Cammarata e San Giovanni Gemini

Una montagna di Eccellenze

scopri il cuore della Sicilia

Uniti nella fede


La devozione a Gesù Nazareno è radicata nel cuore e nella vita di ogni sangiovannese e cammaratese, coinvolgendo anche gli abitanti dei paesi vicini che spesso vengono in pellegrinaggio. Quasta devozione si esprime nell’invocazione di aiuto e nella richiesta di grazie particolari che trovano il loro momento culminante nel “viaggio a piedi scalzi” e nella gratitudine per grazia ricevuta con la commovente processione dei ceri votivi nel giorno della festa. 

Ambiente, e storia

Antiche trazzere e sentieri 

Esiste ancora un antico sentiero che porta da Santa Lucia per finire in Contrada Caddeddi, primo rifugio, interrotto solo dalla strada, per poi continuare fino in cima a Monte Cammarata; Un’antica mulattiera, parte dal secondo rifugio passando per Contrada Ledera salendo fino alla “nivera del baglio”, che veniva utilizzato negli anni 50/60 per trasportare il ghiaccio per granite in tutti i paesi della provincia; Una trazzera parte da Stretto di Vacca, dall'altezza dell'attuale piscina provinciale, si addentra nel bosco Sant'Onofrio, sede della chiesetta a lui intitolata, di fronte all'invisibile e omonima grotta e si arriva alla meravigliosa riserva del barone Coffari, dove si trovano i resti della villa dei Branciforti, descritta minuziosamente dallo storico Caruso XVII - XVIII sec.; qui si notano, nascosti dalla fitta vegetazione, grandi mura perimetrali e abbondanti frammenti di ceramiche, sparsi nel fondo circostante. Le fontane descritte dal Caruso, venivano alimentate dalle sorgenti di San Michele. La trazzera attraversa un bosco

formato in prevalenza da roverelle, querce e lecci, ed è ricco di fauna avicola e terrestre. Un percorso naturalistico parte dal bivio Romeo, poco dopo il secondo rifugio, scende fino a Portella della Venere, dove sono ancora visibili i resti di una chiesa bizantina omonima V-VII d.c., e risale verso Monte Venere alias Monte Gemini, attraversandolo in tutta la sua lunghezza, per arrivare a Portella dei Daini in contrada Gargiuffè, da cui si ammira, nelle giornate serene, il mare di Termini Imerese e parte della costa Trapanese; guardando verso Palermo lo sguardo incontra la mole di Rocca Busanbra meglio conosciuta come Bosco Ficuzza. Altro percorso parte da Serra Canale, attraversa il fianco nord-ovest della montagna, raggiunge la “zotta da vecchia”, un laghetto naturale nascosto da una folta vegetazione, che convoglia le acque sorgive del torrente Cacagliommaro. Piu’ in alto, un altro percorso analogo parte dal primo rifugio, uscendo nell'area attrezzata del Savochello, per raggiungere i tornanti in contrada Prussiano, ed ammirare la mitica fontana “luce di luna”, dal nome, sicuramente, risalente ad un antico culto pagano. Si dice, che la luna in certi periodi dell'anno, quando ha raggiunto una certa altezza, si specchia perfettamente nella fontana e nella storia
questi episodi, ricorrevano in particolari fasi di allineamenti astronomici, creando triangolazioni misteriose, con insediamenti situati nei pressi.

Siti archeologici
Numerosi sono i siti sparsi nel territorio Sangiovannese e Cammaratese, ai piedi dei
Monti Gemelli, Gemini Montes secondo la citazione di Plinio il Vecchio, che
testimoniano il passaggio di antichi popoli, dai Sicani ai Greci ai Romani ecc.
proviamo ad individuarne alcuni:


ZONA FILICI: necropoli romana
ALTA MONTAGNA: pochissimi resti di chiese bizantine Sant'Elia e Santa Venera
CONTRADA PRUSSIANO: resti sparsi di ceramiche risalenti a varie epoche
CONTRADA MANCUSO: tombe nelle rocce
CONTRADA GIARDINELLO: tombe nelle rocce e tracce di insediamenti rurali
CONTRADA MELACO: tombe nelle rocce
CONTRADA ROCCA BRUARO: grotte di San Matteo
CONTRADA PUZZILLO: oltre alle grotte dell’Acqua Fitusa sono state rinvenute tracce di  

insediamenti paleolitici, mentre sulla Montagnola sono stati  ritrovati resti di una cittadella.
VALLE DEL TUMARRANO: insediamenti al Casalicchio di epoca preistorica e romana.
CONTRADA BUFFA: tombe e resti di fontane di epoca romane
CONTRADA MONTAGNOLA DI PASQUALE: resti di antiche abitazioni di chiese romane bizantine
CONTRADA CASABEDDA: insediamento rurale di epoca ellenistico romana
CONTRADA LA FITUSA: resti di antichi casali e necropoli nelle rocce
CONTRADA MONTONI PERCIATA: tombe paleolitiche nelle rocce
CONTRADA SPARACIA: tombe del paleolitico
CONTRADA COZZO SUGHERO: tombe preistoriche e romane
CONTRADA SAN MICHELE: resti di insediamenti di probabile origine punica.
CONTRADA FOSSI: cavità naturali nella storia utilizzate come sepolcri.

La grotta del baglio
Per giungervi bisogna partire dal secondo rifugio, e percorrere l’antica mulattiera utilizzata per trasportare i blocchi di ghiaccio, provenienti dalla “nivera”, che riforniva di ghiaccio i paesi della provincia. Lungo la salita il paesaggio è mozzafiato, mostra le valli profonde che circondano “i Gemelli” dai paesi lontani, alle cime dell’Etna, alle Madonie, alle coste Trapanesi attraverso i contrafforti della montagna Cozzo tre Monaci, Chirumbo, Gallinica ecc. Il paesaggio è ricco di odori, origano, timo, valeriana, ed ricco di tracce di animali lepri, volpi e cinghiali che abitano le zone. Salendo per questo percorso ci si imbatte in una grande conca, un anfiteatro naturale che si apre sotto una rupe, è quel che resta della Nivera del Barone, di cui parla Leonardo Sciascia in una delle sue opere; al di sopra si trovano i resti di una costruzione rettangolare, di primo uso ignoto, ma nella storia recente utilizzata, come ricovero, da pastori. Verso sud ovest si notano spaccature nelle pareti rocciose. Attraversando un piccolo canyon si arriva alla “Grotta del baglio”, il cui ingresso è inaccessibile perché ostruito da un grosso macigno, che nasconde un altro cunicolo orientato ad est. Sia la leggenda che la storia parlano della Grotta del Baglio: il Tirrito, il Caruso, il
Cascini ed il Fazzello. Si narra che su monte Cammarata, a poche centinaia di metri dalla cima, c’è una grotta che si incunea dentro la montagna, e passando sotto il paese, arriva alla base del colle Tribico o Tribisco o Puzzillo, uscendo all’Acqua Fitusa, probabilmente collegandosi alle altre grotte di questo sito, dove sono state rinvenute tracce di insediamenti paleolitici, e resti di una cittadella nei pressi della collina. Ma fino ad oggi non risultano esplorazioni ufficiali. Dalle notizie raccolte si sa che la grotta ha un ingresso inclinato verso il basso, ed attraverso un cunicolo arriva aduna camera di forma quadrata, nelle cui pareti si trova inciso il segno degli antichi cristiani.

Le grotte dell'acqua fitusa


Le grotte dell’Acqua Fitusa sorgono nell’area compresa tra le contrade San Crispino, Puzzillo e Mangiapane. Queste contrade sono interessanti per le peculiarità geologiche e per l’aspetto archeologico, in esse si trovano le grotte, dove sono state rivenute numerose tracce di vita risalenti all’età della pietra. Nella grotta dell’Acqua Fitusa sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici risalenti al periodo neolitico e all’età del bronzo. Sono stati ritrovati utensili litici e ceramiche, di cui alcune dipinte a mano, e che si trovano esposte al museo archeologico di Agrigento. La grotta, in passato, è stata esplorata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, che date le difficoltà di accesso, ha consentito una esplorazione parziale, ma sufficiente per avere un quadro del sito.
L’ingresso della grotta, visibile dalla SS 189, è costituito da un androne profondo alcuni metri, dove è stato ritrovato gran parte del materiale, mentre nella parete più interna è presente una piccola apertura che immette nella grotta vera e propria. Oltrepassata la fenditura si trova l’androne largo circa 50 metri ed alto 20, dal quale si diramano diversi cunicoli, diversi dei quali percorribili, che immettono nella profondità della montagna.
La camera centrale presenta numerose formazioni di stalattiti e stalagmiti, che la rivestono di colorazioni dal bianco al rosa al nero.
La grotta, a forma di cupola, un tempo era popolata da una delle più grosse colonie di pipistrelli di tutta la Sicilia, che vi abitavano aggregati in grossi grappoli.
Le grotte sorgono in prossimità del Fiume Platani, che è presente nella storia con il nome di fiume Halycus, prendendo il nome dal greco e che vuol dire salato.
Questa caratteristica derivava dalla salinità di alcuni torrenti affluenti, ed in particolare dall’attraversamento di alcune aree, caratterizzate dalla serie geologica denominata “gessoso - solfifera”. Queste aree, nel ‘900, sono state sfruttate dalle miniere di sale e di zolfo (storiche quelle di Casteltermini).
Per qualche millennio, la storia ha visto il Fiume Platani navigabile, si dice, infatti che nel 250 a. C. vi si nascose la flotta Cartaginese, per contrastare l’avanzata della flotta Romana verso l’Africa.
Nella storia dell’antica Roma, si parla di un “ITINERARIUM ANTONINI
AUGUSTI”, che collegava la Sicilia Orientale con la Sicilia Occidentale, l’asse viario Palermo – Catania, si collegava all’asse viario Palermo - Agrigento, dalla valle del Tumarrano alla valle del Fiume Torto.
In questi luoghi fioriva il commercio, oltre che di prodotti agricoli anche di vasellame, come si desume dall’etimologia del nome Giarratana, attribuito ad una
contrada sita tra le due valli.
I territori, compresi tra questi fiumi, sono stati testimoni di antichi insediamenti, di
cui tracce esigue, sono presenti un po’ ovunque. In contrada Casabedda, gli scavi,
effettuati dalla Sovrintendenza di Agrigento, hanno portato alla luce un’area cimiteriale, e nei suoi pressi, sono stati scoperti i resti di un casale romano.
La villa, a valle della necropoli, presentava un pavimento a mosaico, tipico della
romanità classica, poi ricoperto a scopo protettivo. I lavori, per insufficienza di fondi, non hanno avuto seguito, ed il materiale ritrovato, monete, vasellame e corredo funerario è stato trasferito, per la catalogazione e l’esposizione, a Palermo e Agrigento.
L’esistenza di casali rurali in questi luoghi, è testimoniato da documenti (diplomi) in greco, tradotti in latino nel 1175, nei quali si parla di controversie di confine, in
atto tra il casale di Kharsa, ora feudo Garcia, e il casale del Tumarrano, e che documentano le testimonianze che gli abitanti dei luoghi sono stati chiamati a dare.


Le sorgenti dell'acqua fitusa
sorgenti dell’Acqua Fitusa sono due, e scaturiscono dal costone roccioso, in contrada San Crispino, a nord della Montagnola. Le acque sono caratterizzate dal forte odore tipico delle acque sulfuree, che ha dato il nome ai luoghi circostanti.
L’area in oggetto è di rilevante interesse storico, in quanto l’edificio termale, attualmente in rovina, nel secolo scorso è stato un rinomato centro per le cure
termali.
In una relazione del 1887 del Dott. Biancorosso, si descrivevano i luoghi e le tradizioni popolari legate alle due sorgenti, si descriveva il complesso termale sorto per volontà del sacerdote Don Bartolo Longo di cammarata, che a quell’epoca era proprietario di quelle terre, si descrivevano le qualità terapeutiche delle acque, definite solfo-alcaline-judurate e le patologie per le quali acque erano indicate.
L’azione terapeutica si esercitava su diverse affezioni patologiche quali dermatosi,
reumatismi, affezioni scrofolose e rachitiche ed affezioni ginecologiche.
I bagni e le docce venivano fatti con acqua tiepida, infatti le terme erano dotate di impianti di riscaldamento, secondo del tipo di affezione si variava la temperatura dell’acqua, perchè il potere assorbente della pelle aumenta con l’aumento della temperatura. Nel 1930 le terme furono chiuse.
L’analisi di un campione d’ acqua della sorgente San Crispino, effettuata presso l’Istituto di Farmacologia Medica dell’Università degli Studi dell’Aquila nel 1989, dimosta che è un’ acqua: minerale-sulfurea-solfato-alcalina, che risponde ad una azione locale, relativa a malattie della pelle, dell’apparato respiratorio otorinolaringoiatrico, dell’apparato digerente e malattie ginecologiche, e ad una azione generale relativa alle malattie del ricambio, osteoarticolari e dell’apparato cardiovascolare.

La necropoli di “Rocca Cavallo”
è un sito, molto esteso, a monte del corso del torrente Mancuso, tra le contrade Risalto, Ganzeria, Gallinica e Pizzo Mariano, tra l’ex feudo Giardinello e l’ex feudo Ganzeria, vicino Casteltermini, dove si erge un costone roccioso, che per la sua forma è chiamato Rocca Cavallo.
Queste zone, in virtù della posizione elevata, della fertilità dei terreni e della presenza di sorgenti portatrici di acque abbondanti, sono ricche di testimonianze di vite precedenti. Lo dimostra la grande quantità di ceramica che affiora dai campi, di probabile origine bizantina. I ritrovamenti nel corso di scavi occasionali, più o meno profondi, per la costruzione di fattorie oggi presenti, o nel corso della lavorazione dei campi, hanno portato alla luce oggetti di vario genere, testimonianze di storia passata, ormai perduti. Di questi luoghi gli storici, il Tirrito e il Di Giovanni, hanno tanto discusso senza raggingere conclusioni certe. Il Di Giovanni in “Notizie storiche su Casteltermini” sostiene che in questi luoghi sorgesse ALESA COMITE, il cui nome deriverebbe dalgreco ALS-OS, sale, e KOME, villaggio, per la forte presenza di salgemma, in contrada Salina, sulle sponde dell’ Halycus (SALATO).
Ciò porterebbe ad accostare (con un pò di fantasia !?!) questi elementi alla “Statio Comitiana”, stazione di sosta e cambio cavalli, lungo la strada pubblica che collegava Agrigento a Palermo, identificabile con l’attuale Comitini (?). Le pareti delle Rocce dette “Cavallo” sono disseminate di tombe scavate nella pietra, singole e bisome, vi si trovano i resti di una fontana di probabile epoca romana, ed una scalinata scavata nella roccia, dalle parti di Pizzo Mariano si intravedono resti di antichi casali, ed in prossimità di Casteltermi, in contrada Gallinica, ai tempi greci Kallininike (vittoria) si pensa che vi si fosse insediato un villaggio arabo. Nonostante le incertezze storiche, un dato è certo: i nostri luoghi sono stati teatro del passaggio dei Sicani, dei Greci, dei Romani, degli Arabi e dei Bizantini.
La conseguenza storica è che la nostra civiltà è figlia di questa storia, a volte confusa, ma ricca di tutti gli aspetti culturali che le genti che ci hannopreceduto, ci hanno lasciato.

Le eccellenze

culinarie

Siamo rinomati per il grande patrimonio culinario,

si và dalla carne ai formaggi,all'olio e al vino di altissima qualità.

- Scopri i formaggi -

Monte Cammarata

Ormai inglobato nel PARCO DEI MONTI SICANI il monte Cammarata e il monte Gemini, offrono svariate possibilità di attività fisica e ricreativa come  trekking, Mountain biking, gite in cavallo,quad bikes etc etc, inoltre  ci sono diverse associazioni specializzate che possono darvi delle idee..

Continua nelle sezioni...

INFO: contatto@cammaratasangiovannigemini.com 92022 Cammarata, Agrigento,Italia

Questo sito è protetto da Copyright ©   Deposito DEP636765990002465552 tutti i diritti sono riservati