. Giovanni. Eppur « pensiamo che la vicinanza della grossa Terra di Cammarata impedì per allora la formazione del novello comune, tanto vero che per darvi vita si dovè ottenere un secondo privilegio dell'imperatore Carlo V, onde riconoscerlo fra le università del regno ossia tra i comuni baronali di allora ».

 « Nel 1511     il gruppetto di abitanti non doveva essere numeroso: essi ascendevano a 50 e perciò non potevano offrire la consistenza numerica necessaria per creare una nuova università ».

Un'altra spiegazione assai _verosimile è riportata dal p. Salvatore La Pilusa che cita un libretto manoscritto iri possesso del sac. Carmelo Di Marco da Cammarata: San Giovanni Giovanni ebbe origine in seguito alla frana successa nella parte settentrionale di Cammarata. Successa la f rana, gli abitanti si presentarono al Signore Abatellis per avere il necessario soccorso; questi diede loro piena licenza di andare al bosco, il luogo dove sorge San Giovanni, sboscare dove loro piaceva, tagliare alberi e tutto l'occorrente per farsi le capanne (i pagliai) provvisorie, finché si costruissero le nuove case ».

Dovrebbe essere il 1537 l'anno in cui, a causa di un terremoto, franò la collina dove sorge il castello di Cammarata, danneggiando le case vicine e lo stesso maniero. Se, come si pensa, è questa, del 1537, la data della frana e perciò dello sciamare di cammaratesi verso la nuova sede, è chiaro il motivo per cui nella visita pastorale del 1540 San Giovanni è chiamato « nova habitationi ».Infatti se prima vi esisteva la chiesa di San Giovanni e qualche casa, ora, dopo l'immigrazione seguita alla frana, esso aveva acquistato la consistenza numerica e l'aspetto di un nuovo paese.

 La data del 1537 è possibile conciliarla con quelle del 1451 e del 1507, in quanto Federico I Abatellis, Conte di Cammarata, nel 1451, ebbe dal re il privilegio e il diritto di edificare nuove terre (ius aedificandi) e nel 1507 la facoltà di popolarle (licentia populandi),

Il 9 giugno 1587 (I divisione del territorio di Cammarata e S. Giovanni 1587. Die nono lanuarii Decimae - quintae Ind. 1587.Quia utilitas Ill.mi Domini D. Haerculis De Branciforti Comitis  Cameratae et Domini Terrae Sancti Joannis eius territoría intelligantur et sint separata a praedicta terra Cameratae eiusque territorio    et jurisdictione tam in causis civilibus quam in criminalibus; ideo, et jurisdictione tam in causis civilibus quam in criminalibus; ideo, vi praesentis actus, fuit provisum et mandatum, per dictum Dominum Comitem, quod dieta terra Sancti Joannis eiusque territorium  intelligatur et sit separatum a dicta terra Cameratae eiusque praedicto territorio et jurisdictione facta, Ill.mus Dominus Comes declaravit et declarat quod dieta terra eiusque territorium habeat et teneatur pro terra et territorio separatis a dieta terra Cameratae eiusque supra dicto territorio et quod supradictum territorium dictae terrae S.. Joannis intelligatur et sit ut dicitur: li feghi del Mancuso, li feghi del Pizzillo, li fàghi di Minaxhia, li feghi Ledera et cuso, li feghi del Pizzillo, li fàghi di Minaxhia, li feghi Ledera et  quod jurisdictiones et auctoritates officialium dictae terrae S. Joannis • eiusque territorii tantummodo extendarit et extendi debeant  praedicta terra S. Joannis eiusque supradictum territorium ut dicitur  sino al fiumicello che cala di S. Maria di Gesù e va a finire sinu allu fundacu di Galiuni di jusu; tirannu sinu alla vigna del Magnificu Francisco Lo Scrudatu, che và alli Giuri e nesci alla vigna che era di lu nobili Simuni Valuni jusu.Et quod dicti ufficiales terrae S. Joannis non possint se immisceri et cognoscere causas civiles et criminales dictae terrae Cameratae, ne etiam ufficiales Cameratae possint cognoscere causas civiles et criminales dictae terrae S. Joannis et unusquisque maneat in iure  suo sub poena unciarum quinquaginta pro quolibet controvertente  erario curiae applicandarum. Inde de mandato Ill.mi Domini Comitis factus praedictus actus ad futuram rei memoriam pro servitio Onnipotentis Dei suae Cattolicae Majestatis et praedicti Ill.mi Domini Comitis Unde.

Ex Actis Curiae Capitanialis huius terrae Cameratae - per copiam factam ab Archivo per me Joseph de Minneci archivarum.

I divisione del territorio di Carnmarata e S. Giovanni 1587. 9 Gennaio, Indizione 15a 1587.

Perché l'interesse dell'Ill.mo Signore D. Ercole Branciforti, Conte di Cammarata e Signore della terra di S. Giovanni, è quello che  i territori di S. Giovanni s'intendano e siano separati dal territorio  della terra di Cammarata e dalla giurisdizione della medesima, tanto nelle cause civili quanto criminali, per questo, ín vigore del presente atto, fu provveduto ed ordinato, per detto Sig. Conte, che la detta terra di S. Giovanni e suo territorio s'intenda e sia separato dalla terra e territorio di Cammarata e dalla sua giurisdizione.  L'Ill.mo Sig. Conte dichiarò e dichiara che detta terra e territorio  si abbia e si tenga come separata dal sudetto territorio e terra di Cammarata e sia territorio di detta terra di S. Giovanni i feudi  seguenti: feudo Mancuso, feudo Pizzillo, feudo Minaga, feudo Ledera e che la giurisdizione e l'autorità degli officiali della terra di  S. Giovanni e del suo territorio si deve estendere soltanto sino al  fiumicello che scende da S. Maria di Gesù e va a terminare sino al fondaco di Galiuni di giù avanzandosi sino alla vigna del Magnifico Francesco Lo Scrudato, che continua sino ai Giuri ed esce  alla vigna che fu del Nobile Simone Valuni di giù.

Detti ufficiali di S. Giovanni non possono mischiarsi e conoscere le cause civili e criminali della terra di Cammarata, e quelli di Cammarata non devono conoscere quelle di S. Giovanni e ognuno  rimanga nel suo diritto sotto pena di onze cinquanta per ogni contravventore da versarsi al tesoro della curia.

Fatto il predetto atto per ordine dell'Ill.mo Signor Conte a perenne  ricordo per il culto dell'Onnipotente. Dio della Maestà sua cattolica e servizio dell'Ill.mo Signor Conte.Dagli atti della Curia Capitaniale di questa terra di Cammarata.) « il duca Ercole Branciforti divise il territorio di San Giovanni da quello di Cammarata ». Il 10 novembre dello stesso anno « S. Giovanni venne eretta in ducato ed Ercole ne fu il primo duca, ottenendo così una dignità e un posto superiore nel parlamento Siciliano e nella gerarchia nobilare del tempo. Lo stesso anno egli presentò al vescovo il primo arciprete, Girolamo V anni, che venne nominato il 21 giugno 1588.

 Così San Giovanni cominciò la sua vita autonoma come città e stato e come parrocchia ».

DALL'ORIGINE AL SEICENTO

 

Sulla costituzione del paese di S. Giovanni il Caruso scrive: « Crebbe tanto la popolazione di Camerata

che, incapace il sito di potervisi formare altri edifici, gli abitanti di quella diedero principio alla fabbrica sopra il piano ... Eravi in questi tempi edificata una chiesa sotto il titolo del glorioso S. Giovanni Battista "de jure patronatus" dei Conti di Camerata e per licenza ottenuta da mons. d. Pietro d'Aragona e Tagliavia, vescovo di Girgenti ». Il sacerdote dr. Giovanni Antonio Palumbo, parlando della diocesi di Girgenti, dice che c'è una cittadina di nome « S. Giovanni .. per essere stata fabbricata sotto gli auspici del Santo ». Dalle sopracitate descrizioni storiche, dalle notizie fornite da mons. Domenico De Gregorio e dall'antico nome di alcune vie apprendiamo che il primo nucleo urbano di S. Giovanni si è costituito presso la chiesa (In un documento del 1511 si ricorda la chiesa di S. Giovanni    Battista come edificata -dal conte Federico Abatellis ». (D. De Gregorio: « Notizie storiche su S. Giovanni Gemini »).Nel 1558 essa fu ceduta ai padri Carmelitani, i quali la intitolarono a Maria Vergine del Carmine e vi fondarono accanto il convento. Per la Confraternita di S. Giovanni Battista si edificò un oratorio trasformato, poi, in chiesa. In seguito alla frana del .1760, la chiesa subì gravi danni e fu chiusa.   Venne restaurata negli anni 1879-1880 dal sac. don Domenico Guanà. Essa conserva le statue della Madonna del Carmine (del '700), di S. Rita e di S. Elia, tre tele del prof. Giovanni Philippone e il quadro della Sacra Famiglia di Pietro D'Asaro.)

da cui ha preso il nome e lungo il largo Nazareno. Questa tesi è sostenuta dal p. Salvatore La Pilusa, il quale nel volume « S. Giovanni Gemini: sua storia » scrive: « Le prime case che sorsero nel nostro Paese sono

tutto il gruppo, in forma rettangolare, tra la via Gibilterra, via Grecia e Largo Nazareno. La prima strada quindi fu il Largo Nazareno formata tra la Chiesuola e le suddette case ».

« Il largo Nazareno, indicato in alcuni documenti con il nome di,"Piazza Pubblica", divenne fin dall'inizio il cuore della vita sociale, il centro degli affari, il luogo delle feste e degli incontri. Al centro si trovava una fontana di marmo, rotonda, con la statua di un bambino sopra di essa, dove la gente si recava per attingere l'acqua a seconda dei propri bisogni. Alle due estremità si trovavano le chiese più grandi del paese: quella di S. Giovanni Battista e la matrice. La prima chiesa costruita ai margini del piano, di fronte lo abitato di Cammarata vegliato dal Castello, la seconda, fabbricata al culmine di una scalinata di basule di pietra squadrata e volta ad oriente ». I primi anni della sua formazione, e per le cause sopra esposte, S. Giovanni ebbe uno sviluppo alquanto limitata. Soltanto dopo la frana del 1537, e ín modo particolare nell'ultimo trentennio del secolo, per effetto della più consistente immigrazione di cammaratesi, cominciò aregistrare una certa consistenza. Infatti, il piccolo borgo rurale che, nel 1511, contava « 50 abitanti », nel 1595, dopo la divisione del territorio e il primo censimento separato da quello di Cammarata, risultò avere «200 case e 500 abitatori ».

Nel 1588, intanto, l'aumentata popolazione e la necessità di una chiesa più grande avevano convinto il primo Aciprete don. Girolamo Vanni ad iniziare la costruzione della matrice. (La costruzione della matrice venne iniziata nel 1588 dal primo arciprete don Girolamo Vanni. Essa venne resa agibile, in parte, nel 1619, sotto l'arcipretura di don Francesco Giambruno. La data del 1708 che si legge sull'architrave della porta principale dovrebbe indicare l'anno in cui fu completato il tempio e costruito il portale.

Nella cappella di S. Giovanni Battista è stata tumulata nel 1930 la salma di don Michele Martorana. La matrice, dedicata a S. Giovanni Battista, è un edificio a croce latina e pianta basilicale, a tre navate, con dodici pilastri e 14 cappelle laterali. E' lunga, dalla porta all'abside, mt. 30,70, larga metri 18,12 e alta nella cupola mt. 22,10.

Nella matrice si custodiscono il bellissimo crocifisso di Gesù Nazàreno opera di frate Ella - benedetto nel 1649); le statue del Cristo, della Madonna della Provvidenza, dell'Addolorata, dell'Immacolata e di S. Giuseppe; l'urna (del '700), il pulpito (dell'artigiano Carmelo Lupo), due tele del prof. Giovanni Philippone, i quadri del Crocifisso, dí S. Anna (del maestro Francesco Riina - 1647), della Processione del Viatico e di numerosi ardipreti; l'artistico presepe della cappella di S. Giuseppe (1908).)

Il Caruso- scrive che « essendo consegnate le bolle del "Jus Patronatus", con facoltà di potersi fabbricare ed erigere nuova chiesa ..., si diè principio alla fabbrica della matrice nella parte vicina al mezzogiorno e con

permissione del duca, confinante alla chiesa, di un te- nimento di case con giardino per abitarvi i parrochi successori (atto in nr. Paolo Cardella a '25 gennaio 2 ind. 1619) sicché la chiesa primaria di S. Giovanni restò peri pp. Carmelitani col titolo di N.S. del Carmine, la seconda per la confraternita del Santo e la terza di S. Giovanni Battista per la chiesa matrice ».

Alla fine del sec. XVI, il primitivo abitato dí S. Giovanni era delimitato dalla costruenda matrice a sud e dalla chiesa di S. Giovanni Battista a nord. A monte le ultime case dovevano giungere alla via Socrate (oggi corso Umberto I), mentre ad est alle vie Orefici e Nicolas. Intanto, tra il 1572 e il 1578, in un luogo distante e isolato a valle, per volontà del conte don Ercole Branciforti e con la collaborazione del clero, dei gentiluomini e di molti cittadini era stato costruito il convento dei Cappucciní. (Il convento, con la chiesa, dei Cappuccini fu costruito tra il 1572  e il 1578 per volontà del conte don Ercole Branciforti. Fu restaurato e rinnovato più volte nel '600 e nel '700. Nel 1866, in seguito alla soppressione dei beni ecclesiastici, i Cappuccini lasciarono il convento; vi ritornarono il 14 maggio 1944, per iniziativa di fra Francesco Manetta.Nella cappella attigua alla chiesa, nel 1974, sono state traslate da  Naro le spoglie mortali Servo di Dio p. Girolamo Caruso da Cammarata. La chiesa, ad una sola navata, conserva la bellissima custodia lignea che s'innalza al centro dell'altare maggiore (del 1762), cinque quadroni di p. Fedele da S. Biagio (del '700) e un interessante Crocifisso ligneo (del '700). Nella sacrestia si trovano un armadio in legno dalle eleganti colonne tortili, sormontato da una nicchia con una statuetta della Immacolata, e due inginocchiatoi nella cui parete sono esposte sottovetro reliquie di santi.Nel corridoio di ingresso del convento si ammira una statua della Madonna (opera di Antonio Barcellona - 1756).

ABSIDE E CAMPANILE DELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE 

ARCHI NEL CONVENTO DEI CARMELITANI

IL SEICENTO

 

 S. Giovanni, nel Seicento, registrò un'espansione lenta ma continua nella prima metà e rapida negli ultimi decenni. La costruzione di numerose abitazioni richiese manodopera abbondante, per cui molti contadini e braccianti divennero manovali e muratori. Le innumerevoli possibilità di lavoro contribuirono ad alleviare la disoccupazione e a risolvere le crisi periodiche.L'abitato registrò un'espansione modesta a monte, dove dovettero crearsi le vie Socrate, Urbino e Bella Genova.  L'incremento più consistente avvenne in direzione del convento dei Cappuccini e lungo il corso Toledo, « un'ampia via selciata di piccole pietre » nella quale con- fluivano numerose « stradelle » parallele.« Il convento dei frati era distante dall'abitato forse duecento passi ed era circondato da orti, vigneti e qual che costruzione isolata. A valle, si estendeva, delimitato da muri alti di pietra, il vasto "giardino" ad uso dei Cappuccini ricco di frutti e grano. Accanto ad esso, al limite del piano, si trovava un vasto fabbricato, basso e incompleto nell'aspetto, rima sto da qualche tempo abbandonato. Più in alto del con-vento, e da esso distante un cento passi, una chiesetta nuda e deserta, intitolata a S. Margherita. Una viottola, mal ridotta alquanto perché percorsa da contadini e animali nel loro lento spostarsi giorna-liero, congiungeva il convento all'abitato, e per essa i frati andavano alla questua. In inverno, la vita dei frati non era agevole: erano esposti alla fame, .al freddo e alle intemperie nel con-vento, non sempre ben riparato, e dovevano percorrere una strada fangosa a piedi nudi. Gli abitanti, anche da Cammarata, devoti a S. Francesco, portavano essi stessi l'elemosina ai Cappuccini e alleviavan loro la fame ».  Per mezzo di appunti forniti da mons. Domenico De Gregorio e di alcuni documenti conservati nell'archivio parrocchiale, apprendiamo delle notizie sulla estensione del paese e sulla costruzione di importanti opere. I primi anni del Seicento dovette essere edificata la chiesa di S. Margherita (Non si conoscono fino ad oggi documenti sulle origini della chiesa di S. Margherita. Padre S. La Pilusa nel volume « S. Giovanni Gemini: sua storia » afferma che « sino al 1890, vicino l'ex Con-vento Cappuccini e precisamente dietro le case del fu sig. Gaspare Martorana, nel luogo fuori l'abitato, esisteva una chiesuola dedi-cata alla Vergine e Martire S. Margherita; chiesuola con un altare, piccolina e colle sue rendite. Secondo alcuni vi si celebrò Messa sino ad un 80 anni addietrol»), in contrada « 'Ncapu Cuozzu » (Sopra il Cozzo), ad opera di alcune famiglie benestanti, e iniziata la costruzione dell'ampio edificio che la tradizione ha tramandato fino a noi col nome di « u palazzu » (il palazzo) (E' una costruzione'— scrive De Gregorio — rimasta soltanto al pianterreno; ma ampia e ben ordinata nel disegno a- pianta qua-drangolare. Certamente il Castiglione non riuscì a terminarlo e poi dagli eredi ». ( dovette essere venduto alla famiglia Paternò. « Nel 1790, — scrive il Tirrito — un principe Paternò » vi fondò « un Casino sontuoso, estinto colla morte del fondatore ». (Luigi Tirrito: « Sulla città e sui comuni della Comarca di Castronovo di Sicilia », Il palazzo, « rovinatosi in parte perché abbandonato », fu in seguito venduto. Nel corso dell'800 e del '900 è stato trasformato dai di-versi proprietari in pagliere e stalle), vicinissimo al convento dei Cappuccini, per merito dell'abate Antonino Castiglione. Nella seconda metà del, secolo furono costruiti il « palazzo dei don Cuoli » o degli Alessi (completato nel 1703) (Era un vasto palazzo dal prospetto austero — racconta il prof. Giovanni Philippone -- ma abbellito da diversi balconi dalle rin-ghiere artisticamente lavorate e da, un portale arricchito con decorazioni floreali, in bassorilievo e con un'architrave su cui si leggeva la seguente iscrizione: "Alexorum opes decor et deliciae) e la chiesa del Purgatorio, (La chiesa « dovette essere costruita nella seconda metà del secolo  XVII, e, in principio, fu anche denominata, come si rivela da diversi documenti, di S. Lucia o del Purgatorio ». (D. De Gregorio: «Notizie storiche su S. Giovanni Gemini », manoscritto). Infatti da alcuni appunti si apprende che nel 1700 la visitò il can. Brugnone e nel 1737 vi venne fondata la Confraternita di S.Pasquale  Baylon. La chiesa di S. Lucia e Purgatorio ha una sola navata e dal 28  ottobre 1979 ha l'adorazione perpetua di Gesù Eucaristia.Essa conserva i quadri delle anime del Purgatorio e dell'Addolorata, il tabernacolo di laminato in oro con porticina di argento e le statue di S. Pasquale, S. Calogero e S. Antonio di Padova.

(Notizie fornite da mons. Francesco La Placa). intitolata in seguito a S. Lucia, probabilmente per iniziativa della stessa famiglia. La popolazione di S. Giovanni che, per tutto il '500 e la prima metà del '600, aveva registrato un aumento modesto, anche se costante, negli ultimi decenni del secolo si incrementò rapidamente. Infatti gli abitanti passarono da 50 nel 1511 a 500 nel 1595 e a 3011 nel 1728.

LARGO NAZARENO

Cammarata e san giovanni gemini
dal settecento ad oggi

 II SETTECENTO

 

Lo sviluppo dell'abitato di Cammarata, nel corso del '700, dovette essere alquanto limitato. Il quartiere di S. Maria, che si cominciò a costruire verso la fine del '600, fu l'unico ad incrementarsi notevolmente. Gli altri, invece, si arricchirono di nuove case, occupando zone an- cora non costruite e giardini.« Era sorto nella seconda metà del secolo, in cima alla roccia, il Santuario di S. Maria. Esso si presentava isolato per il vasto giardino e la roccia scoscesa tutt'intorno. Gli abitanti, essendo il luogo distante e la strada disagevole, vi si recavano per le festività importanti, o in momenti di difficoltà familiare e di particolare calamità, in Penitenza.  In estate, poi, per la festa in onore della Madonna di Caccia pensieri, vi si portavano in pellegrinaggio. I più devoti, però, non mancavano di andarvi per ascoltare la Messa o per pregare ».

Il Caruso, parlando nei « Documenti per la storia di Cammarata » del paese, e numera sette quartieri: « Imbastia, la Citazza, Porta Guagliarda, Porta Soprana e Porticella, la Piazza, Gianguarna ».

Cesare Pasca, dopo aver distinto il paese in parte alta e bassa, aggiunge: « Dividesi pure in diversi piccoli quartieri: uno è .alla parte superiore della Rocca che si protrae sino alla metà della Rocca medesima, propriamente dove è là chiesa di S. Vito e chiamasi Imbastia. Altri luoghi prendono nome da talune porte non più esistenti come Porta Soprana, Porta Guagliarda, Porticella. Un altro quartiere giace al basso della rupe verso settentrione e chiamasi Gianguarna. Angusto e di tetro aspetto è quel luogo che chiamasi piazza ... Tre vie principali si partono da questo luogo: una inferiore che mena fuori paese, delle altre due, quella a mancina conduce al convento di S. Domenico, quella del lato diritto mena, alla torre; evvi in questa parte una strada detta della Carrozza perché giudicasi la via regia di quell'abitato e a stento tre o quattro uomini di fronte potrebbero muovere i passi; distendessi questa via per un breve tratto e ricurvandosi va a metter capo sino al monastero di Santa Domenica ».  Per condizione del sito e per costume della gente,i quartieri di Cammarata si presentavano separati l'uno dall'altro e spesso in contrasto tra loro. Gli abitanti di rado si avventuravano in altre zone del paese e per lo più durante la « stagione », poiché per le pioggie con tinue le vie diventavano torrenti. Era rado perfino che si recassero nel piano dí S. Giovanni a causa delle trazzere impraticabili e le strade disfatte dal fango. Il novello abitato, disteso sopra quel « suolo tutto pianeggiante », appariva più moderno e praticabile per  i nuovi edifici e le strade larghe e selciate di piccole pietre.   Esso sembrava un figlio rinnegato che discostatosi. Esso sembrava un figlio rinnegato che discostatosi dalla madre per un destino migliore, ne veniva ora vegliato.« Per lungo tempo, sino alla fine del '700, Cammarata aveva come difesa sette torri: quattro del ca stello e tre distribuite nei posti strategici: Torre Bruna o Rocca, Turazza, Torre Bastia. Si ricorda anche una Turretta. Le porte del paese erano: Guagliarda, S. Maria, Porticella e Soprana ».Come per Cammarata, così anche per S. Giovanni la crescita dell'abitato fu modesta.

L'incremento maggiore si registrò a valle del paese,  dove « si fabbricarono abitazioni fin quasi lo convento dei Cappuccini ».Si arricchì di edifici la zona attigua alla chiesa del Purgatorio e al palazzo degli Alessi, mentre si completò il quartiere sotto la madríce. Tantissime case grandi e piccole e « qualche palazzo, abitato da distinte persone »,  furono costruiti.Il corso Toledo si prolungò ancora e diverse strade « larghe e dritte si costituirono ». Nacquero le vie An-tonello e Vico, nonché il cortile Alfieri. A monte dell'abitato, il quartiere della « Terra Russa » si ampliò per tante « abitazioni modeste », e dovettero sorgere le vie Archimede, Buonarroti e Galluppi e, sopra la matrice, la « Strata vocata di Guarino ». Nel XVIII secolo « si menzionano sopra tutto i palazzi edificati dal barone-Pietro Bernardo in via Antonello ( Il palazzo Alessi di via Antonello (che oggi ospita la sede della Cassa Rurale ed Artigiana e il Municipio) dovette essere costruito, nel suo nucleo originario, nella seconda metà del '700. Esso, í primi decenni dell'800, venne ingrandito dal barone Francesco Maria (1777-1850) e assegnato ai figli. Tra gli altri fu abitato dall'arc. Dionisio Alessi. (Notizie fornite dal cav. Giuseppe Alessi).) e in largo Nazzareno (Il palazzo Alessi di largo Nazzareno dovette essere costruito dal barone Pietro Bernardo verso la fine del Settecento. Il prospetto principale si arricchisce di alcuni balconi e di un portale in pietra su cui è collocato lo stemma della famiglia. All'interno sí trovano alcune sale, decorate da pitture alla volta e arricchite da stucchi, e una cappelletta. Il palazzo, verso la fine del secolo XIX, venne ristrutturato e restaurato dal barone Francesco. Questi lo ingrandì con la costruzione, nel 1896, dell'ala ovest (lato corso Toledo), che assegnò al figlio Pietro, e con l'acquisto, nel 1920, dell'abitazione della fam. Carta (lato via Grecia). (Notizie fornite dal cav. Giuseppe Alessi).) e il casino creato presso il convento delli Cappuccini ».  Il Tirrito parla in maniera dettagliata di quest'ultimo, dicendo che « un principe di Paternò nel 1790 fondò un Casino sontuoso, estinto colla morte del fondatore ».  Esso era sorto nel fabbricato chiamato « il palazzo » e costruito per opera dell'abate Antonino Castiglione i primi anni del '600. Se, nel corso del '700, l'abitato dei due comuni segnò un incremento limitato, la popolazione fece registrare una diminuzione consistente a Cammarata e un leggero aumento a S. Giovanni. Infatti gli abitanti della prima, che nel 1713 erano 7645, si ridussero sensibilmente fino a raggiungere nel 1797 il numero di 5123; mentre quelli del secondo, da 3011, nel 1728, aumentarono a 3123 ne11831.Le continue crisi agricole e i lunghi periodi dí siccità giustificano la stabilità del « novello comune », ma non ci chiariscono il preoccupante calo della popolazione cammaratese.Per la prima volta nella sua storia, Cammarata registra una imponente emigrazione verso altri luoghi. Fra le cause, non ultima è da considerare la difficoltà sempre maggiore degli abitanti di poter costruire una nuova abitazione in quel « sito tutto accidentato », dove sorgeva il paese.

CONVENTO DEI CAPPUCCINI

LA MATRICE

L'OTTOCENTO

 

Il depauperamento demografico, registratosi nei nostri due comuni nel secolo XVIII, si accentuò nel corso dell'800 per il diffondersi del « cholera morbus » nel 1837 e nel 1854-1855, anche se in maniera meno grave a S. Giovanni dove il numero dei morti fu contenuto. La popolazione di Cammarata, infatti, si ridusse da

5123 unità nel 1797, a 5037 nel 1852 e 4210 nel 1861; quella sangiovannese si stabilizzò, registrando 3123

nel 1831, 3131 nel 1852 e 3219 nel 1861. Soltanto negli ultimi decenni si registrò un aumento notevole degli abitanti, anche se in modo più consistente a Cammarata.La popolazione cammaratese si accrebbe fino a 6210 unità nel 1881 e 6541 nel 1901; quella di S. Giovanni passò negli stessi censimenti a 3752 e a 4238.A Cammarata, all'incremento degli abitanti non corrispose però una adeguata crescita dell'abitato, perché moltissime abitazioni deserte vennero riabitate e diverse zone ripopolate.Il paese si sviluppò soltanto nella parte alta, dove si espanse per la costruzione di nuove case il quartiere di Santa Maria.

« Le ultime case, in alto, seguitavano ad arrampicarsi su quella roccia erta e a tratti scoscesa; e al con tempo si appoggiavano l'una all'atra per sostenersi. Non di rado, non trovando sito migliore, esse si innalzavano su massi quasi a strapiombo, o lungo le fenditure, che in inverno per le piogge abbondanti diventavan torren- telli ». Il Pasca ci dà questa descrizione di Cammarata nei primi decenni del secolo XIX: « Cammarata può distinguersi in parte alta, dove gli abitanti sono nel maggior numero mugnai, ed in parte bassa dove gli edifici sono assai più moderni ed abitano quivi le più distinte persone; dividessi pure in diversi piccoli quartieri.

La piazza è un breve recinto a piano inclinato e irregolare, evvi una fonte, o per meglio dire un abbeveratoio, dove vanno le fanticelle ad attingere acqua e gli animali a dissetarsi ed è poi il suolo mal custodito e di eccedente acclività ». Il De Gregorio scrive che, ancora alla fine dell'Ottocento, « Cammarata era divisa in quartieri non solo per comodità di denominazione, ma per necessità perché tra l'uno e l'altro c'erano delle divisioni oppure ostacoli naturali che rendevano poco agevoli le comunicazioni, specialmente nei giorni invernali e di pioggia, quando i vari "lavinara" ingrossavano divenendo dei piccoli torrenti intransitabili. Costituivano anche un ostacolo naturale non solo i dirupi e i bastioni, ma anche i vari "giardini" privati o di case religiose che, a volte, come quelli dei conventi e monasteri, avevano estensioni notevoli ed erano circondati da mura ». Barone e Giarratana sembrano trovarsi d'accordo con l'affermazione sopra riportata sull'abitato di Cammarata, indicando che gli ultimi anni del XIX secolo il paese si era incrementato con il quartiere di S. Maria, che  appare compatto con l'altro dell'Imbastia. Al contrario di Cammarata, il modesto aumento della popolazione di S. Giovanni ebbe come riscontro una notevole espansione edilizia. L'abitato si estese in eguali misura sia nella parte bassa che nella alta. Principiarono  a formarsi i nuovi quartieri del « Puzzu Cumuni » (Pozzo Comune) e di piazza. Bevaio. Il primo si sviluppò neí pressi del giardino del convento dei Cappuccini, con strade larghe e parallele tra loro, il secondo quartiere si creò « 'ncapu u iardinu di Pairò», attorno ad un abbeveratorio che ivi si trovava, su un'area piana e « in leggero declivio al contempo ».

Si completò, inoltre, il quartiere di « 'Ncapu u Ponti » nella parte più alta e piuttosto accidentata della costa, a causa della quale « la via centrale, denominata anch'essa corso Toledo, diventava ripida e tortuosa ».Non sono da trascurare le numerose abitazioni, « misere case per lo più e pagliere », costruite lungo il corso del torrente Conceria che, « ricco di pietre e fango, sembrava disgiungere il paese dall'erta costa che da esso sa liva.   Verso il 1880 « il Paese si estendeva ad est sino alla via Nuova, a sud sino alla via Nazario Sauro, ad ovest sino alla via Siberia ». L'abitato di S. Giovanni, che si presentava compatto, era diviso dalle due vie principali, il largo Nazareno e il corso Toledo, che ne costituivano gli assi, in quattro quartieri o zone. Di essi quello che si trovava a nord, verso il convento dei Cappuccini, era il più esteso   Il paese per l'amenità del luogo e lo sviluppo regolare venne descritto da diversi studiosi che nel corso del '700 e dell"800 lo visitarono.  « S. Giovanni — scrive il Pasca -- è tutto pianeggiante. Un'ampia via selciata di piccole pietre lo divide nel mezzo e da essa si diramano delle stradelle che dividono l'abitato in tanti piccoli scompartimenti. Molte furono le opere realizzate e le iniziative sociali e culturali promosse nel corso dell’Ottocento.

Nel 1818, lungo la via Socrate, fu edificata la cappella dell’Ecce Homo per iniziativa dei padri liguorini nel 1882, durante l’Amministrazione guidata da Girolamo Alessi, venne inaugurato il cimitero( Nel 1862 le Amministrazioni Comunali di Cammarata e S. Giovanni pensarono di creare per i cari defunti un luogo idoneo e lontano dai centri abitati. Dopo anni di discussioni, si redasse il progetto e si scelse il luogo nella terra del sig. Antonino Alessi. Fu inaugurato nel 1882 dai sindaci Girolamo Coffari e Girolamo Alessi.) e, nel 1891, ai quattro canti, per volontà del sindaco Francesco Carta , fu costruita un’artistica fonte in luogo di una più misera (Nel 1891, ai quattro canti (a li quattru cantuneri), addossata alla casa della famiglia Carta (oggi fam. Li Gregní), venne costruita una artistica fontana in pietra squadrata e artisticamente intagliata. «Essa, —ricorda il prof. Philippone — a base trapezoidale, poggiava  su un piano rettangolare a cui accedeva attraverso degli scalini laterali. La fontana mostrava ai tre lati altrettanti archi, di cui il centrale chiuso da una porta in ferro e i laterali occupati da nicchie. Queste contenevano i rubinetti (canala) per l'acqua e delle conchiglie (baci li) in pietra.In alto, le tre facciate venivano chiuse da una cornice, su cui poggiava una semipiramide tronca con in cima lo stemma di San Giovanni (già della famiglia Brancif orti) ». La fontana venne distrutta nel 1938 — durante i lavori di rifacimento della condotta idrica e fognante lungo il corso F. Crispi perchè, ricordano gli anziani, in piazza c'era sempre fango ella chiazza c'era sempri sintina).

Inoltre, alla fine del quarto decennio, in onore di Gesù Nazareno, si diffuse la tradizione del carro trionfale per opera del maestro Alessandro Petyx, nel 1878 al paese fu riconosciuta l’attuale denominazione di San Giovanni Gemini su proposta dell’avvocato Giuseppe Guarino (Dalle origini e fino al 1860 il nostro comune veniva indicato con l'appellativo di S. Giovanni. Questa denominazione, dopo l'unità d'Italia, per impedire complicate omonimie con altre cittadine con il medesimo nome, fu cambiata in S. Giovanni di Cammarata.

Dal 3 dicembre 1877, per iniziativa del sac. don Giuseppe Forestieri, il paese si chiamò S. Giovanni Monte Gemini e dal 26 giugno1878, su proposta dell'assessore avvocato Giuseppe Guarino, ebbe riconosciuta l'attuale denominazione di S. Giovanni Gemini.) bel 1894 sorse l’orfanotrofio per merito di don Liborio e donna Vincenza Alessi (Il 6 gennaio 1894 -- riporta p. La Pilusa — in S. Giovanni sorgeva rigoglioso e grande un edificio di cristiana beneficenza. Artefici furono D. Liborjo e D. Vincenza Alessi, che colla loro magnanima nobiltà di cuore stabilirono che i loro beni fossero impiegati a sollievo dell'è sventurate orfanelle... e delle più bisognose del nostro paese) e nel 1897 venne fondata la cassa rurale ed artigiana per inizativa dell’Architetto Giuseppe Forestieri (Nel 1897 vennero fondate la Cassa Rurale « S. Vito » a Cammarata (il 23 gennaio), per merito dei sac. Raffaele e Giuseppe Cacciato, e  la Cassa Rurale ed Artigiana a San Giovanni Gemini (il 30 dicembre), per iniziativa dell'arc. Giuseppe Forestieri.)

FONTANA DEI QUATTRO CANTI

ANTICHE ABITAZIONI

SAN GIOVANNI GEMINI U PALAZZ

CHIESA SANTA LUCIA

CHIES SANTA LUCIA E PURGATORIO
FONTANA DEI QUATTRO CANTI

PORTALE PALAZZO 

SAN GIOVANNI GEMINI PORTALE DI PALZZO ALESSI OGGI CASA LO BUE COSO FRANCESCO CRISPI

[FONTE: LIBRO CAMMARATA SAN GIOVANNI GEMINI I COMUNI DELLA MONTAGNA-SALVATORE PANEPINTO] 

CAMMARATA VIA NAPOLI 

CAMMARATA VIA NAPOLI SANTA MARIA

VIA SAN DOMENICO

SAN GIOVANNI GEMINI VIA SAN DOMENICO

CAMAMARATA CONVENTO DI S. MRI DI GESU E CHIESA SAN GIUSEPPE

CAMMARATA SAN GIOVANNI GEMINI CONVENTO DI S. MRI DI GESU E CHIESA SAN GIUSEPPE

DAL 1900 AL 1950

 

Nella prima parte del secolo l'abitato di Cammarata non si espanse molto. Edificate le esigue aree libere rimaste nei diversi quartieri e « non trovando il più piccolo spazio di roccia per poter costruire, gli abitanti si rammaricavano. Alcuni andarono a cercarlo più in basso, verso S. Agostino, su quel terreno in pendio per lo più argilloso e alquanto instabile, altri più avventurosi nel piano di S. Giovanni a principiar una vita nuova e più agevole ». Così « lontano dal paese e poco distante dal ponticello "mal costruito" sul Turibolo, che separava quella terra da S. Giovanni, cominciarono a nascere delle nuove abitazioni. La gente appariva contenta di abitare lungo lo "stradone", un luogo agevole, e ne chiamava altra. Più tardi,- per far posto ad altre case, fu diroccata la chiesa vicina ».Intanto « a monte dell'abitato, e nel piano dietro il convento di S. Maria, sorsero un fabbricato popolare e alcune rustiche abitazioni di agricoltori ». In tal modo iniziarono a svilupparsi due nuove zone di espansione: la prima, che si popolò ben presto, sotto il convento di S. Agostino; la seconda, invece a S. Maria, e si avviò a costruire più lentamente.Nel 1938, inoltre, nell'ambito del piano di rinnovamento dell'agricoltura avviato dal governo fascista e incentrato sulla creazione di nuovi villaggi rurali, venne iniziata la costruzione del Borgo Callea. (La costruzione del Borgo Antonio Callea venne iniziata nel 1938 in  un terreno di proprietà della sig.ra Carmela Trajna, ma fu sospesa nel 1940 per l'intervento dell'Italia al secondo conflitto mondiale. I lavori furono ripresi nel 1948 e continuarono con qualche sospensione fino al 1954, anno in cui vennero interrotti per l'esaurimento dei fondi. Furono resi agibili soltanto alcuni edifici; i restanti si completarono negli anni 1959-1960 Nel 1956 il Borgo Callea cominciò ad essere abitato dalle prime famiglie; infatti furono aperte la caserma dei Carabinieri e la prima bottega di alimentari con rivendita di tabacchi. Negli anni 1970-1972, infine, fu effettuato il rifacimento della copertura, degli intonaci interni ed esterni, del pavimento e dei servizi igienici delle abitazioni, fu rinnovata la rete idrica e fognante e completata la pavimentazione stradale. (Notizie fornite dal geom. Rodolfo Lupo, dall'ing. Girolamo Trajna e dai sigg. Antonino Forestieri, Sebastiano Mangiapane, Giovanni Munì e Luciano Zaccone).Negli anni Sessanta e Settanta il Borgo fu scarsamente popolato per l'abbandono delle campagne da parte dei contadini e per la resistenza degli stessi ad abitarvi stabilmente. Però nell'ultimo decennio ha registrato un incremento di abitanti e un notevole sviluppo di attività per la rivalutazione dell'agricoltura, per il proliferare delle cooperative agricolo-zootecniche favorite dai contributi regionali e statali.Oggi il Borgo Callea conta 52 abitanti ed ospita 1 classe di scuola materna, 5 delle elementari, un posto telefonico pubblico, un ufficio postale, una agenzia della Cassa Rurale ed Artigiana di S. Giovanni Gemini. Inoltre è sede del campo sperimentale della Facoltà di Agra ria dell'Università di Palermo.) Neppure l'abitato di S. Giovanni Gemini registrò un incremento proporzionato alla crescita dei suoi' abitanti. Infatti, l'aumento della popolazione, come per Cammarata, non era stato dovuto soltanto a un maggior numero di nuclei familiari che richiedevano nuove abitazioni, quanto piuttosto ad un accrescimento degli stessi per l'elevata prolificità.

Il paese registrò l'aumento più consistente di case su una « terra in pendio e spesso franosa che principiava dal torrente Turibolo e saliva lungo la costa ». Una « notevole quantità di edifici fu costruita lungo lo"stradone" per S. Maria e Santo Stefano Quisquina, determinando il prolungamento del corso Umberto I fino alla zona in appresso chiamata "Centrale" ».Non fu raro annotare, come ricordano gli anziani, che « nuove abitazioni scivolassero a valle o si rovinassero per uno smottamento di terra causato da piogge invernali ». (La costruzione della chiesa della Beata Maria Vergine Immacolata (Borgo Callea) venne iniziata nel 1938, ma fu sospesa nel 1940. I lavori, ripresi nel 1948, procedettero lentamente e furono interrotti nel 1954 per l'esaurimento dei fondi. La costruzione fu ripresa nel 1970 e completata nel 1972.La chiesa, costruita in bugnato, ha una navata e un solo altare; è larga mt. 9, lunga mt. 26,10 e alta mt. 11. Il prospetto si arricchisce di un interessante portale sormontato da un tondo in bassorilievo. Questo, opera dell'artista Giovanni Rosone, rappresenta una Madonna con Gesù Bambino. Nella chiesa si custodiscono la statua lignea della B.M.V. Immacolata (1954), una « via crucis » e un Crocifisso in ferro battuto (opera dell'artigiano Vito Mangiapane 1972-1973) e un Crocifisso in legno (opera di Angelo Lo Conti).)

Tra il secondo e il terzo decennio si edificò il quartiere dietro la matrice, le cui vie presero il nome dalle città teatro del primo conflitto mondiale. Negli anni che seguirono molte pagliere e case, « alcune anche grandi e moderne », sorsero « oltre il vallone Conceria, al principiar della costa ». In inverno con lo ingrossarsi del torrente e con il fango « difficile e triste era la vita della gente che ivi abitava ». Nella prima metà del Novecento sorsero a San Giovanni Gemini alcune significative opere socio-religiose. Nel primo decennio, nel giardino del convento dei Cappuccini, la sig.ra Maria Giuseppa Sacco fece costruire la chiesetta di S. Antonino, (La chiesetta di S. Antonino sorse i primi anni del Novecento nel  luogo in cui si trovava una edicoletta dedicata all'omonimo Santo. La sig.ra Maria Giuseppa Sacco la fece costruire e la dotò della necessaria suppellettile sacra per adempiere a un voto. Nel 1974, poichè i muri erano lesionati, Padre Antonino Giordano da Castellammare, Superiore del convento dei Cappuccini, la fece demolire e ricostruire. E' tradizione che i fedeli devoti a S. Antonino si riuniscano, ancora oggi come nel passato, nella chiesetta per recitare il S. Rosario e che la Domenica delle Palme, dopo la processione che sfila dalla chiesa dei Cappuccini e ivi si scioglie, si celebri la S. Messa.) nel 1928, lungo il corso Umberto I, fu creata la centrale elettrica (La centrale elettrica sorse nel 1928 per iniziativa del cav. Giuseppe Guarino, il quale creò la società S:P.E.S. (Società per l'energia S. Giovanni) con il dr. Domenico Guanà, mons. Agostino Sansone (presidente della Cassa Rurale ed Artigiana) e il geom. Carmelo Napoli (sindaco).  Essa fu per molti anni l'unica centrale esistente nel circondario. Nel 1948 venne ceduta alla società privata che produceva l'energia elettrica in Sicilia: la S.G.E.S. (Società generale elettrica Sicilia). La centrale cessò l'attività qualche mese dopo.) per iniziativa del cav. Giuseppe Guarino e, nel 1929, nel piano a sud-est del paese, venne riedificata la cappella del SS. Sacramento  per opera di mons. Angelo Lo Scrudato e del sig. Salvatore Lupo. La popolazione dei nostri due comuni, dopo un pe-riodo di stabilità, per l'imponente emigrazione, nel primo ventennio del secolo, aumentò in modo consistente in virtù delle norme restrittive che regolavano l'esodo migra-torio e delle leggi speciali favorevoli all'incremento de-mografico del regime fascista. Gli' abitanti di Cammarata da 6541 nel 1901 si ri-dussero a 6312 nel 1921, per poi crescere rapidamente a 8981 nel 1951; i residenti a S. Giovanni Gemini negli stessi censimenti passarono da 4238 a 4459 e a 6377.

( « Nella parte sud del paese — annota mons. Angelo Lo Scrudato — esistevano i ruderi di una cappelletta edificata » nel secondo Ot-tocento. «Nel 1929 l'arc. Lo Scrudato e il sig. Lupo Salvatore fu Francesco, con la cooperazione dei fedeli, la riedificarono, in modo che da quel-l'anno vi si cominciò a celebrare la Messa dell'aurora e la Messa cantata dell'Ascensione. Nell'aprile 1949, occorrendo di nuove riparazioni, si fece una col-letta a questo scopo ». (Notizie storiche di mons. Angelo Lo Scrudato sulla chiesetta ru-rale del SS. Sacramento, conservate nell'archivio della chiesa di S. Lucia). Dopo la morte di mons. Lo Scrudato, nel 1966, continuarono la tradizione il sac. don Vincenzo Chimento (fino al 1976 ) e il sac. don Paolo Ancona.  )

PALAZZO ALESSI

SAN GIOVANNI GEMINI PALAZZO ALESSI IN LARGO NAZARENO

PALZZO GUANà

SAN GIOVANNI GEMINI PALZZO GUANà

 PALAZZO GUARINO

SAN GIOVANNI GEMINI PALAZZO GUARINO IN CORSO UMBERTO PRIMO

PANORAMA

PANORAMA CAMMARATA 1920 CIRCA

CASA DELL'ARTIGIANO

CASA DELL'ARTIGIANO SANTO OLIVA

CHIESA DELL B.M.V. IMMACOLATA BORGO GALLEA

PLNIMETRIA DI BORGO GALLEA
CHIESA DELL B.M.V. IMMACOLATA BORGO GALLEA

DAL 1950 AD OGGI

 

 Negli ultimi quaranta anni, al contrario di quanto si era notato nella prima parte del secolo, si è registrato uno sviluppo edilizio consistente a Cammarata ed eccezionale a San Giovanni Gemini.

L'esigenza di migliori condizioni di vita e la mancanza di alloggi resero necessaria la costruzione di abitazioni nuove e più confortevoli. La crescita urbanistica per entrambi i comuni, può dividersi in tre periodi: 1951-1968, 1969-1982 e 1983-1990 per Cammarata; 1951-1962, 1963-1980 e 1981-1990 per San Giovanni Gemini. Nel primo periodo si registrò un incremento modesto e caratterizzato in prevalenza dalle costruzioni di edilizia popolare e dalle modeste abitazioni unifamiliari; nel secondo, è avvenuto il massimo sviluppo in aree non sempre adatte, « per il ripido pendio o l'instabilità della costa », e nel rispetto delle norme antisismiche; nel terzo, si sviluppò un'edilizia, in maggior parte privilegiata, costituita da edifici plurifamiliari (o unifamiliari con terreno di pertinenza) o da villette. Neí primi anni Cinquanta, « a valle dell'abitato di Cammarata, il gruppo di case sonnacchioso chiamato Gianguarna sembrava svegliarsi come da un torpore invernale. E qualche nuova, sparuta abitazione, cominciava a formarsi lungo lo"stradone". Il piano della Lupa, verde di orti e di vigneti, così si imbiancava di costruzioni, per lo più grigie, per il popolo ». Intanto, un nuovo quartiere si sviluppava « in alto, sopra il paese antico e dietro il convento di S. Maria, dove i fianchi della Montagna sembrano distendersi e formare una terra ora piana, ora in declivio. Un luogo ameno, anche se esposto ai venti. Prima sul piano le costruzioni dello Stato, bigie e odorose di muffa, poi tutt'intorno le case degli emigrati e degli agricoltori costruite col sudore della fronte. Infine sulla terra in pendio le abitazioni di operai e artigiani, più nuove e ben fatte queste ultime, anche se alcune ancora in costruzione ». In quegli anni « molte case principiarono a fabbricarsi sulla ripida costa, distante dall'abitato e nominata "Terra Rossa", e, più in basso, presso il diroccato convento di S. Agostino ». Verso la fine degli anni Sessanta, l'Amministrazione Comunale, guidata dal dr. Salvatore Mirabile per offrire alla popolazione la possibilità di costruirsi una abitazione,   incluse nel Piano di Fabbricazione vaste aree edificabili, a valle (Lupa) e a monte del centro storico (Terra Rossa e S. Giuseppe), in zone non sempre idonee per le caratteristiche orografiche allo sviluppo urbano.

  « Le espansioni edilizie si sono verificate con caratteristiche di intensità urbana tradizionale, ma senza il rigore organizzativo del centro storico e... senza la ricerca di un rapporto con il sito e con gli altri edifici, caratteri che valgono tanto per gli interventi di edilizia pubblica che per quelli privati e che si sono andati accentuando negli ultimi anni, anche in relazione a fatti di abusivismo che, seppur non particolarmente estesi, tuttavia hanno avuto effetti fortemente negativi ». « E' interessante annotare che in quella terra, chiamata "Terra Rossa", si è registrato un fenomeno raro, unico forse. Proprio là, i due paesi si congiungono, come a formarne uno solo, con costruzioni uguali per lo più incomplete, o dal "povero aspetto". Ivi, su terreni in pendio, irti e a terrazze, esse si ammassavano a volte alla rinfusa e senza ordinamento.Una strada, non più larga di altre, incide dritta la costa e sale al monte contornata di case ai due lati e lungo il confine dei territori». Altro tipo di espansione edilizia si è registrato nello ultimo decennio lungo il torrente Turibolo, al centro del paese, e nelle zone più alte del versante est della Montagna: S. Lucia e Balatelle.«In quel tratto della costa poco roccioso, dove un tempo si ergeva il convento di S. Agostino, è sorta cogli anni un'edilizia, per così dire, privilegiata.

Molti sono gli edifici vasti ed elevati, come pure le abitazioni belle 'e lussose, costruiti da impiegati dello Stato, professionisti e impresari, i più ricchi insomma, alcuni dei quali parassiti della politica. Il luogo non è sempre agevole, spesso molto tormentato con strade a terrazza e strapiombi ». A monte del paese, « in una conca amena e un sito d'alberi ricco », si è diffusa la « costruzione di case unifamiliari, con terreno relativamente ampio, utilizzate come residenze stagionali sia da Cammaratesi che da forestieri attratti dalla bellezza dei luoghi e dalle favorevoli condizioni » (Negli ultimi 40 anni molti sono stati i problemi risolti, le attrezzature civili create, le strade e le piazze realizzate che hanno rinnovato Cammarata.Sono stati effettuati l'ammodernamento e il rifacimento di buona parte' dell'illuminazione pubblica, della rete idrica e fognante. Sona stati costruiti edifici per un asilo nido (zona Lupa - 1984 -1990), per una scuola materna (zona S. Lucia - 1978 - 1983), per due scuole elementari (Plesso Centrale - zona S. Domenica - 1955 -1958; Plesso S. Lucia - 1978 - 1983 - ospita l'ospedale), per la scuola media (largo dei Pini - 1967 - 1970), per la palestra coperta attigua alla scuola media (largo dei Pini - 1971 - 1975), per il salone parrocchiale (via Panepinto 1984), per la caserma deí Carabinieri (zona S. Giuseppe - 1982 - 1983); è stato creato un complesso di impianti sportivi (un campo di calcio, uno di tennis, uno  di pallacanestro - zona Salaci - 1972 - 1973 e completato 1986 - 1987); sono stati ristrutturati il lato sud del convento di S. Maria di Gesù (via M. SS. Cacciapensieri - 1958 - 1961 ospita l'IPSIA), il lato est della casa comunale (via Roma - 1980), l'edificio dello ex ospedale (via L. Longo - 1984 - 1985) e í locali dell'ex caserma dei Carabinieri (piazza F. Crispi --1987 - 1988 - ospita il Liceo Scientifico); sono 'state realizzate le piazze Marrelli (1952 - 1953) e S. Maria (1953 - 1954) e le vie Matteotti (1954 - 1956 e 1961 - 1962 - ripavimentata 1989), Maria SS. di Cacciapensieri (1953 - 1954 - completato 1958), S. Giuseppe (1964 - 1965), dei Mille (1966 - completato (1976 - 1977), Bonfiglio (1971 - 1972), Padre G. Carust  (1973 - 1794), la circonvallazione Sud 1968 - 1970, 1974 - 1975,1989 - 1990), la strada dí collegamento piazza S. Biagio-Circonvallazione Sud (1985) sono stati costruiti i serbatoi -idrici di contrada Casazza (1954), S. Michele 1964) e Serracanale (1984); è stato apliato il cimitero (1981). (Dati forniti dall'ufficio tecnico comunale di Cammarata).) del clima.

A S. Giovanni Gemini, dopo la seconda guerra mondiale, l'Amministrazione Comunale, retta da Nicola Maria Alessi, per rispondere alle esigenze degli abitanti, liberò vaste aree edificabili sulla « costa in pendio, in parte franosa, lungo il corso Umberto I e sul piano, a valle del paese, chiamato "Puzzu Cumuni" ». « Nel suddetto piano, fino alla metà di questo secolo, esisteva una fonte dove le donne attingevano l'acqua e i contadini si dissetavano con le loro bestie a! ritorno dalla campagna. Era una terra quasi piatta, e l'abbondanza d'acqua, gli orti, i canneti, gli alberi da frutta e i vigneti la rendevano ricca e verdeggiante. Attorno ad essa, le case cominciavano a mettere radici e a crescere, come un male incurabile. Prima piccole e graziose, poi sempre più grandi. I primi anni Cinquanta si iniziò a fabbricare sulla "costa" che nel piano si raccoglieva. Case in gran parte modeste, una accanto all'altra, in lunghe file, fino al suo culmine. Case povere dentro, per lo più, ma ricche di vagiti e di pianti di bambini e della gioia che loro possono dare. Molte di esse, abitate, alcune, vuote, spesso per anni, fino al momento del ritorno, altre, abbandonate per sempre. Qualche anno dopo, un gruppo di edifici per il popolo principiarono a svilupparsi nel piano del Sacramento, indicato così per una chiesetta agreste che ivi si trovava ».In seguito allo sviluppo edilizio della zona sud-est del paese, nel 1961, lungo il corso Umberto I, sorse la chiesa della Madonna di Fatima, (La chiesa sorse nell'ottobre del 1961 per iniziativa del sac. don Vincenzo Chimento, il quale ottenne dalla società S.P.E.S. un locale lungo il corso Umberto I, che con l'aiuto di alcuni fedeli ripulì e imbiancò. Fu eretta parrocchia il 21 - 11 - 1962. La chiesa attuale venne edificata tra il 1971 e il 1978, per interessamento del p. V. Chimento e del sindaco del tempo dott. Illuminato Filippone. (Notizie storiche sulla Madonna di Fatima conservate dal sac. don Vincenzo Chimento) Essa, nel 1988,- si arricchì di un campanile e di una croce di ferro.

«La chiesa della Madonna di Fatima — sostiene il prof. G. Filippone — si caratterizza per' la pianta centrica e il tetto a capanna. Il prospetto si =arricchisce di tre -archi, inscritti in un arco centrale, e di finestre in forma simmetrica tra loro. La chiesa, per quanto dalla linea moderna, si ispira all'arte bizantina) per iniziativa del sac. don Vincenzo Chimento. Nel 1963, mentre si lavorava per edificare le aree indicate, l'Amministrazione Comunale, guídata dal dott. Illuminato Filippone, con un nuovo piano di fabbricazione determinò nuove direttrici di spansione a sud, ad ovest e ad est dell'abitato. In breve tempo l'edilizia divenne la fonte della economia del paese e l'attività più facile e redditizia. Si avviò uno sviluppo edilizio imponente, che consentì enormi speculazioni a muratori e impresari improvisati e a proprietari di terreni, che contribuì al proliferare di imprese e cooperative e- a migliorare le condizioni di manovali e operai.

« Nel piano del Sacramento, alle prime seguirono il tempo, tutt'intorno, molte altre costruzioni e due vani edifici civili: uno, per la scuola media, l'altro, per il municipio, adattato, poi, per asilo e abbandonato in arte.Il quartiere ebbe un incremento consistente e si spanse, in seguito, in leggero declivio, a valle, verso il Piano dei morti" ».  Era un luogo, quest'ultimo, indicato sempre con timore e assai poco frequentato per il ricordo o la tradizione che se ne conservava.Un tempo, a causa di frequenti epidemie, vi veniano sepolti numerosi cadaveri, non essendo bastevole o spazio nelle chiese e non trovandosi un luogo più adatto.  A monte del paese, intanto, le case nascevano come funghi nelle zone ripide e franose chiamate « Centrale », Albiso » e « Terra Rossa ».Quest'ultima era una terra di color rossastro, erta, osta spesso a terrazze, adatta più alla crescita di un bosco che ad un abitato Là,si sviluppò, in pochi anni, un'espansione di case ragguardevole. Senza un controllo attento di chi preposto a vigilare, sorsero a volte, una sull'altra, costruzioni di diversa grandezza.

A quelle primitive per il Popolo, si aggiunsero in seguito la case degli emigrati, operai e agricoltori. Molte di esse incomplete perché in economia.Ivi la gente consuma la sua vita grigia, più delle case, e ricca dí nulla tranne gli affetti. « Ad est, lungo il corso Crispi, sorse un'edilizia ricca,con edifici alti e abitazioni lussuose, in gran parte.  La terra non è piana, ma in declivio, e le strade  non sempre curate, anche se meglio tenute delle altre del paese. E' il quartiere della nuova borghesia, gente superba e vanitosa, per lo più, che conduce la sua vita tra frivolezze ». Alla fine degli anni Settanta « lo sviluppo ediliziosi ridusse fin quasi a bloccarsi ». La struttura urbana aveva quadruplicato la propria espansione e trasformato i campi della periferia in una nuova cittadina sconosciuta, ricca di una selva di edifici non di rado a cinque o sei piani. A valle di essa, in c/da Pizzillo, negli anni 1977- 1978, era sorto il monumento al Pozzo di Gesù Nazareno. (Il monumento è sorto negli anni 1977 - 1978 in contrada Pizzillo e nel luogo in cui, secondo la tradizione, era stata trovata la statua  di Gesù Nazareno. Esso è stato realizzato in un terreno di proprietà del sig. Carmelo  Lana (offerto gratuitamente), per l'opera del Comitato per il monumento al Pozzo e per la generosità della popolazione di S. Giovanni Gemini e Cammarata.Il monumento, disegnato dagli architetti Angelo Lupo e Mario Valenti, è largo mt. 5,25, lungo mt. 6,50 e alto mt. 13,20. « La sua struttura è costruita in cemento armato a faccia vista e in unico blocco.)

«E fu la crisi per diversi anni; aggravata dalle lotte politiche e dall'assenza di fondi pubblici. La disoccupazione si elevò e i lavoratori edili ritornarono a soffrire. Prosperarono soltanto i servi della politica e i parassiti del Comune ».  Una lenta ripresa dell'economia si ebbe, dopo la metà degli anni Ottanta, per l'impegno dei sindaci (ins. Francesco Calarca, avv. Luigi Lo Scrudato e geom. Carmelo Lupo) e le sovvenzioni dello Stato in opere sociali. Intanto, però, due nuovi quartieri si erano formati in « quel tratto di costa verde d'alberi e vigne», nominato « Melaco », (In contrada « Melaco », lungo il corso F. Crispi, sta 'sorgendo la  chiesa di S. Giuseppe.  La costruzione, iniziata nel 1989, sta per essere completata nella  struttura e nella copertura. « La chiesa — larga mt. 40,80, lunga mt. 28 e alta mt. 17    è costituita da un ampio locale destinato ai fedeli (nave) e provvisto  di più finestre disposte simmetricamente su pareti curve; ai suoi lati figurano due angoli destinati ai confessionali. Al-centro della costruzione figura il presbiterio provvisto di altare di marmo, di sdile per celebrante, di tabernacolo ». (Sebastiano Rossitto): « Relazione tecnica allegata al progetto della chiesa "San Giuseppe",1980) ». •) e in « quella terra che sale irta al monte ed ha nome "Stretto" ». (Dal 1950 ad oggi 'tantissimi sono stati i problemi risolti, le opere sociali e le attrezzature sportive create, le strade- e le piazze realizzate che hanno mutato quati completamente l'aspetto di San Giovanni Gemini.Sono stati effettuati l'ammodernamento e il rifacimento di buona parte dell'illuminazione pubblica, della rete idrica e fognante.)

Lassù, « la verde cornice » di boschi, che cinge la « maestosa montagna di Cammarata, sembra entrare ed integrarsi nel tessuto edilizio dei due centri che vengono a formare un "sistema organico" squisitamente contrapposto ». (Dal 1950 ad oggi, alla straordinaria crescita urbnistica e alle nuove possibilità di lavoro non ha corrisposto un proporzionato incremento della popolazione in entrambi i comuni. L'emigrazione, massiccia negli anni 1956-1971 e moderata nel periodo 1972-1981, ha provocato una notevole diminuzione di abitanti a Cammaata e un considerevole aumento a S. Giovanni Gemini. Infatti la popolazionecammaratese dalle 8.981 unità nel 1951 si è ridotta a 8.377 nel 1961, a 6.950 nel 1971 e a 6.552 nel 1981, per incrementarsi fino a 7.032 nel 1989; mentre quella sangiovannese dalle 6.377 unità del 1951 è cresciuta a 7.752, a 7.777, a 8.197 e a 8.581 negli stessi anni.Si déve sottolineare che l'incremento demografico di San Giovanni Gemini, nel periodo sopra indicato e nonostante la consistente emigrazione, è stato dovuto alla sensibile immigrazione di cammaratesi che hanno trovato nel territorio del nuovo comune la possibilità di costruirsi una nuova abitazione.

 Sono stati costruiti edifici per un asilo nido (zona Terra Rossa - 1978 - 1985), per una scuola materna privata (zona Centrale - 1964 - 1965), per tre scuole elementari (Plesso don Bosco - via A. Musco - 1956 - 1961); Plesso Nuovo - zona Terra Rossa - 1965 -1966; Plesso don Bosco - zona Melaco 1982 - 1986), per la scuola media (zona Sacramento - 1872 - 1976 - completamento e palestra 1987 - 1988), per il poliambulatorio (via V. Veneto - 1959 - 1960 - completamento 1970), per la canonica (via Trento - 1967 - 1968),   per il Municipio (zona Sacramento - 1972 - 1977, ospita le classi della scuola materna e l'Ufficio di collocamento), per il nuovo oratorio (piazza A. De Gasperi - 1978), per il Centro Sociale (zona Melaco - 1989-1990); è stato ricostruito il lato sud del convento dei Cappuccini (1970 ha ospitato alcune classi della scuola materna); sono stati edificati le chiese della Madonna di Fatima, (zona Centrale -1971-1978) e di S. Giuseppe (zona Melaco - 1989-1990) e il monumento al Pozzo di Gesù Nazareno (1977-1978), sono stati creati il complesso di impianti sportivi (un campo di calcio, due di tennis, uno di pallavolo - zona Cimitero - 1974-1975), la palestra coperta attigua alla scuola media (zona Sacramento - 1987-1988) e la palestra coperta polifunzionale (zona Cimitero - 1980 - 1990); sono stati ristrutturati la casa comunale (via Roma - 1957 - 1958 e 1984 - 1985) e i locali dell'ex oratorio (corso F. Crispi - 1985) ed effettuati i restauri conservativi delle chiese della Madonna del Carmelo (1987-1989) e di S. Giovanni Battista (1987 - 1988); sono state realizzate le piazze Alcide De Gasperi (1955 - 1956), Michele Purrello (1956 - 1957), Martiri d'Ungheria (1965 - ripavimentata 1987 - 1988), Giuseppe Lauricella (1974-1975) mons. Angelo Lo Scrudato (1979); Indipendenza (1984) e le vie Dionisio Alessi (1952 - 1954); 1967 - 1968; 1984), Alba (1955 - 1956), Sacramento (1955), don Bosco (1958),Angelo Musco (1958 - completamento 1987), Conceria (1966),Francesco Crispi (prolungamento - 1967-1968), Europa (1972-1973), Nicolò Carta (1972-1973), Stretto (1984), Campania (1986-1988),Alfonso Sciangula (1987-1990), la circonvallazione Sud (primo stralcio - 1988 - 1990); sono stati costruiti i due serbatoi idrici di contrada Stretto (1977 e 1987); è stato ampliato il cimitero 1981). Anna Maria Alì - Carmelo Caracciolo - Angelo Lupo: « Relazione urbanistica ».La popolazione di Cammarata raggiunse il tetto più alto nel 1956

con 9.143 unità.

I CENTRI STORICI E IL LORO RECUPERO

 

L'eccezionale sviluppo edilizio, registratosi a Cammarata e a San Giovanni Gemini negli ultimi 40 anni e che ha trasformato i campi della periferia in grigi quarteri residenziali, « ha comportato una serie di squilibri che hanno evidenziato lo scriteriato uso delle risorse: centro storico e territorio.

Il duplice negativo effetto ha comportato lo svuotamento delle unità abitative, con conseguente degrado delle stesse, ... mentre ha prodotto sul territorio note- voli guasti, dovuti sia alla creazione di insediamenti abitativi dequalificati e privi di una precisa identità, che alla sottrazione di cospicue aree alle attività agricole e produttive, andando, a volte, a distruggere valori ambientali e naturali ».

 Inoltre « per il disegno di volere rendere carrabili tutte o quasi le vie ed i vicoli del centro storico, si sono perpetrati danni enormi all'impianto urbano (abbattimento di case) e sono stati sostituiti i selciati e le cordonature tipiche della viabilità medievale ». Tutto ciò ha provocato « un progressivo degrado tecnologico del centro storico » e un massiccio « trasferimento di popolazione verso edifici esterni, nuovi, » anche se in misura maggiore a Cammarata e minore a S. Giovanni Gemini.Infatti nel centro antico della prima, circa 2/ 3 degli alloggi risultano non occupati, mentre in quello del secondo le abitazioni vuote sono quasi il 45 %; inoltre

la popolazione si è ridotta rispettivamente a 1 /3 e a 1 / 4.

Occorre sottolineare che come conseguenza si è registrata una rivoluzione socio-economico-culturale di proporzioni considerevoli. Si sono trasferiti molti vecchi artigiani che davano calore e colore a strade, piazze e vicoli,sono stati interrotti i rapporti sociali, sono scomparse alcune tradizioni folkloristiche o religiose. Tutto questo ha stravolto la vita del centro storico. « Le condizioni di degrado fisico, di carenze funzionali e di gestione del patrimonio abitativo, delle infrastrutture e dei servizi civili costituiscono un ostacolo al

perseguimento di obiettivi di sviluppo ed alla possibilitàche la città svolga un ruolo propulsivo e di servizio al

resto del territorio ». Per questo, oltre che per motivi artistici, culturali ed etici, i temi del recupero urbano si dovrebbero imporre all'attenzione delle Amministrazioni Comunali, degli operatori economici e dei cittadini.

 « La conservazione dei centri storici presuppone », però, « una loro sistematica conoscenza e l'individuazione dei rapporti socio-economici e storico-culturali con il contesto territoriale di appartenenza ». « E' evidente, infatti, che per porre correttamente il problema la tutela dei centri antichi deve essere affrontata nella sua globalità, superando la classica concezione del bene culturale visto isolatamente per giungere ad una visione di centro antico che contempli anche lo vizi che sono indispensabili allo svolgersi della vita civile contemporanea ». Soprattutto dovrebbe definire « azioni formative rivolte alla riqualificazione, delle professionalità esistenti »  entro i vecchi quartieri, infatti « tra i residenti dei centri storici e diffusa l'aspirazione a rimanere nelle abitazioni occupate, come inquilini o proprietari, purché il potere pubblico fornisca aiuti tecnici e finanziari per adeguarle alle esigenze del vivere civile ».

PANORAMA SAN GIOVANNI GEMINI
ARCO DEPRESSO

ANTICA CAPPELLETTA AL POZZO DI GESù NAZARENO

ANTICA CAPPELLETTA AL POZZO DI GESù NAZARENO

ANTICA STRADA DELLA CURSA OGGI VIALE ALESSI

ANTICA STRADA DELLA CURSA OGGI VIALE ALESSI
SAN GIOVANNI GEMINI
SAN GIOVANN GEMINI

 STRADE E PIAZZE ANTICHE

Alfieri V. (cortile) oggi Sansone ten. E.

Alloro (via) oggi Martorana sac. M.

Antonello (via) oggi Roma

Bernini G. L. (cortile) oggi Martorana sac. M.

Bevaio (piazza) oggi Martiri d'Ungheria

Buonarroti M. (via) 2° tratto oggi Macaluso A.

Cappuccini (piazza) poi Municipio, oggi Kennedy J. F.

Cursa (strata della) poi 28 Ottobre (viale), oggi Alessi arc. D.

D'oriente (via) oggi Alba

Grecia (via) oggi Vella A.

Orofiamma (via) oggi Giovanni XXIII

Pairò (spiazzale) poi Parrocale, oggi De Gasperi A.

Pellicò S. (via) 1° tratto oggi Incannella suor E.

Puzzo Comune (piazza) oggi Purrello magg. M.

Siberia (via) 2° tratto oggi Giusti G.

Socrate (via) oggi Umberto I (corso)

Toledo (corso) oggi Crispi F.

Toledo (corso) 1° tratto poi Crispi F., oggi Ruggero Settimo

Vittorio Veneto (via) 1° tratto oggi Verga G.

Washington (via) - nell'800 dall'Ecce Homo alla via V. Bellini

- oggi Umberto I (corso)

CAMMARATA
CAMMARATA

  LEGENDA
  1) Chiesa di S. Sebastiano

  2) Lucgo in cui sorgeva la chiesa di S. Cataldo

  3) Chiesa di S. Biagio

  4) La matrice

  5) Monastero delle Benedettine e chiesa dell'Annunziata

  6) Monastero e chiesa di S. Domenica

  7) Convento e chiesa di S. Domenico

  8) Chiesa di S. Giacomo e S. Giovanni Evangelista

  9) Chiesa di S. Vito

  10) Chiesa di S. Caterina

  11) Luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Orsola

  12) Luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Giuseppe

  13) Luogo in cui sorgevano il convento e la chiesa di S. Agostino 14) Chiesa di Gesù e Maria

o 14) Chiesa di Gesù e Maria

  15) Chiesa della Madonna delle Grazie

  16) Chiesa della Madonna dell'Indirizzo

  17) Convento e chiesa di S. Maria di Gesù

  18) Oratorio di S. Eligio

  19) Oratorio dei Turchini

  20) Cappella della Madonna dei Peccatori

  21) Luogo in cui sorgeva la chiesa della Raccomandata

  22) Luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Maria Maddalena

  23) Luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Rosalia

  24) Luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Marco

  25) Luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Salvatore

  26) Il castello

  27) Palazzo De Angelis

  28) Palazzo Rizzo

  29) Palazzo Biancorosso

  30) Palazzo di Giuseppe Trajna

  31) Luogo in cui sorgeva il palazzo Gerardi

  32) Palazzo del barone Coffari

  33) Luogo in cui sorgeva il palazzo di Pietro Panepinto

  34) Luogo in cui sorgeva il palazzo Rostagno

  35) Palazzo Coffari

  36) Palazzo Messi - Coffari

  37) Palazzo del doti. Ambrogio Alessi

  38) Palazzo di Girolamo Trajna

  39) Palazzo di Luigi e Salvatore Longo

  40) Palazzo Mendola

  41) Luogo in cui sorgeva il palazzo Cimino

STRADE ANTICHE

Annunziata (vicolo) oggi SS. Trinità (via)

Biancorosso A. (salita) oggi Meli G. (via)

Bollaro (via) oggi Catania

Botteghelle (piazza) oggi Popolo (piazza del)

Botteghelle (via) oggi Garibaldi G.

Carrozza (strata della) oggi Roma (via)

Carta (via) oggi Bellini V.

Casazza (via) oggi Trieste

Celso (via) oggi Rossini G. e Gioacchino

Coffari (largo) oggi Madonna del Barone (via)

Conceria (vicolo) oggi Giardini (via dei)

Croci (via delle) oggi Gramsci A.

  Angelis (via) oggi La Corte sac. C.

Dietro la Chiesa (via) oggi S. Nicola di Bari

Froglio (vicolo) oggi Raffaello S. (cortile)

Grandi (via) oggi Gerardi

Isonzo (via) oggi Caracciòlo

La Corte sac. C. (salita) oggi Biancorosso A. (via)

Landieri (via) oggi Piave

Lo Cacciato (salita) oggi Archimede (via)

Lombardo (vicolo) oggi Carmeci (via)

Lombino (via) oggi Caduti in Guerra

Longo (discesa) oggi Porta Pia (via)

Maddalena U. (via) oggi Panepinto P.

Mendola (via) 1° tratto oggi Longo L.

Militello (via) oggi Pellico S.

Monastero (via) oggi Roma

Noto D. (via) oggi Bandiera falli

Pecorari (via) oggi Agrigento

Porta Guagliarda (via) oggi Marrelli (piazza)

Raccomandata (via) oggi Turati F.

Rocca (largo della) oggi Amendola G. (via)

Romano (via) oggi Manzoni A.

San Giacomo (cortile) oggi S. Vincenzo de' Paoli (via)

San Giorgio (via) oggi Sangiorgi

San Vito (discesa) oggi Maria SS. di Fatima (via)

Sant'Agostino (via) oggi Beato Daniele

Sant'Elia (via) oggi S. Eligio

Santa Maria del Gesù oggi Beato Matteo

Schillaci (vicolo) oggi Diaz A. (via)

Tatano (largo) oggi Colombo C. (via)

Terramagra (via) oggi Messina

Trayna (discesa) oggi Catarella mons. A. (via)

Veneziano (via) oggi Dante

Vittorio Emanuele (via) 2° tratto oggi Corso Umberto I

Il Cinema Italia e l’Arena estiva
Segno della crescita culturale di San Giovanni Gemini, il primo cinema è arrivato negli anni ’20 per l’intraprendenza imprenditoriale del Signor Pietro Lupo, titolare della storica fabbrica di laterizi detta “ U Stazzuni”, che forniva di tegole e mattoni in cotto, buona parte delle province di Agrigento, Palermo e Caltanissetta. Il Signor Lupo era anche proprietario di una impresa di costruzioni, e fu con questa, che negli anni ’20 costruì, con moderne tecniche di costruzione, in Piazza dei
Gasperi, una palazzina a due piani (attuale proprietà Guarino), in cemento armato. L’edifico ospitava al piano terra il “Cinema Italia” primo cinema tra San Giovanni Cammarata e dintorni, ed al piano superiore il primo ed unico, nella storia di San
Giovanni Gemini, ”Albergo Italia”. Negli anni ’24 e ’25 iniziò le proiezioni dei primi capolavori del cinema muto. La macchina cinematografica era azionata manualmente da un operatore, e dalla manovella azionata dipendeva la buona visione della pellicola, infatti se l’operatore azionava troppo velocemente, le scene scorrevano rapide e se l’azione era lenta le scene traballavano.
Negli anni trenta, la forte crisi provocata dalla guerra d’Etiopia, impose all’attività una interruzione. Il Cinema Italia, nel frattempo si era dotato di attrezzature per adeguarsi alle nuove esigenze cinematografiche, e riprese l’attività nel 1945 passando dalle vecchie proiezioni del cinema muto alla moderna cinematografia dotata di sonoro.
Nel frattempo, la società Lupo Carta e Pellitteri, si fece promotrice di un’altra iniziativa di rilevanza storica, ai primi degli anni ’50 in via Rossini (oggi vi ha sede la Conalcoop), sorge l”Arena Italia”. I sangiovannesi ricordano ancora le serate estive trascorse nell’Arena a commuoversi o a ridere, con i più grandi attori dell’epoca, da Totò ad Amedeo Nazzari, dalla Loren alla Lollo.
Il Cinema Italia e l’Arena vennero utilizzati anche come sale teatrali, infatti già dagli anni ’20, il Cinema Italia, veniva utilizzato da una compagnia filodrammatica locale, per le rappresentazioni della Passione di Cristo, dette “ U Martoriu” del Venerdì Santo. Queste rappresentazioni si svolsero addirittura fino a metà ‘900, e sono nella memoria di tanti sangiovannesi il Cav. Pellitteri e consorte, nei ruoli del Cristo e della Madre.
Il Cinema Italia ospitò anche compagnie teatrali importanti ed il suo palcoscenico fù calcato anche da Rosina Anselmi, grande attrice italiana di arte drammatica.
L’avvento della televisione e l’apertura del Cinema Vittoria decretarono la fine diquesti storici simboli culturali sangiovannesi. A nulla valsero gli stratagemmi gestionali, improntati per salvare sia il Cinema Italia che l’Arena estiva. Ancora oggi, durante le belle serate estive, e nonostante non manchino le alternative di svago, si palesa un profondo e nostalgico desiderio di Arena.

 

INFO: contatto@cammaratasangiovannigemini.com 92022 Cammarata, Agrigento,Italia

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