Chiesa San Biagio

Probabilmente San Biagio sarà stata una delle tante grange che i monaci possedevano in vari paesi. Dal 1219 essa fu sotto la giurisdizione del vescovo di Agrigento e, probabilmente, in questa epoca o poco dopo dovettero venire ad abitarvi i Carmelitani che vi restarono sino alla fine del XV secolo o all'inizio del XVI quando passarono a San Giovanni Gemini a richiesta di Margherita Abatellis, contessa di Cammarata.

Nel marzo-aprile del 1832 furono compiuti dei restauri nel cappellone, al pavimento, al muro di tramontana e in alcune stanze del convento che ancora esisteva. La chiesa verso il 1916 venne chiusa al culto e fu aperta un decennio dopo da Vincenzo Pollina che la rinnovò e preservò dalla rovina.

Nella chiesa si conservano i quadri notevoli della Sacra Famiglia e della Natività, di Pietro d'Asaro e una copia di S. Filippo Neri del Reni. Molto belle sono le statue di S. Biagio, S. Lucia e S. Giuseppe, quest'ultima, che oggi si trova in S. Domenico, forse opera dei Begnasco, proviene dalla chiesa di S. Vito. Nella sacrestia si conserva l'antico bancone in legno. Della chiesa primitiva rimane l'acquasantiera marmorea dell'ingresso con una scultura della Madonna corrosa dal tempo.

Per S. Biagio, nella sua chiesa, c’era l’uso della benedizione della gola, compiuta dal sacerdote con tre candele incollate insieme, simboleggianti la Trinità. 

Attualmente (2016) la chiesa è in restaurazione per ovviare ai cedimenti che tale monumento ha subito nel corso del tempo, colpevole la pioggia che ha causato lo squarcio della navata laterale.