La cavalcata

(a  Cravaccata)

Caratteristica di alcune feste é la cavalcata (a cravaccata). La più antica é quella del Crocifisso, o Signore degli Angeli, la più recente quella di S. Giovanni Bosco. al furono anche le cavalcate del Crocifisso di Gianguarna, per alcuni anni nel secondo dopoguerra, e quella, in costume secentesco, della Madonna dei Miracoli, come abbiamo detto. La cavalcata é una lunga teoria di asini (per i piccoli) e di cavalli che sfilano, bardati con gualdrappe e selle di cuoio, lungo le vie del paese fino alle vicinanze della chiesa dove si celebra la festa, per dare la propria offerta.

 

Otto giorni prima se ne dà l'avviso con due tamburini che girano, ogni sera, per le strade del paese, suonando un ritmo guerresco. Partono dalla casa del Paliante, di colui, cioè, che, avendo promesso di dare una somma più alta, porterà il palio e vi ritornano, compiuto il giro, e sono rifocillati con dolci e vino. Nei giorni immediatamente precedenti la festa si veste il Paliu che é come un grande scudo di legno ornato di drappi, nastri e fiori, sormontato da una specie di cimasa sporgente e sorretto da una asta, per portarlo.

 

Nel centro é il Crocifisso o l'immagine del Santo.

Lo si porta poi in chiesa dove resta esposto per la durata del triduo o per la vigilia della festa in cui, terminata la messa cantata, accompagnato dalla musica e dà molta gente, viene condotto nella casa del Paliante che lo segue insieme a parenti ed amici. Nel primo pomeriggio si snoda la cavalcata. Precedono due tamburini che suonano sempre il solito ritmo con cui l'annunzia vano (ed é forse quello in uso in tempi antichi per le cavalcate militari).

Seguono i ragazzi sugli asini e poi i cavalieri con una certa distinzione: i più importanti o più intimi stanno vicini al Pallante. In ultimo viene il Palio portato da un uomo a piedi e, immediatamente dietro il Paliante tra due cavalieri che gli fanno scorta di onore e sono suoi parenti o amici che daranno offerte cospicue. Nel posto stabilito per le offerte, quando vi giunge la caval cala la banda musicale esegue ballabili e canzonette secondo le indicazioni date dagli offerenti. Qualche volta ciò avviene non sen to tra chi vuole eseguita una precisa melodia e la mu che come intende suonare un'altra.

 

Ai due lati della strada stanno due uomini - che godono di particolare prestigio o appartengono al comitato della festa - con due grandi vassoi pronti a ricevere il denaro che i cavalcanti daranno. I cavalieri distribuiscono il denaro tra i due vassoi, alternando i nell'uno e nell'altro. Qualcuno pretende, prima di versare la somma stabilita, che la musica esegua una marcia o una balla bolle di suo gradimento e, dopo averla ascoltata ritto e fiero, con una mano al fianco, tira lentamente dai taschini del gilet le banconote e le distribuisce, calmo e solenne, a destra e a manca. Quando tutti credono che abbia finito si tasta lentamente le tasche della giacca e poi, da quella interna, trae il portafogli e comincia di nuovo spandere i biglietti sull'uno e l'altro vassoio. Finalmente fruga e taschini della cinta dei calzoni e vi pesca le monete metalliche che fa piovere sonoramente sui tabaré o addirittura lancia ai ragazzi. La folla applaude e la banda commenta, a volte ironicamente, con una musichetta allegra. Il momento più solenne é quando arriva il Palio che, mentre tutti scoprono, viene salutato da una marcia religiosa, dallo scampanio festoso e dallo sparo dei mortaretti.

Il Paliante che lo segue immediatamente, dopo che i due cavalieri di onore che lo fiancheggiano hanno deposto la loro offerta, estrae con solenne lentezza il suo portafogli e comincia a distribuire equamente i suoi biglietti di banca, mentre tutti seguono le sue mosse contando mentalmente o anche a voce alta, la somma sempre crescente. Al termine tutti applaudono e la banda intona una marcia di cartello.

Ma il Pagante non ha ancora terminato. Cessata la musica con gesto di alta degnazione porge a colui che, durante tutta la cavalcata, a piedi, ha portato il Palio, un lauto regalo in denaro e poi accompagna il Palio sino alla chiesa.

 

La cavalcata - ma senza l'offerta del denaro era anche in uno anticamente per accogliere il vescovo quando veniva in visita pastorale e accompagnarlo nel paese più vicino quando vi si recava e specialmente per la "vinuta di missa" di un novello sacerdote.  Nei tempi pia antichi parenti e amici andavano a prelevare il

novello sacerdote da Agrigento, mentre gli altri gli muovevano in contro quando si avvicinava in paese o quando l’avvistavano.

 

Dopo l'allacciamento ferroviario, verso la fine del secolo scorso, la cavalcata lo prelevava dalla stazione e lo accompagnava sino al paese dove ai cavalcanti la famiglia del neo-sacerdote offriva dolci e liquori.

Il sacerdote novello cavalcava un'asina bianca ed era circondato dai suoi parenti più intimi. Forse l'ultimo sacerdote ad entrare in paese a cavallo fu lo scrivente, il 29 giugno 1947, ma la cavalcata cominciò dai Fossi.

Testo tratti dal libro "Cammarata Notizie dal territorio e la storia" pubblicato nel 1986 e scritto da una persona straordinaria che ci ha lasciati arricchiti di cultura a tutti noi. Grazie Monsignor Domenico De Gregorio.