Madonna del Carmelo

I Carmelitani si diffusero in Sicilia nei secoli XII e XIII e pare che siano stati in Cammarata nella chiesa di S. Elia, sulla montagna, e poi siano passati in paese intorno al 1470, dove ebbero come sede la chiesa di S. Biagio e il convento annesso; i Carmelitani vi dovettero dimorare, probabilmente, dalla metà del Quattrocento sino ai primi decenni del Cinquecento perché nella visita pastorale del 1540 non si parla di essi, a proposito della chiesa di S. Biagio.

Secondo lo storico P. Carmelo Nicotra, i Carmelitani sarebbero rimasti in Cammarata fino al 1533 quando, la contessa Margherita Abatellis, per assicurare l’assistenza religiosa ai pochi abitanti di S. Giovanni Gemini, ancora sul nascere, pregò i Carmelitani di Cammarata di trasferirsi a San Giovanni ricevendo dai confrati del luogo la loro chiesa omonima e impegnandosi di costruirvi un attiguo convento.

Nel 1577 il priore dei Carmelitani p. Leonardo Vigna, con atto presso notar Silvio Minardo del 24 Agosto, aveva comprato alcune case per allargare il convento e, come si ricorda in altra notizia, “le quali case detto priore ne fece claustro del convento”.

Quindi, fino a quell’anno, nel convento mancava il chiostro, ma doveva esserci accanto un giardino, le cui tracce sussistevano sino a qualche anno addietro, cinto da mura perché più volte nei documenti si ricordano il “baglio”, il “giardino”, “li claustri” e le “mura” del giardino del Carmine.

Il convento prosperò per tutto il secolo XVII con un congruo numero di religiosi.

Verso il 1760 avvenne una grossa frana che allargò i danni causati dai movimenti franosi precedenti e fece diroccare le fabbriche del lato settentrionale del convento minacciando e danneggiando gravemente anche la chiesa.

I Carmelitani non riuscirono a restaurare il convento e, date le ristrettezze economiche di quegli anni, non potendo più vivere in quel posto né far fronte alle ingenti spese necessarie per rafforzare le fabbriche, abbandonarono il paese.

I movimenti franosi però continuarono e la frana che danneggiò il convento, “iniziatasi quasi al limitare del muro nord, arrecò danni anche alla chiesa; si verificò un abbassamento del muro nord con forte risentimento del soffitto. Fu ritenuta in pericolo la sua stabilità e per conseguenza la chiesa venne chiusa al culto.

Essa venne sgomberata di tutto: la statua della Madonna fu portata alla chiesa madre (…). LA pittura che si trova nel centro dell’altare raffigurante la Madonna del Carmelo ricorda tale avvenimento. Anche i quadri con gli arredi sacri vennero portati alla matrice, in sicura custodia”.

Verso il 1880 il sacerdote Domenico Guanà si impegnò generosamente nella ricostruzione della chiesa.

La chiesa del Carmine oggi si presenta come un edificio interessante dal punto di vista storico, per ciò che si è detto, anche se nulla conserva delle strutture originali, e da quello artistico per le opere di pittura e di scultura che racchiude.

Nell’abside su di un monumentale altare marmoreo troneggia una statua lignea della Madonna, una scultura artistica del secolo XVII; la Vergine sul braccio sinistro sorregge il Bambino e con la mano destra porge ai fedeli l’abitino del Carmine, in un atteggiamento di materna benevolenza. Secondo la visita del vicario generale Gerlando Brunone, del 1758, nella chiesa si trovano gli altari della Madonna del Carmine e poi, in cornu Evangelii di S. Gaetano, di S. Elena e Costantino, del Purgatorio e in quello della Epistola, di S. Antonio da Padova, del Crocifisso, di S. Liborio. Attualmente negli altari laterali si onorano il Crocifisso, S. Rita, S. Filomena, S. Giuseppe e S. Elia; la bellissima statua marmorea di quest’ultimo santo proviene dall’omonima chiesa che sorgeva sulla montagna dove lo si onorava con festa e fiera il 20 luglio.

Nella chiesa del Carmine si conserva un quadro della Madonna chiamato dello Staglio in cui si rappresenta la Vergine Santa, seduta, che tiene sul braccio sinistro il Bambino, mentre a suoi piedi un vescovo, in piviale, le offre un anello.

Interessante anche un altro quadro della Sacra Famiglia attribuito a Pietro d’Asaro o alla sua scuola.

Nel 1955 don Andrea ottenne dal Fondo per il culto £. 1.300.000 per completare i restauri, cercò anche di allargare il campanile, ma non vi riuscì come desiderava. Acquistò però nel 1954 una nuova campana fusa dalla ditta Virgadamo di Burgio.

Completati i restauri del 1948 la chiesa venne decorata e impreziosita dalle pitture del concittadino prof. Giovanni Philippone che, nel catino dell’abside raffigurò tre angeli: uno regge lo stemma del Carmelo e gli altri due suonano strumenti musicali. Nella parte centrale della volta, decorata sobriamente, furono collocate tre tele dello stesso pittore: nella prima è rappresentato il profeta Elia che prega a braccia alzate, mentre all'orizzonte si profila una nuvola bianca, simbolo della Vergine; nella seconda la Madonna che consegna l’abito a S. Simone Stock; nella terza l’estasi di S. Teresa d’Avila. 

Queste opere del Philippone rendono la chiesa del Carmine un piccolo scrigno di tesori artistici degno di essere visitato, ma soprattutto aiutano l’anima dei fedeli a rivivere lo spirito carmelitano, a sollevarsi a Dio e ad onorare la Madonna.

Fonte: ricerca internet su "Istituto d'istruzione superiore Madre Teresa di Calcutta"

La Madonna del Carmelo a San Giovanni Gemini
L’immagine che una comunità ha di sé scaturisce da un lungo processo di sedimentazione di fede, arte e tradizioni popolari; spesso questi fattori sono così integrati tra loro che non si possono scindere, fino al punto che l’uno completa l’altro.
San Giovanni Gemini e la devozione alla Madonna del Carmelo che da cinquecento anni influenza il divenire storico, ne è solo un esempio. Questa devozione inizia con la nascita del paese quando per volere della contessa Margherita Abatellis i padri carmelitani dalla chiesa di San Biagio in Cammarata si trasferirono in San Giovanni Gemini dove furono ospitati dai confrati della Confraternita di San Giovanni Battista, i quali cedettero la loro chiesa e si costruirono un oratorio annesso, l’attuale San Giuvannuzzu.
Nel convento fiorirono frati di santa vita tra cui fra Paolo da Cammarata, fra Filippo da Cammarata, p. Santo da Sutera e per l’operato di questi la fabbrica si arricchì di un chiostro con ventiquattro colonne di pietra bianca e di un giardino oggi di proprietà degli Alessi.
Da allora la storia della Madonna del Carmelo si lega così, di pari passo, alle alterne vicende della comunità sangiovannese. Storia di una devozione e di un popolo che s’intrecciano e diventano complementari, ma storia anche di una città che si è costruita con i segni della fede attorno alla chiesa del Carmelo, che ha voluto materializzare nell’architettura, nell’arte, nei riti, nei simboli il legame con Maria.
Una devozione che sfida i tempi e rimane ancora oggi ricca di valori umani e cristiani senza avere subito l’usura del tempo.


La festa
La festa della Madonna del Carmelo fino a qualche anno addietro si teneva la seconda domenica di Settembre. Oggi si celebra a Luglio tra la domenica e il 16 del mese giorno della Madonna. Ma anticamente, preceduta dai sette mercoledì, la si solennizzava la domenica di Pentecoste come risulta da questo documento. Il 31 Marzo 1677 il vescovo di Agrigento mons. Francesco Rini concesse il permesso di esporre il Santissimo per la festa della Madonna del Carmine: «Li devoti della gloriosa signora del Carmine mi han fatto istanza che, dovendosi solennizzare la sua festa nel giorno della Pascha di Pentecoste, nella propria chiesa, innanti la quale precedono sette mercoledì, in mezzo di una Pascha e l’altra, per aumento della pubblica devozione, vogliono come per il passato esporre il Divinissimo Sacramento così nelli detti giorni setti di mercoledì, come in detto giorno della festività».
Veniva celebrata dagli eredi di Pietro Alessi, ritenuto antenato dell’attuale famiglia dei baroni Alessi avendo essi avuto in concessione la cappella della Madonna con tale obbligo. Notizia confermata dal lascito di rendite di Nicolina Alessi per la celebrazione di messe “innante l’altare della gloriosa Vergine Maria del Carmine, esistente nella cappella della chiesa del Carmine, chiamata la cappella delli Alessi, dove vi è l’immagine di detta gloriosa Vergine di relevo”.
Da sempre la festa è stata sostenuta con le libere offerte dei fedeli, sia in natura, sia, soprattutto negli ultimi anni, in denaro. Nel nostro secolo, nonostante sia stato attraversato da forti travagli ideologici, che non poco hanno influenzato la vita del sangiovannese, il culto a Maria è stato consolidato.
La festa, che è espressione del ringraziamento e della lode alla “Bedda Matri”, riveste una particolare importanza nell’ambito delle feste religiose dell’anno liturgico. Sin dai primi giorni del mese di luglio il comitato festeggiamenti, l’Associazione Culturale “M.SS. del Carmelo”, in collaborazione con il parroco, intensificano i preparativi.
La festa è preceduta da una solenne Novena che porta ai piedi di Maria l’intera popolazione: puntualmente ogni sera resta inalterata la recita del rosario, il canto delle tradizionali allegrezze e la celebrazione Eucaristica. Suggestiva e commovente, alla vigilia, la discesa della Madonna dall’altare: mani esperte permettono lentamente al simulacro di scendere tra la sua gente.
Nella notte il pellegrinaggio intercittadino aux–flambeaux raccoglie i fedeli delle parrocchie di San Giovanni Gemini e Cammarata per concludersi al Carmine con una veglia.
Il 16 Luglio concelebrazione Eucaristica sul sagrato e processione del simulacro sopra un
artistico fercolo in legno di noce massiccio realizzato dal maestro Carmelo Lupo, vanto dell’artigianato locale. Peculiarità della festa è la cavalcata folkloristica che si svolge la domenica più vicina al 16 Luglio.
Una lunga sfilata di cavalli, muli ed asini bardati con sonagliere e gualdrappe ricamate in oro e seta. Essa ha certamente origini lontane e si lega alla nostra cultura agricola e contadina, quando il signore del luogo offriva il frumento dell’anno alla Madonna portandolo su ricche cavalcature.
Oggi la cavalcata, pur costituendo un’attrattiva per gli studiosi del folklore e delle tradizionisiciliane, ha perso la sua funzione originaria di espressione della riconoscenza alla Madonna, tranne che per la figura del “Paliante”, colui che conduce il “Palio” e, al centro della piazza principale tra l’esultanza del popolo e la musica delle bande, depone una generosa offerta.
La devozione alla Madonna del Carmelo non è folklore o tradizione senza significato, ma un vero tesoro di fede e spiritualità cristiana, che si nutre della Parola di Dio e della liturgia, che ci è stato trasmesso e tutti abbiamo il dovere di custodire, arricchire, approfondire e trasmettere se è vero, come è vero, quello che ci insegna un verso popolare siciliano: «Senza Maria sarvari nun si po’ !».
Il Simulacro di M. SS. del Carmelo Su di un artistico altare in marmo si venera il simulacro di Maria SS. del Carmelo. Di autore ignoto della prima metà del XVI secolo, in legno di noce policromo, risponde alla iconografia tipica dell’ordine carmelitano e rappresenta la Madonna che con la sinistra mostra il Bambino su cui reclina leggermente il capo senza però volgergli lo sguardo e con la destra porge lo scapolare.
La Vergine, vestita con una tunica dalla vita alta legata da una cintura secondo la moda rinascimentale è quasi interamente ricoperta da un pesante manto.
Questo, con il panneggio elegante e sinuoso lascia appena intuire la posizione del corpo. Gran parte del rivestimento policromo è sopravvissuto a restauri poco felici. Sia la veste che il piviale sono arricchiti da dorature ad imitazione di ricami dai motivi fitomorfi e geometrici.
Una ricca fascia chiude i bordi del manto. Il ginocchio della Madonna, liso da innumerevoli mani, manifesta la devozione popolare di cui è oggetto l’immagine.
Un’iconografia ricorrente, quindi, nella produzione scultorea di soggetto mariano che si ripete da secoli e con poche varianti.
La ricchezza dei particolari, le ondulanti pieghe del manto e della veste sono certo riconducibili all’arte scultorea del primo cinquecento fortemente influenzata dal gusto e dalla cultura spagnola, che arricchiva i simulacri di pregevoli vesti ricamate in oro, argento e seta.
Un recente restauro ha riportato l’opera al suo primitivo splendore dopo ben tre secoli di
arbitrarie sovrapposizioni. I devozionali addobbi che permanentemente ricoprivano il simulacro sono stati tolti, consentendo una immediata lettura dei particolari.
Testo: Vincenzo Scrudato

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Chiesa madonna del carmelo san giovanni

INFO: contatto@cammaratasangiovannigemini.com 92022 Cammarata, Agrigento,Italia

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